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[Volume terzo. Parte seconda. Parte seconda.]
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con Riccardo Cnnccllieri tutli quei rivol-tosi, e postn a flamme c fuoco la casadello stesso Riccardo, e lui con tutti i suoiconsorti esiliato con minaccia della vita,

Era perciö col trionfo de’ Panciatichirestata Pistoja con la cacciata de’Cancel-lieri e delle sue genti in potere ed a de-scrizione della fazione Bianca o ghibel-lina, quando i reggitori dalla guelfa Fi-renze seppero che si awicinava all’Appen-nino fiorentino un esercito lombardo agliordini di Giovanni Visconti , arcivescovodi 3Iilano, e temendo essi che i Pistojesi,dominati allora dalla parle Bianca sigettassero neile braccia di quel potentenemico, impegnarono niesser GiovanniPanciatichi, capo allora del Comune diPistoja, di volere accettare di guarnigionenlla sna cittä un cento di soldati a cavallo,ed un 150 fanti per meglio guardare lacittä con la promessa importante di nonalterare la forma governativa di questamedesima cittä, Nel tempo medesimo peröi signori di Firenze ordinarono s’investissel’esule guelfo Riccardo de’ Cancellieri, ilquäle si era ritirato con i suoi nel ca-stello di Marliana, a non tentare cosa al-cuna contro la cittä di Pistoja , e di con-segnare ai rappresentanti di questo Co-mune il castello predetto con altri luoghida esso o dai suoi occupato.

Ma il Cancellieri essendosi recato a Fi-renze , seppe perornre cosi bene la suacausa con la signoria, che questa ebbe acredere che Giovanni Panciatichi tenessepratiche con 1’ arcivescovo di Milano perdare in mano alle sue truppe la cittä diPistoja , sieche quel governo deliberö li26 marzo del 1351 di consegnare allostesso Riccardo una mano di truppe perrecarsi di notte tempo a Pistoja , dovenrrivate innanzi giorno Riccardo fece daquegli armati scalare le mura della cittä,e gridare ai suoi, Viva la Rep, Fioren-tina ed i Cancellieri.

Destati al rumore i cittadini ed i sol-dati della guarnigione, persuasi esserequella impresa di Riccardo senza con-senso della signoria di Firenze , corseroalla difesa dei luoghi piü importanti, bat-tendosi Fiorentini contro Fiorentini, conferite degli assalitori, i quali infine ven-nero respinti fuori di cittä.

Ciö non ostante la signoria volendo adogni costo venire a capo di simile im-presa, inviö prima di tutto tre suoi cit-tadini per rappresentare agli anziani diPistoja , che io sforzo fatto dalle gentiinviate con Riccardo non era stato per

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torgli, ma per conservargli la libertä forseperduta, e che per trovaro un modo piüfacile da assicurarsi di Pistoja , dominataallora da parte ghibellina, era ricorsa al-l’espediente malamente da Riccardo Can-cellieri eseguito; ma che la signoria diFirenze non sarebbe tranquilla se nonquando avesse costruito la fortezza stillemura della cittä, in modo da potervi in-trodurre le sue genti liberamente senzafarle entrare in cittä.

31a quei tre cittadini ambasciatori dellasignoria non avendo riportato dal governopistojese risposta favorevole, la Rep. Fio-rentina ordinö di mettere insieme ungrosso esercito, cui per averlo sollecita-mente mandö bando, che tutti i fuoruseitipolilici i quali si recasse al campo da-vanti a Pistoja con quell’ajuto che piüpotessero, appena terminato quel servigio,essi sarebbero stati ribanditi j dondechenel termine di tre giorni si trovaronoriuniti all’ assedio di Pistoja un corpo di800 soldati a cavallo e 12,000 a piedi, eristrinsero da ogni parte la cittä con piücampi, sieche ne di loro contado, ne daaltre amistä quelli di dentro non poteronoavere aleun soccorso o ajuto, E di Fi-renze a tutto quell’esercito si oggiunsero16 pennoni, uno per gonfalone, coi qualiandarono due mila cittadini quasi tuttiarmati corne cavalieri, e giunti al campocon i loro capitani, fecero dirizzare in-torno alla cittä Otto battifolii.

E uno storico fiorentino allora vivente,Matteo ViLLANt, che racconta ingenua-inente cotesto fatto al Cap. 97 del JLib. I,della sua Cronica e d egli prosegue: Eranoallora abitanti di Pistoja poco piü di 7300,vale a dire, l’oltava parte degli assedinnti,nel caso di potere con l’arnai difenderela patria, ma tutti fermi a morire perl’indipendenza propria , piuttosto che as-soggettarsi all’arbitrio de’Fiorem.ini. Fer-mi ed animosi in tale deliberazione i Pi-stojesi , lasciate le proprie abitazioni, siposero tutti a bivacco intorno alle muradella cittä, le quali furono con gran cau-tela riparate di bertesche, circondate in-ternamente di un corridojo di legname,e questo provvisto di pietre, di pali, ditravi e di altri projeltili; e fecero a pie dellemura intorno intorno molti fornelli concaldaje, per apparecchiare acqua bollenteper giltare sopra coloro che combattesso-no; e apparecchiarono calcina viva inpolvere per gittare, e con ferina ed asprafronte mostravano voler difendere la lorofranchigin; la quäl cosa soggiunge, giu-