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[Volume terzo. Parte seconda. Parte seconda.]
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i delta cittä una ntiiizia stabile di 500 sol-dali di fanteria.

ln conseguenza di tale scoperta il Co-mune di Pistoja dove fare molte speseper cui ricorse ad un imprestito di 2000norini d’oro, che sborsö al loro sindaco,il ricco fiorentino mess. Palla di PinoStrozzi. — (Loc. cit. Carle dell’Opera diS, Jacopo di Pistoja).

A tutto ciö si nggiunse l’ordine dato dallasignoria di Firenze di edificare dentro Pi-stoja , presso la Porta Carratica, nn eastelloche appellossi il Caslel di S. Barnaba,inentre poco innanzi aveva dato facoltäal march, Guido, conservatore della pacein Pistoja , di polerdisfare tutte o in parteifi fortezze sparse nel contado pistojese.AH’effctto pertanto di supplire alle spesedi quella fortezza la signoria di Firenze con riforinagione del 8 febbrnjo <1332(stile comune), ordinö ai Camaidinghi delf Comune fiorentino di pa gare 550 fiorinid’oro per la fobbrica che si faceva in Pi-stoja della fortezza predetta. (Loc. cit.Carle dell'opera di S. Jacopo e dell’Areh,generale.

La quäl fortezza essere doveva giä ter-l ininata nel 4337, poiche porta la data delfc 4.° ottobre 4337 un istrumento rogato| nel castel di S. Barnaba in Pistoja , dove\ nel noreinbre del 4338 fu inviato castel-! lano il nobile fiorentino Simone Peruzzi,il quäle A giorni dopo fece ivi la rasse-gna delle truppe deslinate a guarnigione.\ (Loc.cit. Carte del liigallo e delf Arch. gen.)f Affin che- poi con piü cura e soddisfa-j zione de’Pistojesi la cosa pubblica fossef governata, la signoria di Firenze con de-liberazione presa nel 4332 stabil! si eie-gessero 12 cittadini popolani fiorentini, conautoritä di sorvegliare a tutto ciö chefosse relalivo al governo di Pistoja e delsuo contado.

ln questo tempo medesimo mess. Fi-lippo Tedici, che si era ritiralo col suo-cero in Luceo, dopo qualche tempo fuespulso da quella cittä insieme ai cognatisuoi, figli del fu Castrueeio. II quäle mess.Filippo neH’intenzione sempre di mettere‘ piede e di comandare in Pistoja , penetröj con una mono di armati nella Val-di-Lima,j sulla montagna pistojese, ovendo in animo| di primo abhordo di assalire e d’impos-{ sessarsi del forte castel di Pupiglio e delle} soprustanti sue torri ; ma giunto che eglifu al varco di quel fiume sul ponte di Pu-i piglio, uno sciame di villici venne fuori; «d un tratto contro il Tedici, che ben

’ tosto uccisero, e staccata la testa dal cor-

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po, quella a Pistoja quasi in trofeo divittoria recarono. Donde che gli anzianied il consiglio del popolo deliberarono chela testa del Tedici scolpita in pietru fossemurata nei luoghi piü frequenlati dellaloro cittä a memoria perpetua della suutirannia, comecehe un altro Tedici (Ro-berto) nella seconda metä del 4336 eser-citasse l’onorevole incarico di potestä nella

sua patria_ (Loc. cit. Carte dell’opera di

S, Jacopo).

Forse piü ambizioso di Filippo Tedici,sebbene meno sfortunato di lui, il ducaGualtieri d’Ätene , il quäle non contentodi farsi eleggere in capo dalla Rep. Fior.(8 settembre del 4342), venne presto pro-clnmato in signore e principe di Pistoja (26 ottobre del 4342) ed in molti luoghipubhlici di questa cittä, stennni del ducad’Atene si collocarono.

Wa non era ancora compito l’unno delsuo odiato governo quaiTdo il popolo fio-rentino insorse in massa contro di lui,che cacciö di seggio di Firenze e del suocontado, obbligandolo a rinunziare aquella signoria, che i Fiorentini avevatroppo a lui francamente accordato.

Aon per questo il governo della Rep.Fior. potfe tornare a farsi riconoscere inmolti paesi del suo distretlo ; ai quali ap-parteneva eziandio Pistoja con tuttto il suoterritorio ; per cui il magislrato del Co-mune insieme col popolo pistojese ob-bligö gli ufliziali messt in nome del ducad’Atene a lasciarne il dominio; siccom’essio per viltä o per denaro fecero, nel tempoche Giovanni Tornaquinci, capitano delcastel di S. Barnaba , Io rinunziö ai Pi-stojesi, dai quali fu in gran parte sman-tellato.

Liberati in tal guisa e ritornati i Pi-stojesi ad essere liheri di se da ogni su-periore poütico, procurnrono ben tostodi allearsi con i Pisani, lo che eseguironocon trattato del 9 dicembre 4344.

Con tutto ciö la cittä di Pistoja nonrestö di essere tormentata dai partiti deiprepotenti magnati, fra i quali si distiu-sero in seguito i Cancellieri ed i Punciatichi,stati sempre mai gli uni agli altri costan-temente avversi. Era nel 4350 capo deiCancellieri un mess. Riccardo, cui venneil ghiribizzo di farsi in detto anno signoredella sua patria, provandosi con moltide’suoi aieici e eonsorti ad assalire il pa-lazzo comunitativo per scacciarne queglianziani, ma essendo accorso prontamentein difesa loro, Giovanni Paneiatichi, conmolti suoi aderenli, furono incssi in fuga