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biezze e quasiche non bastasse ai Pisanidi aver caccialo per due volte (-1017 e4021) il re alfricano dall’isola prenomi-nata, i suoi cronisti aggiunsero, comeessi con liumeroso naviglio Io andasseroa rintuzzare fino nel suo nidö nalivo, al-lorche (nel 4034) una flotta pisana veleg-giando nelle coste deU’Affrica, dopo essersiimpadronita della cittä marittima di Bona(lppona ) tolta al re Musatto ed egli ladonasse all’imperatore.
A cotesto fatto appella un marmo esi-stente nella faeciata del duomo di Pisa ,ehe sebberie senza data cronica, il Morro-na nella sua Pisa illustrala, la riportasotto l'anno 4034 (stile pisano ), 4033 ( stilecomane), alla quäl’ epoca il Tronci credeche nccadesse 1’ impresa della Sardegna ela fuga del re Musatto, ment re li storicigenovesi continuatori del Cafl’aro, asseri-rono che Musatto fu fatto prigioniero econsegnato dai Pisani ai primi, i qualine fecero omaggio all’imperatore, il quälregolo giä vecchio nonagenario ebbe araorire poco dopo.
ISe qui terminarono in qtiel secolo legesta niarittime del popolo di Pisa , poi-che prima di tutto nel 4038 si univa l’e-sercito Toscano per cacciare dnlla Terradi Lavoro Riccardo, principe di Capua,con i suoi Normanni, contro i qitaü vitornö con nuove truppe di terra e di inarenel 4060 Io stesso niarchese Golfredo, se-condo marito della contessa Beatrice, lequali forze costrinsero quelle di Riccardou ritirarsi nella citta d ’^dquino. Facevasitultociö quando il governo pisano spedivanel 4062 numeroso naviglio nella Sicilia in soccorso dei due fratelli Roberto e Rüg-giero, conti di Noruiandia.
E poiche allora quest’ultimo non avevapotuto assediare i Saraceni in Palermo ,la flotta pisana andö ad urtare nella ca-tena di ’quel porto, che ruppe, e franca-mente penetrando, s’impadroni di sei navicariche di varj oggetti, menandonc soiouna piü ricca a Pisa , talche e fama checon quei tesori i Pisani dessero principionel 4063 alla magnifica fabbrica di quelDuomo. — (Murat,, Annal. ad hunc an-»ihm).
Giä si e visto che fino del secolo Xobitavano in Pisa i conti, alcuni de’qualidiedero il casato alla prosapia de’ contidella Gherardesca, mentre nel secolo XIvi si trovava eziandio la cospicua e po-tente famiglia d e’Visconti.
Tali furono quel Fisconte Sigherio equell’Ugo di Gherardo Visconti, che in-
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sieme con i figli loro figurarono nel se-colo XI e XU in Pisa ,
Infutti la contessa Beatrice, ne! 47 gen-najo del 4073, restata vedova di Goflredosecondo marito, insieme con Goflredo, dettoGozzellone, suo genero, risiedendo in Pisa nel palazzo regio, assistita da Ugo Fi-sconti e da Guido, vescovo di detta cittäe da altri prelati, pronunziö un placito nfavore del monastero di S. Pancrazio diLucca .
Finalmente nell’aprile del 4076 essendomancata ai viventi anche la contessa Bea-trice, prese le redini del marchesato diToscana la gran contessa Matilde, suafigliuola.
La contessa Beatrice essendo morta inPisa , ivi fu onorevolmente sepolta in no-bile sarcogafo di greco scalpello, il quälenel 4810 fu levato dalla parete lateraledel Duomo, per trasportarlo nel vicinoCamposanto, dove nel di 8 febbrajo del-1’ anno medesimo, fu aperto in presenzadi molti e del notairo che descrisse i me-schini avanzi ivi reslati. Alla quäl fun-zione si trovö presente fra gli eslranei ilcompilatore di questo Dizionario.
Fu quello del 4076 l’anno piü terribilee feroce per lTtalia, staute la guerra spi-rituale che divampö fra l’impero e la SantaSede , quando la gran contessa Matildedivenne arbitra dei beni immensi dellasua casa e di quelli in gran parte atti-nenti al suo marchesato.
Sono troppo noti per non averli qui uricordare gli avvenimenti che funestaronole coscienze, e che misero a soqquadro glispiriti di molte popolazioni in Italia , inFrancia ed in Alemagna , dopo le censureecclesiastiche fulminate dal pontefice Gre-gorio VII al re Arrigo II o III di quelnome, come re, ed u tutti i suoi ade-renti, essendo cosa a tutti ovvia, chein tali trambnisti politico-religiosi presemolta parte la gran contessa, protettriceinagnanima dellla S. Sede e del ponteficeGregorio VII , che nel 4076 aceolse nellasua forte rocca di Canossa , nell’occasioneche fu tenuto in asprissima penitenza ilsuppüce imperatore, innanzi che quel pon-tefice Io liberasse dalle emanate censure.
A gloria pertanto di quell’animoso pon-tefice , sembra dimostrato, che da similicombustioni polilico-ecclesiastiche nasces-se, e di giorno in giorno si aumentassel’emancipazione de’popoli italiani dal po-tere, forse troppo assoluto, de’sovrani te-deschi.
Che se molte memorie superstiti ne av-