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rino a spese dei congiunti, e gli espostisono ricevuti nello spedale. 11 numero diquesti Ultimi e di uno all’anno.
Sotto il rispetto religioso il principatoe compreso nella giurisdizione del ve-scovo di Nizza , il quak;, per patti conve-nuti coli’ ultimo principe, e tenuto farsirappresenfare in Monaco da un vicariogenerale. Il manteniinento del clero (ch’ esalariato dallo Stato) non costa all’era-rio piü di 4800 franehi annui, inclusovil’onorario del vicario generale. Conventi non esistono di nessuna sorta.
Monaco, Capitale di tutto lo Stato, e lasola citta che oggidi lo formi realmente,essendosene distaccate Mentone e Rocca-bruna: sta sopra una rupe, che prendela figura di penisola con lunga punta inmezzo alle 1 acque, sopra le quali si elevaa picco per un’altezza di oltre 500 piedi.La rupe su cui giace Monaco ha in lun-ghezza circa 800 metri e 150 in larghez-za. Giace tra i gradi 45 e 44 di lalitu-dine boreale, alla distanza di 40’ e 25”dal primo dei detti paralleli, mentre lasua longitudinc orientale dal meridianodi Parigi e di gradi 5 e 20”. Da Mo-naco a Nizza si contano 6 miglia, epoco piü da Monaco a Ventimiglia . Iin-maginatevi, dice uno scrittorc, una rupepresso che ignuda, se non dove l’am-mantano verso il mare gli spinosi lichid’India , la quäle s’avanzi e protendasi insull’onda. In cima a questa rupe metteteun fascio di case cirßondate da fortifica-zioni e popolate da un migliajo circa diabitatori. Aggiungete una piazza con lar-ghissimi prospetti sul mare e decoratadi palle da cannone e di bombe a pira-midi con unpalazzo di qua lebe apparenza,cd avrete l'idea della capitale del piü pic-colo di tutii gli Stali. Monaco e citta pocopopolata, giacche non contiene, come ve-demmo, che 1200 abitanti, non compresii 500 uoinini di guarnigione piemontese.Il grandioso palazzo del principe e ar-chitettura del buon secolo: vi dipinseOrazio dei Ferrari; nella sua parte po-steriore e munito di saldissime fortifica-zioni che molto giovarono nei tempi pas-sati alla sua difesa (1).
Il porto ha una larghezza di duecentotese ed offre un sicuro riparo dai ventidi libeccio, di ponente e di tramontana.11 maestrale talvolta vi discende con im-
(1) V’ ha un proverhio vulgare che dice : a SonMonaco sopra uno scoglio; non seuiino, non racco-glio e pure mangiar roglio ».
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peto ; recano pure traversia gli scirocchied il levante, i quali dando in pieno sul-l’entrata rendono assai malagevole il dis-barco in tempo di grosso mare. Allabocca del porto ed in mezzo di esso ilfondo e fangoso; nei lati e ingombro discogli e coperto di alga. La sua profon-dita va decrescendo dall’entrata che ha45 tese d’aequa, fin presso la spiaggiaove sono cinque o sei. Non esistendo aitempi di Strabono verun porto artificialeda Monaco alla Spezia , non indicö quelloscritlore in tutta la spiaggia ligure chequeslo, designandolo bensi come non ca-pace che di poche e piccole navi.
Di questo porto ha cantato Lucano;
Quaque sub Herculeo sacratus Numine portus
Lrget rupe cava Pelagus, non Corus in iüum
Jus habet aut zephirus ; solus sua litora turbat
Circius, et tuta prohibet statione Monoeci.
Possiede Monaco due ospedali, uno ci-vile, l’altro militare, come pure una pub-blica scuola elementare e due privati isti-tuti d’istruzione o collegi.
Se Nizza puö dirsi abbia qualclie sen-tore del Tamigi , Monaco si risente anzibene che no della Senna, essendo usatala Corte di condursi in Parigi .
L’ origine di Monaco si rilrae sino al-l’eti di transizione tra la favola e la sto-ria, avendo essa avuto per fondatore uneroe mezzo favoloso e mezzo istorico. As-sai prima che Belloveso, de’Romani, e diAnnibale , v’ebbe un conquistatore, o egi-zio. o greco, o barbaro ei fosse, il quäleandando nelle Spagne, ovvero tornando-ne, valicö con un esercito le alpi ita-liane. La favola s’ impadroni di questoeroe e lo deificö col nome di Ercole. Non-dimeno i piü autorevoli si poeli che sto-rici mettono il suo vittorioso camminoperle alpi marittime. Essi raccontano checombattesse contro i Liguri alpini, sim-holeggiati, nella favola, da Albione e Ber-gione figliiioli di Neltuno. Ed aggiungonoche mancandogli i dardi fosse ajutato daGiove con una grandine di sassi, che op-presse i nemici: fatiche e vittorie vatici-nategli da Prometeo nei versi d’Eschilo .Ercole, divenuto fra gli Italiani simile aun dio, consacro alla sua perenne memo-ria la rocca e il porto di Monaco .
Donde Monoico o Monoeco, cioe soli-tario, si chiamasse 1’Ercole qui adoratonon e hen chiaro. Soslengono alcuniche prendesse tal nome, perche caecia-tane ogni persona, gli piacque ahitarvisoletto, dio jnisantropo. Altri, perche nei