PIS
AI lalo poi seltentriouale e massima-tnente lungo i tomboli di S. Ilössore, nelleRR. Cascine, si veggono inliere foresie dipini iibitate da mollissimi quadrupedi dicamelli e di daiiii, ecc., ecc.
Ma se questo terreno di trasporto rendefertili le Campagne di Pisa , il suo bene-fizio perö non si estendc fino r.i tömboliorenosi che s’incontrano a tre liaiglia lungidalli) spiaggia dove incomincia a propen-dere il suolo nella parte silicea arenosa.
In generale perö la pianura pisana ä siaper In sua indole pianeggiante, sia perirovarsi a poche braecia superiors alleinfiltrazioni acquose e piü confacente allegrandi colture ed alle grandi praterie ar-tificiali.
Costa infine quando lc nnnate non siar.otroppo piovose vi prospera il tnatSj il gva*no, molte biade e quasi tutte le pinnteleguminose, e piü ancora vi frutterebberose quei villici non avessero un’estensioneti'oppo vasta di terreno da coltivare, con-tenti di averne un prodotto sufliciente ingrazia della bontä dei terreno; cosicchegli atlivi e industriosi agrieoltori lucehesiapprofutano di coteste circostanze perraccogliere quasi soli in cittä il Conciodelle stalle e delle latrine.
IVoi non possiamo ancora dedurre dairisultamenli ottenuti dal prof. d’agrariae di pa3torizia di quell’universitü nei suoiinsegnanienti pratici instituiti di corto indue qualitä diverse di terreno, fuori diPorta alle Pingge di Pisa , non possiamoancora dedürre con 1111 a cerla sicurezzaquäle coltivazione sia piü proficua per lapianura pisana , sebbene dal rendicontodell anno 4847, si rilevi che le colture diforaggio, quelle massimamente del trifo-glio, siauo piü vantaggiose di quelle deiCereali , nella eultUra de’quali, diceva inquel rapporto il prof. CuppaRi. (Giorn.jqrario, T. XXI, Dispensa 4.) Si tro-verä sempre scapita, quante volte il granoitelle Circostanze ordinurie delle plünurepisane non darä piü delle dieci.
Un altro risultaniento iinpörtar.le döri-verebbe alla campagna pisana se preferissele culture di foraggio, quella cloe di ac-crescere notabiimente i! bestiame da la-voro, e segnataniente le vacclie di buonarazza, per fornire molto latte e moltoconcio e molti allievi per venderli ai mer-Cati; se non che lascerebbe dubitare chelu pianura intiera pisana, la piü vasta ditutto il granducato, se fosse tutta ridottan!la coltura di foraggi ed nl nutrimentodelle vacclie di Svizzera , tulto quel laue
Pis m
dova si st'nallirebbe, tosto ehe quello sear-sissimo in proporzione, che oggi forniscela campagna alla cittä, basta quasi all’ o-dierno consumo?
Ma attenderemo il futuro rendicontodel 4848 promesso dal prof. Cuppari, in-nanzi di pronunziare qualunque giudizio.
Io giä dissi nel mio Dizionario all’Art.Pisa , Comunitä: Ciö che costituivn lamaggior risorsa agricola di quesla con-tradu erano i paseoli ed i bcselii; poichei primi estessssimi sommlnistrano de’fienisottili e teneri ed otlimi ad allevare eingrassare molto bestiame da Iavoro e damercato, grosso e minuto, mentre i bo-sChi occupano tultora, sebbene diradati,la parte meridionale, occidentale e set-telitrionale della stessa Comunitä, Dissituttora, sebbene diradati, essendo che neitempi romani ed anche nel medio evo lamacchia cuopriva quasi tuüa la partemarittima pisana e stante ehe la macchiadella Faggionaja e di Barbaricina furonopresso Pisa , non fu tagliata che sul de-clinare del secolo XVIII.
Assai poco confacenie per altro cotestapianura sembra alle viti ed agli nlberida frutto, perchö le prime producono unliquore debole e snervato, ed agli altri siottengono frulte in copia bensi, ma insi-pide e acquose; sieche la Comunitä diPisa non ha in questo rapporto altre ri-sorse che nel distrelto di Calci, sul MontePisano.
In quanto oll’ industrie manifalturiere,la Comunitä di Pisa somministra artieolinll’estero di tessuti di lino, canape e co-tonc, di seta, di seggiolami, di fabbrichedi terraglie, senza dirö dei mulini mossidal vaporeche si costruiscono nel distrettödi Calci, ecc., ecc*
PoPolaEione della citta’ f. campagnaCOMPRESA NELLA COMUNITÄ’ DI PkSA
nEl 4845,