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La sua (igura conica apparisce piü da lon-tano che da vieino, anzi in lontananzaha vista piu imponente e maestosa. Trale diverse strade che si possono praticare,sia dalla valle di Vraita ehe da quelladi Po, la via mono diflicile per approssi*innrc il nionte e quella d’Oncino postanella valle di Po; l’ultima quindicina diluglio e l’epoca in cui e da preferirsi ilviaggio alle sue falde, non essendo primaintieraniente sciolte le nevi.
Dopo (tue ore di camrnino da Oncinogiungesi al gruppo deU’Alpetto, dove ve-ciesi una cascata suddivisa in aleune ca-scatelle dell’altezza totale di metri 70; ilpiano dove si presenta la cascata e in*gomhro di grossi maeigni ivi cadnti dal-l’alto. A deslra e poco lunge apresi unaspaziosa cavcrna ( balma ), ricovero di pa-stori e di mandre. Un’ ora e mezzo piuinnanzi si giunge alTalpc o capanna del-l’Alpetto, ch’e il sito piü alto delle cimeahitabili del Saluzzese, avendo un’eleva-zione di metri 2265. Fino a questo puntopuossi far uso di muH nella salita.
In vicinanza all’Alpelto scorre un fiu-niicello di questo nonie che nasce da seicopiose sorgenti nel piano delle Mule eversasi nella Lenla poco al disotlo del-Pahitato di Oncino.
Partendo dalla capanna suddetla, dopo(lue ore e mezzo di salita fatieosa toc-casi un gran piano posto affatto al di-sotto del Monviso, largo circa 1500 me-tri, lungo 2500. Ha esso quattro laghi,cioe quello della Pellegrina, (lue piccoliintcrmedj ed il quarto denominato il lagoGrande di Viso. Quest’ultinio anche nellepiu calde estati e ghiacciato, ad eccezionedelle acque vicine alle sue sponde versoil sud e Fest, che per una larghezza di 7ad 8 metri sono frannniste alla neve. Ilpiano elevasi metri 2638. La base delmonte, quasi bagnata dalle acque del lagoe unita e si confonde colla catcua dellealpi per un’altezza di metri 500. Dal mar-gine del lago si ha il Monviso in fronte.;ed ceeo come lo descrive il cav. GiovanniLandi (Statistica della provincia di Sa-luzzo ), che ei serve necessariamente diguida nella compilazione di quesle no-tizie. Molte sono le novelle spacciate davarj autori sul Monviso, ma poche meri-tano fede , perche niuno salse fino allasublime vetta, pericolosissima per le con-tinue frane di monfi che ruinano dallaltoe dai fianchi.
“ Il Monviso e quasi verticale verso lavalle del Po, tolalmente scarno; i suoi
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nuacigni pajono fessurati o per lo menofrastagliati; ha la forma di un conotroncoquiasi piramidale, altissimo e ripidissimo;a’ suoi fianchi c verso il sud aleune gu-glic vauno discendendo progressive lungola catena che si diparte da esso: dal latodel nord queste guglie sono in minornumero, ed una sola e rimarchevole, chia-mata il Visololto, contornata da orrendiprecipizj, da valloni profondissiini, pienidi ghiaccio e di perpetue nevi, ed appenasi contempla cosi dappresso che si ha tostoF increscevole persuasione dell’ impossi-bilitä di toccarne da quella parte il cul-mine, inaccessibile non solo agli uomini,ma eziandio a' piii snelli e leggieri qua-drujiedi.
« L’aspetto imponente del monte ispiraindicibile sorpresa; quegli smisurati ma-cigni in mille bizzarre forme accavallalie confusi gli uni sopra gli altri, quellemolte piramidi, necessario sostegno del-l’enorme colosso, quelle scanalature nellesue visccre ripiene di neve, quelle som-mitä che sembra toccliino il cielo, il noninfrequenle rumore delle rocce, che stac-candosi dai fianchi del pieco appalesanola successiva rovina di esso; siccome Feldnostra ricorda che una delle piu acutepuntc del monte, quasi cguale in al-tezza al gran pieco, cadde e scomparve;e che nella notlc del 5 seltembre 1834 sidislacco verso il sud, quasi al disotlo dellapunta, un’enorme quantitü di guglie, com-poste di maeigni mescolati con pietra are-naria, che venne a cadere nel sottopostolago Grande di Viso, del quäle ora e piuristretla la superlicie. Questi dirupa*menti, continuando tultora ed essendo an-che frequenti dal lato della valle di Va-raita, comprovano la decomposizione d’unaparte della materia e concorrono a ren-tiere sempre piu perigliosa e malagevolela salita. A questi disagi aggitmgasi an-cora l’aria vivissiina che spiraall’intorno,niun’ ombra ospitale quando i raggi delsole estivo dardeggiano sul capo del vian-dante; l’instabititä della sponda di quellago, reso mal sicuro dalle pictre movi-biii e dalF arena di cui e composta; laniuna o ristretla vista rallegrante fra queifrantumi, e mille altri incomodi bastanoa dissipare nel piü ardito viaggiatore labrama di avventurarsi su quella vetta.
« Dal lago suddetto, per un varco a de-stra di chi muove dall’Alpetto, si va dopolungo ed orrido cammino, ai laghi di Lau-*etto superiore ed inferiore, situali am-bidue al disopra del Piano del Re, cioe