PAl.
Popolazione 959.
Questo comune k poslo nclcenlro dellavalle di Brotula, a 459 metri di livcllo.Ha una supcrficie di giornatc 1776. Altorrente Bronda s’ uniscono in qucslolerritorio \arj vigagnoli. Delle collineche vi si adergono una e della di S. Ber-nardo e sorge a ponente, cd un’altra amezzodi chiamata di S. Grato sopra cuisla una cappella. V’ha pure un’allra cap-pella sopra un poggio a maeslrale dedicataa S. Eusebio. Sul liniite del terriloriocon Vcrzuolo s’erge il colle di S. Cristina,piii alto dci sopvacitati, il quäle elevasimetri 885. 64; anclie sopra di esso stauna ohiesiiola.
Il suolo producein qualcheabhondanzagrano, meliga, civaje, canape c piü ehealtro vini eccellenti. I caccialori vi pos-sono lar buona preda di tordi.
Questo borgo cra giä eoinpreso nelloSlato dc'Liguri Vagienni. Si rinvenne ncl-l'agro di Pagno una lapide del lenipo ro-inano. Vi si trovö pure una lavola dimarmo liianco ehe diecsi esscre stata ilcopcrchio del scpolcro d’una regina dciLongobardi . Aslolfo re de’Longohardi vifondo un inonastero, che dall’imperatorcLolario fu poi donaito ai monaci dellaNovalesa. Il priorato di Pagno fu in seguiloaholito ed erelto in icoinincnda, c datancl’invcstitura ad ecclesiastici; esso prioratonel 1774 fu unilo alla mensa di Saluzzo , eil vcscovo vcnne insignilo del titolo disignorc di Pagno.
PAL. Collo a maeslrale di Nizza ma-rillima, che dalla vallc che ne prende ilnome tende nella provincia di Cuneo .
PALANFRE. Questo rivo, dctlo puredi Valle -grande , scalurisce dai laghellidi Frisson c di Pian Albergo, posti al-l’ovest dci colle di Tenda, e da alfre fontiin cima alla valle di Palanfre; scorre perampia vallea, e nello scendere s’ingrossadi acquc. All’useire ehe fa dalla vallepresso il tempietto della Vergüte Assuntasi scarica nella Vcrinenagna.
PALANFRE (Vam,e di). E la prineipalefra lc valli ininori onde suddividesi lavalle di Vcrinenagna, Piglia il nome daltiuine che la solca. Fa seguilo alla valleGrandedel Vernantc.VTia pure un rnoiitedetto Palanfre. S'impiegano quattr’ore disalifa per recarsi dal Vernante alla som-mitä del colle di Palanfre e Ire ore didiscesa per andare ad Entraque.
PALAZZO. Com. nel mand. d’Azeglio,da cui disla un’ora. (Provincia d’Ivreo).
Popolazione 990.
STATI SAUDI
PAL 705
Siede sulla pendice meridionalc d ünavilifera collina della La Serra, che dividoil biellese dalla provincia d’Ivrea . Assaiferace e la parle piana del terrilorio. Visi colliva gran quanlitä di gelsi. Mollepieciole sorgend seaturiseono lungo ilpendio della Serra , le quali vengono rac-colte nella roggia detta dei Molini; a.unquarto d’ora dal villnggio v’ha pure al-tra gora chiamala La Lama, che riceve leacque piovane e lo scolo di quelle chedisccndono dai circoslanti poderi. V’hannogli avanzi dell'anlica rocca.
Sorgeva questo borgo in sito alquanlodiscosto dall’attuale, cioe a greco appiedella Serra , e fu sobbissato per lo sro-scendimcnto di una porzione della sopra-stante collina. Vuolsi che Palazzo fosseuna slazione romana; e delto ad Pcda-fmmnell’Ilinerario di Antonino. Nell’agrodi Palazzo si rinvennero sarcofaghi, fran-tmni di colonne cd allre antieaglie.
I marchesi che intitolavansi solamenlcda Palazzo discendevano da Umberto, fi-gliuolo naturale di Carlo Emanuele I ;tennero poscia questo feudo il baroneAvogadro di Yaldengo, i Sapellani, e daultimo i Ferreri d’Ormea.
PALAZZOLO. Com. nel mand. di Tri-no, da cui dista un’ora. (Provincia diVercelli ).
Popolazione 1677.
Ciace in pianura, alla sinistra del Po,sulla via provinciale per a Torino . Ilaannessi varj cascinali. Il territorio da ab-bondanza di vegetali di varie sorta; visi mantiene mollo besliame; ragguarde-vole e il prodotto dei caci.
Palazzolo appartenne ai marchesi diMonferrato; negli Ultimi tempi fu mar-chesato degli Estensi-Tassoni della cittädi Ferrara .
PALESTRO. Com. nel mandamenlo diRobbio, da cui dista un’ora. (Provincia diLomellina ).
Popolazione 2524.
Sta sulla sinistra della Sesia , a mae-slrale da Mortara, sui limiti provincialicot Vercellesc. Produce grani e cereali,ma non in copia.
Palestro fu signoria dei conti Borromei.Carlo Botta racconta nette sue Störte cheil duca di Savoja, Carlo Emanuele il Gran-de, ordinö che questo paese fosse datoalle flamme in odio degli Spagnuoli che1’ occupavano, per vendicarsi delehe i snoi nemici avevano appiccapaese di Carenzana (anno 4614).
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