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L’ abitalo enlro mura e diviso da unaconlrada principale; ma assali piii popo-lati sono i tre contigui sobborghi.
II territorio e bagnato dal torrenteVersa.
11 suolo, oltre il grano, produce ce-r.cali diversi e molti vini squisiti; vi ab-bonda il legname; vi crescono olivi,quercie, pioppi, ciliegi, pomi, peri, fichied altro: nei boschi si raccolgono moltilartufi bianchi.
Vi abbonda pure il salnitro.
Evvi una congregazione di caritä eseuole pubbliche.
Vi si veggono ancora gli avanzi delletorri che munivano l’antico castello ch’eraricinto da fossati e muraglie.
Il conte Gerardo di Gerardi, signoredel castello di Meirano e consignore diquello di Pio-Sanzana, ch’era una delleparrocchie di questo paese, prima di par-tire per Terra Santa ncl 1074 lascio moltide’suoi beni, compreso il castello, agliabitanti di questa terra, raccomandandoloro di erigersi in comunitä, di riunirsiin sul monte e di non accogliervi stra-nieri. Fecero gli uomini della terra comeveniva dal generoso signore raccoman-dato, e pagata buona sonnna di danarootlenncro nel 1200 dal comune di Aslila perinissione di fare comune da se.Montechiaro consegui dappoi il feudod’Ormetto e Valquinto, nonche il castellodi Maresco; ned era passato il secolo XIIIche dal capitolo Astese vi compcrava ilmero e miste imperio ed ogni altro di-ritto. Comincio a governarsi alloi'a cometutti gli altri comuni liberi e strinse al-leanze con essi. Fu Montechiaro nel 1562rimesso da Galeazzo Visconti al marcliesedi Monferrato, ma poco dopo concesso indote a sua figliuola Valentina. Fino altempo dell' occupazione francese questocomune serbö le sue giurisdizioni e isuoi privilegi.
MONTECHIARO D’ACQÜI. Com. nelmandamento di Spigno , da cui disla dueore. (Provincia d’Acqui).
Popolazione 766.
Sta sopra arida collina, a libeccio daAcqui, fra la Bormida e l’Erro. Al sudha il torrente Torba inlluente della Bor-mida che irriga le sue terre.
Gli appartengono sei frazioni.
La superficie del territorio e di 5000giornate, 2000 delle quali sono a campi,vignee prati e 1500 a sehe e castagnefi;il restante e occupato da rocce, gerbidie correnti d’aequa.
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Prcsso il monte dove s(a la parrocchiase ne aderge un altro dello il Briccodelle Forche, perche ivi venivano ese-guite le pene oapitali.
I prodotti dd suolo consistono in ce-reali, uve, frutta e molto legname; v’ab-bondano le lumache ed il selvaggiuine.
V’hanno cave di pietra da calce.
Nella chiesa della Pieve della Visita-zione serhasi un gran vaso di pietra incui battezzavasi per immersione.
La piii parte del comune trovasi nellavalle della Bormida.
Questo luogo sul cominciare del se-colo XIII fu donato al comune d’ Ales-sandria da un Delfino, marcliese del Bo-sco. Nel 1284 era indipendente. Ncl 1441,venne occupato da Francesco Sforza etredici anni dopo dato da lui a GiovanniBarfolommeo Del Carretto, signore di Bos-solasco. Questi nel 1461 lo vendette agliScarampi, signori del Cairo. Passö quindiai marchesi di Canelli e posteriormenteagli Scarampi-Crivelli ed ai Cavoretti diBelvedere.
MONTECRESTESE. Com. nel mand.di Doinodossola, da cui dista due ore.(Provincia d’Ossola).
Popolazione 1537.
Sta sulla cresta o vertice d’un monte,a levante della grande strada del Sem-pione.
II suo territorio estendesi per la valled’ Isorno e lungo la sinistra della Tocosino a Veglio, frazione dipendente daesso.
Lo compongono 25 frazioni, che sinoal 1818 accoglievansi in quattro corpichiamati le quattro squadre di Rolcdo, diNiveldo, di Altoggio e di Lomese. Le trofrazioni di Pontetto, Altoggio e Roledosi combinano a guisa di triangolo perraccliiuderne entro i lati le altre frazionie siccome sono discoste piü d’ un’ oral’una dall’altra, cosi formano un circuitodi piü di tre ore di cammino per tutto ilpaese.
Il comune e ricco di minerali e diquarzo latteo amorfo bianchissimo; cheviene adoperato nella vetraja di Crevola.Ha vaste selve ed estese praterie. E assaiconsiderevole il prodotto delle uve.
Nella frazione di Veglio o Aveglio sorgeancora la vecchia torre che gia servi ditelegrafo, fatta costrurre da Lodovico ilMoro per corrispondere con quella diRencio, presso Crodo e al passo con quel-la del castello di Matarella.
Le quattro squadre ond’era dhisa que-