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[Volume terzo. Parte seconda. Parte seconda.]
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derigo I, e nel H9I da Arrigo VI in fu-vore della chiesa di Pisa , dove si parladella Selva del Tombola di S Rossore, oraie RR. Cascine compresa ne’ seguenti li-initi: A faucilms veteris Sercli usque adflttincn Arnumj et a Fussa Cttccii usquead mare, sicul eadem fossn in directumrespicit versus fluvium Auseris (Ozeri).

Dalle quali espressioni si rileva ancoradie diverso era il veccliio Serchio dal-1 ’Auser, ossia Ozeri.

Aggiungasi a ciö, die negli statuti pi-sani anterior! al secolo XIV, parhindo dellanecessitä ed obbligo che avevano i nuovipotesUi di teuer lihero e pulito il Icttodell’Ozeri, fino al mare, usque ad faucesAuseris, in tutti gli altri statuti posteriorial 1300 non si rammenta piü la foce del-l’Ozeri solamenle in quello dd 1306 dovetrattasi del corso dell’Ozeri, si dice: DeAusere mundando et ampliando a BalneoItlontis Pisani usque ad fauces fluminisArni (sic), in ent re poco dopo il potestädi Pisa gittrar doveva (ivi, Lib. IV, Ru-hr . 67), et faucem Auseris reduci (aciamita quod melius aqua pratorum et cam-porum discurri et labi valent, etc. Don-deche sembra die andie nel principio ddsecolo XIV l’Ozeri avesse !a sua foce inmare.

Certo e che fino dal secolo XII almeno,il Serchio intiero nvevu il suo sbocco di-rettamente nel mare, dove l’annalista luc-cbese rammenta che esisteva nna torre finodall’anno -1171, rnentre ln foce dell’Arnoern difesa da due torri. (Statuti Pisanidel 1285, Lib. IT, Itubr. 8 e 59). — V.Arno (Bocca d’).

Mo nell’allontanarsi ognor piü il maredalla spiaggia, il viaggio di Pisa a Livorno per acqua divenne sempre piü lungo epericoloso, talche i! fondalore della miovacittädi Livorno, il granduca Ferdinando I ,ordinö la costruzione del fosso o canalede’Nnvicelli a partire dalla ripa sinistradel liume, fuori della Porta a Mare di Pisa ,fino nlsuo arrivo alla darsena, fra la PortaS, Marco e la fortezza vecchia in Livorno ,

La quäl’ opera ebbe 1’ ultimo compi-mento dal granduca Leopoldo I , con l’ag-giunta del Sostegno, ad oggetto di facili-tare l’ingresso e l’egresso de’navicelli vuotic carichi.

Fin qui delle acque de’fiumi, fossi ecanali che passano per In Com, di Pisa ,niuna delle quali acque e servibile all’usointerno; eppure Pisa conta molte pubbli-che fonli di acqua potnbile leggerissima esalubre.

PIS

A tale beneflzio volle provvedere ilgranduca Ferdinando I con trosportaresopra una lunga Serie di archi, che il dilui figlio Cosimo II fece proseguire, leacque delle copiose polle lirapidissime diAsciano sino a Pisa .

Stante poi l’universale rovina di tantiedifizi ronuini, e segnatamente di quellifattivi innalzare dall’imp. Antonino Pio che riguardö torse Pisa , la cittä sua benafTetta fino da quando governava l’Etruria in nome dell’inip. Adriano , ignoriamo diquali acque i Pisani anticaniente si ser-vissero, e se gli avanzi degli archi, ottode’quali si veggono tuttora in piedi frai Bagni e Ripafratta nel luogo appellatoCuldaccoli, conducessero di lä l’acqua po-tahile a Pisa .

Non fia per altro da eredere che talinquedotti si mantenessero anche nel me-dio evo, sia pcrclie non se ne fa menzionein alcun Breve o Statuto pisano, e tosto-ehe dominavano in Pisa i mali dipendentida debolezza di visce-ri, talche maravi-.gliatosi il Boccaccio del notabile pallo-rodi quelle donne, le rammentü come cosarara nel suo Novelliere (Novellen 10 dellaGiorn. 2.)

Rispetto alle vie rotabili che attraver-sano cotesta Comunita, moltissime dovreinominarne se non mi limitussi alle stradaRegie postali dirette da Firenze e da Luc-ca a Pisa , cd a quelle proviueiali comee la Ficarese, che va a Calci, cd a VicoPisano e come e il primo tronco dellastrada Maremmana (ln vecchia Lmilia diScuuro), che staccasi dal Borgo delle Cam-pane per andere a Colle Salve!ti e dalPonte del Fitto di Cecina.

Finahnente di due altri tronchi di stradadebbo qui far menzione, eioe della stradaferrata Leopolda che da Livorno condu-ce a Pisa , e dall’ altra strada ferratache vi arriva da Lucca per i Bagni aS. Giuliano.

Perciö poi che riguarda i prodotti delsuolo, il territorio comunitalivo di Pisa e stato sempre di essi feracissimo- Io chäe attestato da Strabone e da Plinio fragli antichi, e da moltissimi altri fra imoderni, e rnentre Pisa ritrae dal Montepisano e da Calci olii squisitissimi e vinieccellenti, e dal lato de’Bagni a S. Giu-liano, marmi bianchi per opere architet-toniche, pietre da lastricare e da farecalcina forte, acque minerali da bevere,come quelle gasose di Agnano e per usode’bagni, come quelle dd paese di S. Giu-liano.