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visano che Firenze, Lucca , Pisa, Sie-na, Pistoja , ecc., fino dal mille o poco dopo,ebbero i loro consoli, potestä ed altresimili magistrature, puö dirsi che fu i dueprimi imp. Arrigo I e II, quandole cittäed anco le terre della Toscana si libera-rono in gran parte dal dominio de’ mar-chesi o vicarj imperiali, la cui autoritä,piii in apparenza che in soslanza, d’allorain poi ci viene dalla storia presentata,
Frattanto dopo la morte della madre,la sua figlia ed erede Matilde, percorrevala Toscana, emanando placiti in Pisa , aFirenze, a Yolterra e presso Perugia senzafare menzione punto ne poco dell’impe-ralore e re d'Italia , al contrario di quandonel 4079 si intavolarono nuove trattativedi pace fra il pont. Gregorio VII e l’imp,Arrigo III e IV come re, e fu allora chela gran contessa ne’suoi placiti rammenloqueiriinperatore.
Che perö le trattative di pace avesseroanche allora un esito infelice, lo disserogli storici, quando nel 1080 messero lagran contessa in Lombardia alla testa diun esercito papale contro quello imperialeche vinse e disperse, e da quel tnomentoin poi il nome dell’ imp. Arrigo III di-sparve di nuovo dai placiti dati in To-scana da quelia signora, comecchö allaslessa contessa non pochi de’suoi vassalliricusassero di prestare ubbidienza, e ciöa dispetto di quanto di essa scrisse il suocappellano Donizzone:
Marchia volendo sibi paruit alqtte nolendo.
Ma giacche si fa menzione del biografoDonizzone, non debbo omettere 1’ impro-perio ch’ egli scagliö contro i Pisani, di-cendo:
Qui pergit Pisas videt illic monstra ma-
(rina,
Hac urbs Paganis, Turchis, Libycis qito•
(que Parthis.
Sonlida, Chaldaei sua lustrant littora
( tetri .
Per modo che stando a coteste parole,Donizzone ci fa credere, che Pisa nei se-coli XI e XII servisse quasi di portofranco aperto a tulte le nazioni marittimee specialmente a quelle dell’oriente,
In quelia etä perö, in quello scompi-glio di opinioni politiche e religiöse, nonsolo a Pisa si ricevevano Pagani di ognispecie, ma lo stesso clero talvolta disub-bidiva ai suoi vescovi, Tale fu il clero
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maggiore della caltedrala di Lucca , quan-do cacciö dal suo seno ne volle ricono-scere per proprio vescovo Ansehno, se-gretario e consigliere della gran contessaMatilde.
Nö meno ostili dovettero essere versodi questa donna le dimostruzioni de’ Pi-sani, costanti fautori della causa imperiale,siccome Io farebhero dubitare due gene-rosi privilegj concessi dall’imp. Arrigo IIIe IV come re, uno ai Lucchesi e 1’ altroa favore de’ Pisani, ai qunli nello stessoanno 4081 di luglio promise di non man-dare piü in Toscana alcun suo vicario omarchese, senza l’approvazione de’suoi 42anziani. — (Muratori, Ant. M. Aevi,T. 111, Ptolom,, Lucxens, Annal. ad huncannum).
Dal privilcgio Pisano, che il Muratoridichiarö una concordia fatta con quel so-vrano, confermata dal iiglio l’imp. Ar-rigo IV e da Lottario II, dove si ram-mentano i navigli de’ Pisani, le loro con-suetudini di mare, i muri vecchi dellaloro cittä, il contado, i pascoli comu-nali, ecc., tultociö basta non tanto a se-gnalare 1’ esordio dell’ emancipazione deipopoli Toscani , ma specialmente la vicinaindipendenza di moltc cittä, che in se-guito diedero il nome ad altrettante re-pubblicbe.
In conclusione il privilegio dell’ imp.Arrigo III del 4084 a favore de’Pisani,oltre il confermare il fatto solennissimoche la cittä di Pisa , sino d’allora si go-vernava a Comune, si rileva dal medesimoche in Pisa fino d’ailora esistevano quelleleggi di mare, appellate allora Consuelu-dini , che Arrigo III promise di inante-nere, e che in seguito servirono di normaa varie potenze marittime, che col nomedi consolato di mare furono distese edOrdinate.
Contuttoeiö la baldanza de’pirati e cor-sari affricani non si rallentö, infeslandocontinuamente le coste della nostra peni-sola, sieche i Pisani ed i Genovesi rap-pacificati per cura del pont. Vittore III ,successore immediato di Gregorio VII ,(4086) armarono di concerto un numerodi galere che diressero nelle coste dell’Af-frica contro quei corsari. L’impresa ebbeefletto nel 4088, cioe dopo la morte delpont. Vittore III , allorche fu dal duplioenaviglio inveslita la cittä di Tunisi , chedopo averla con sommo eoraggio presa edespugnata, eorsero ad abbattere altri luo-ghi di quell’infesto littorale, di dove iPisani tornarono in porto con ricchissima