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[Volume terzo. Parte seconda. Parte seconda.]
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tuffato dal poela ghibellino nella quintabolgia del suo Inferno (canto 22) desti-nata ai barattieri piü faniigerati di quelsecolo, due di Sardegnn, uno de’qualiamico di qnel iVnio o Ugoüno Visconti,giudice di Gallura, quäle fu il frate Gor-nitct, vasel d’ogni frodo, e l’altro qnel Mi-chele Zanchi di Logodoro , in Sardegna . ilquäle di vicario del re Enzio divenne ma-rito della vedovn Adelasia, e fu col nomeinfausto di Michele Zanche che si chiusela serie de’giudici di Torres o di Lotjo-doro, essendo che dopo del Zanche quelgiudicato venne repartito fra alcune po-tenti famiglie genovesi e pisane.

Fra le pisane conto queila derivata dalconte Guelfo di Ugolino da Donoratico,signore della sesta parte del giudicato diCagliari , che pretesero alle nazioni sulgiudicato di Torres, per esser nati da unafiglia del re Enzio e della regina Ade-lasia.

Era giä morto l’imp, Federigo II (an-no 4250) quando i suoi nemici della LegaGuelfa toscana esultavano, sieche i Pisanioltre il vedersi scomunicati dal ponteficeInnocenzo IV , oltre 1’ aver comproinessola libertä del loro commercio in Sicilia ,doveano combattere gli eserciti di tre re-pubbliche nemiehe, (di «Firenze, di Lucca ,di Genova ) unitisi allora in alleanza coni Pistojesi e con i Sanesi, invitati e ac-colti i fuorusciti ghibellini di Firenze edi altri paesi della Toscana, allora i Pi -sani non ricusarono misurarsi con le forzepreponderanti della Lega Guelfa toscananella Lunigiana, in Versilia nel Val-d’Ar-no inferiore, in Val-d’Era ed in Val diSercliio. L’ esito perö della guerra nonpole riescire favorevole ai Pisani , talche,nel 4 agoslo del 4254, riceverono la leggedai Fiorentini vincitori, ai quali due annidopo cederono alla Lega nemica variecastella loro.

Eransi appena i Pisani sbrogliati datanti assalti, allorche vedendo il partitoimperiale generalmente depresso in Italia dopo la morte del re Manfredi (4266), nepotendo sperare gran frutto dalla venutain Italia del piccolo Corradino, nipote diFederigo II, doveltero i Pisani tentare diprendere la determinazione di valersi del*l’antico diritto degli Italiani , rispetto nll’ele-zione degl’ imperatori, comecche un laldiritto fosse avocato a se dal pont. Inno-cenzo IV nel generale concilio di Lione(4249).

A tal uopo i Pisani nel marzo del 4256spedirono ad Alfonso il Sotjgio, re di Ca-

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stiglia, un’ ambasciatu a nome di tulti ighibellini di Toscana , in tempo di sedeimperiale vacante, che acclumava il dettore Alfonso in imperatore de’Romani e red’Italia .

Accadeva ciö nell’anno stesso in cui ilpont. Alessandro IV inibiva agli elettoriecclesiastici della Germania di pronmovereal trono imperiale Corradino, nipote diFederigo II, intimando la scomunica achiunqtie diversamente operasse. Che seal re Alfonso di Castiglia dopo accettataia corona imperiale offertagli dai Pisani, nonriesci gran fatto a mantenerla, non di-stoglie perö dall’opinare I’influenza dellaRep. di Pisa ne’ politici affari, da dovereriguardare il suo governo fra i piü rag-guardevoli in simili affari fra le Rep. Ita -liane.

Per cui in vista di tale influenza il reAlfonso di Castiglia rilasciö ai Pisani am-plissimi privilegj, dai quali anche megliosi seuopre il sistema governativo, econo-mico, militare di cui allora componevasila cittä di Pisa , consistenli cioe, in unPotestäj in un Capitano del Popolo, inun magistrato comunitativo composto di42 Anziani, con 40 Senatori, con Capi-tani di Milili, Consoli di mare , di terraper i mercanli e per le arti, udizialitutti rammentati nei primi Statuti o BreviPisani del secolo XII, il piü antico deiquali reputo quello intitolato Coslitnzionid’uso introdotte in legge li 34 dieembi;edel 4460 ( Stile comune).

Non e perö che il governo di Pisa dopoIa perdita fatta nel 4256 di varie castellache dovfe consegnare alla Lega nemica,restasse senza lusinga di riaverli, tostoche nel 4257 riesci di stabilire un’ alleanzacon i Veneziani contro i Genovesi , chegiä avevano preso in Sardegna il fortecastello di Castro. •— (Muratori, Aut.M. Aevi, Dissert. 49).

In conseguenza di tale alleanza, pocodopo armarono numeroso naviglio percorrere in ajuto de’loro amici, i Veneziani ,stati espulsi dai Genovesi dal porto diS. Giovanni d’Acri, sieche le squadre delledue repubbliche alleate veleggiarono unitea quel porto, dove posero fuoco a varjbastimenti di Genovesi , e demolirono unmonastero dove quesli si erano fortificati,nel tempo stesso che un’ altra squadru diPisani riconqnistö nella Sardegna il per-duto castel di Castro, sopra Cagliari .

Frattanto che gli eserciti marittimi diPisa trionfavano in Paleslina ed in Sici-lia , mentre il loro commercio prosperava