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[Volume secondo. Parte prima. Parte prima.]
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giana, o poiche siffatto argomento e diinolto inleresse per gli sludii archeologicistorico-stasistici e qui cade in acconcioil diseorrerne, cosi non torni grave chelo si faccia. Due erano all’ ovest codestestrade principali, 1’una diretta a CareaPolenlio , oggi Chieri , 1’ altra verso Indu-stria, cittä posta nella valle al disottodell’odierno MonteudaPo. La prima muo-vendo dal sito che oggidi ha il nomedella porta di S. Antonio piegava a sini-stra verso la chiesa de'gli Apostoli, e fattoun angolo retto a Revignano volgeva adestra onde passare sul dorso d’una col-linetta prossima alla cascina della calte-drale, detta il Cappello , e dlrigevasi perBaldichieri alla Gambetta e Bellotto, vil-laggio di cni tuttora si veggono le ruinea sinistra di 'Villafranca, quindi inclinän-do alcun poco verso il nord tra Solbritoe S. Paolo metteva n Duodecimum ch’e l’o-dierno Dusino, denominazione cui trassedaDuodecimo lapide, ch’e la distanza dall’uncanto da Asti e da Chieri dall’altro, pres-socche uguale. Finalmente la stessa altra-versava la pianura di Buttigliera e Riva,passava per Chieri e riusciva a Torino .L’altra dipartivasi dal sito dell’odierna al-lea, introducevasi nella valle di Rilate,che nomavasi di Giovenale , piegava a Ter-zo, ch’e il tertius lapis, progrediva a set-timo, cioe ad septimum lapidem , e viapel vallone ch’oggidi conduce a Monte-chiaro, Coconato e Monteu da Po andavasino ad Industria. Inoltre eravene una chevaleva a comunicazione tra Yercelli edAsti passando per Pontestura e Moncal-vo, ed un’altra ancora che attraversandoIncisa (Intercisa) Vinchio (Yigesimus la-pis) e val di Tinella, dirigevasi a Trezzo (tertius lapis) e di lä ad Alba. CodestadalDurandi credesi una diramazione della viaEmilia. Per ultimo fra le strade romaneche intersecavano il territorio astese con-tasi la famosa Giulia Augusta, che fu ri-parata da Adriano, e scendeva dalle Alpialla Chiusa, passando per Morozzo, Be-ne, Pollenza, Asti , Val-terza, Quarto, An-none, Quatordio (tertius, quartus, nonusequatuordecimus lapis) eposcia per Valenzanell’ltalia centrale. Codeste le vie. Riguar-do alla popolazione non saprebbesi dav-vero determinare a quanto ascendesse neitempi antichi. V’ha perö chi asserisce che,a giudicarne dai fanti, dai cavalli e daicarri di guerra che la cittä co’ suoi bor-ghi mandava al campo, appare eheilcen-so degli abitanti, se non superava non

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era di certo inferiore ai cenlo mila (4).Anche dal mille al mille e trecento, epo-ca nella quäle la cittä fioriva grandemenleper mercatura, e certo che la popolazioneavanzava di molto quella d’oggidi.

Dopo i Liguri, gli Etruschi, i Galli , iRomani, varii furono i reggimenti dellacittä. Onorio incatzato da Alarico si ri-tirö in Asti come a stanza sieura. Alarico vi poSe l’assedio, ma rotto in riva al Bor-bore, rintanavasi lä donde era uscito.Non e improbabile perö che la devastassel'anno appresso, quando venne di nuovoall’oecupazione ed al säccheggio di Roma .Nelle successive invasioni de’Barbari set-tentrionali e segnatamente de’ Longobardi,Asti partecipö alle guerre , alle desola-zioni ed allo schianto del rimanente d’I-talia, e Cuniberto ed Ansprando ' furonosuoi duchi. Ca'rlo Magno, vinti i Löngo-bardi, ordinö in vario modo il governodelle cittä che caddero in suo potere. 'AdAsti, creata capo di Marca e consideratacome cittä di conline, toccö il suo conie,e sembra che Irico fosse il primo. Nellevicende imperiuli e nelle sorli varie d’I-talia, Asti anch’essa ebbe le sue. Sotto Be-rengario parificossi alle cittä dell’ internoe fu dichiarata libera, cioe ördinatricedelle sue leggi, creatrice de’suoi magi-strati, riscolitrice de’suoi tributi. Cometrionfarono gli Ottoni , il chiericato entrönel civil reggimento ed i vescovi per granparte si ebbero il governo citiadino. Ro-sone, vescovo d’Asli, fu nominato conte evicario imperiale, e Nazario, altro vescovodel 4 1 45, per intimorire gli abitanti insofife-renti del giogoepiscopale permise che lisuoipartigiani appiccassero l’incendio alla cittä,ed un secondo incendio provö sotto Fe-derico Barbarossa quando gli Astigiani sicollegarono con que’ di Chieri ed i Tori-nesi onde resistere alle dispotiche deci-sioni dell’imperatore. Asti del -1A68 con-corse validamente dell’opera sua all’ere-zione di Alessandria a conferma della le-ga e ad onore del papa di questo nome,e gli Astigiani come i piü caldi che fu-rono nell’impresa, mandarono parecchiecentinuja de’ propri concittadini a pöpo-larnela, Sarebbe curiosa a descriversi lamaniera dj governo tenuto dalla cittä eprima e dopo la pace di Costanza. Suldeclinare del secolo XII in luogo dei con-soli eleggeva un podestä da prendersi inalcuna delle cittä alleale; durava un anno

(I) Grandi. — Sommariodella sloria generale dellacittä. Asti , 1851, p. 210.