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[Volume terzo. Parte seconda. Parte seconda.]
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descrittaei da Strabone, quando il Serchio si vuotava nell’Arno sotto Piss, la quälcittä fabbricata tutta alla destra deli’Arno ,aveva alla sua sinistra i! Serchio pressola sua confluenza. Di ciö ne fanno provanon solo gli avanzi degli edifizi antichicome ie terrne, l’anfiteatro, il tempio diS. Felice, ecc., e fra quelli intorno alniille costruiti come l’attuale Duoino, laBadia di S. Michele in Borgo, ma ancoraa tenore delle piü antiche memorie pisane,fra le quali due del marzo 1029 e dell’ a-gosto 1031, in cui si rammentano duechiese alla destra dell’Arno , poste dove sidiceva la ciltä vecchia. — (dreh. Dipl.Fior., Carte di S. Michele in Borgo).

Checche ne sia sembrn indubituto chela cittä innanzi il niille mm solamcnteavesse una periferia piii ristrettn, ma chefosse tutta alla destra deH’Anio.

Fra infatti alla destra di detto fiumela soppressu cura di S. Andrea Forispor-tae, il cui popolo riunito fu a queilo diS. Michele in Borgo, la quäl’ultima chiesnprendeva ii notne da una porta vicina didetta cittä, appellata nclle carte di quellaBadia nella prima metä del secolo XI,Porta Samuele. Per Io stesso modo si tro-vavano fuori di cittä le chiese e inonusteridi S. Mattco, di S. Silvestro e di S. Pie-tro in Finculis, esistenti tutlora nellaparte superiore della cittä alla destra delLungarno.

A seconda del Rosciorvt che scrisse leStorie Pisane sotto il granduca Ferdinan-do 1, fu d’opinione che Pisa non fosse inorigine troppo grande, poiche (soggiungeegli) « chiaraniente si vede ella essere stata« accresciuta almeno quattro volte, ed il« primo suo giro, noi troviamo che a« guisa di un triangolo fosse fabbricato,« tenendo la sua punta volta verso la« Porta a Parlascio, oggi detta a Lucca ,« e vicino a quella cominciavano le sue« mura e se ne andavnno a S. Lorenzo« alla Rivolta (oggi monastero e chiesa« distrutta sulla piazza di S. Caterina) e« seguitando, lasciavano fuori di cittä la« ch. di S. Paolo all’Orto , e dentro la bel-« tissima ch. di S. Pietro a Vincola, e di« quivi partendosi e seguitando lungo il« corso e la riva dell’ Arno finivano alla«chiesa di S. Snlvatore in Porta d’Oro,« e rivoltandosi tiruvano lungo la strada« dov’ oggi e la Sapienza, giä la dogana« del sale, e piü anticamente tempio della« Dea Vesta, e piegandosi alquanto pas-« savano allora a canto alla chiesa de’Santi« Simone e Giuda, e di quivi dov’ erano

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« le Stinche, ed oggi la compagnia della« Caritä, giungendo al portico de’Gatti , a« dirittura per via Fagioli, terminavano« sulla riva dell’Ozari, dov’era una Porta« con ponte per uscire dalla cittä, e di« quivi si seguitando il corso contrario« al detto fiumicello, si congiungevano con« quelle di giä indicate ». Questo fu, diceil Rovciovi, il suo primo circuito. Ma chine assicura il dotto canonico che scrissesulla fine del secolo XVI che tale fosse ilgiro di detta cittä?

Tanto piü ne osta il crederlo una cartapisana del 25 giugno 1051, edita dal Mu-ratori (nelle Ant. M. Aevi,T. III), la quälefu rogata fuori clella cittä di Pisa , nelBorgo presso la chiesa di S. Felice.

A buon conto il dotto prof. Pisanoche pubblicö cotesta Storia inedita nelVol. VI de!) ’Archivio Storico Italiano allaparola della ch. di S. Pietro in Vincola,che il Roncio.m pone dentro il primo cir-cuito, soggiunge in nota, che tale asser-sione e contradelta dai monumenti, fra iquali monumenti avvene uno del 1082riportato dal Muiutori (Ant. M. Aeui,Fol. 111). E certo frattanto che i docu-nienti stessi non sono piü antichi delsecolo XI, parte de’quali da noi visti nel-Y Arch. Arciv. Pis. e neil’ Arch. Dipl.Fior., fra le membrane del mon. di SanMichele in Borgo che di giä abbiamo ci-tato, sieche resta sempre l’asserto del dottostorico pisano del 1595. Ne tampoco sa-prei dire quäl fede si meriti una piantadella cittä di Pisa falta da uno scrittoredel secolo XII almeno, sebbene si dicaconforme all’anno 853, in un’ epoca cioein cui la lingua nostra non era ancorain uso da scrivere in quella, Gitto d’Ar-no , Circo navale, Tempio, Therme diAdriano, ecc.

II secondo recinto delle mura di Pisa,il Rotvciosi li riporta al 1157, allorchefu accresciuta la cittä circondandola difortissime e validissime mura. La quäleopera era stata due anni innanzi (1155)ineominciata. « A partire dalla Porta a« mare fino olPestremitä del Camposanto« volta a ponente, tutte quante (le mura)« di pietre quadrate e di slruttura mirabilg.« Nel quäle spazio oltre la Porta a mare« vi era quella d e’Lecci, la quäle e chiusa« con la terza e la quarta senza indicarne« il nome; la quinta fu detta Porta Buosa,« dalla nobilissima famiglia de’ Buosi ,« posta dirimpetto al canto allo Scolto« ed alla via nominata Buosa-, la sesta-e« di contro al tempio di S, Giovanni, e