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(mo rzo 4353), furono rimessi nelle manide’Fiorentini, i Castelli della Sambuca edi Piteccio, fino allora occupato dallegenti del Visconti, mentre dalTaltro cantoin vigore di quel trattato il Comune diFirenze si obbligö a ribandire varj ade-renti deli’arcivescovo di Milano, fra i qualiCarlino di Filippo Tedici, Ermanno Te-dici, abate di Pacciana, ed altri loro con-sorti stati esiliati da Pistoja ; Io che servidi danno alla pace che si voleva, e difomite alle sette dalle quali cotesta cittäera sempre bersagliata. Avvegnachü in-nanzi che terminasse l’anno 4353, il par-tito guelfo de’Cancellieri riesci ad abbat-tere quello ghibellino de’Panciatichi, inmodo che questi con molti aderenti do-vettero abbandonare la patria, mentrealtri del partito Panciatichi, anzi che ri-tirarsi dalla cittä, vollero difendersi, ri-soluti di combattere i loro avversarj.
Per la quäl cosa la signoria di Firenze richiamö tosto il suo capitano delle guar-die, Gherardo Bordoni, perche favorivai Cancellieri, e vi spedi con molti armatiil generale della Repubblica , Jacopo deiGabbrieili da Gubbio , e con essi i Pan-ciatichi, sieche ben presto fu racchetatolo scandalo.
Un anno dopo scese in Italin per pren-dere la corona imperiale Carlo IV , siecheappena finita quella festa, egli nel 5 apriledel 4355, dirigeva lettere agli anziani delComune di Pistoja, come vicarj dell’ im-pero, litolo che confermö loro con diplo-md dato in Pisa li 26 maggio susseguente.
Con altra lettera lo stesso imperatorediretta nel 29 gennajo del 4336 agli an-ziani del Comune di Pistoja, ordinavaloro di pagare annualmenle sopra il censoche la cittä loro doveva alla Camera au-lica a titolo di pensione la somma di 400fiorini d’ oro nl coiite Fencio di Prato ,
nipole del fu cardinale Niccolö. _ V.
Passarono alcuni anni, dacchä in Pi-stoja mediante un numeroso presidio, el’esilio ai capi piü irrequieti, vivevasi inqualche pace, quando i popoli della Mon-tagna pistojese, tanto quelli del partitoCancellieri come dell’altro de’ Panciatichi,ad un tratto si sollevarono contro gli or-dini del Comune di Pistoja, per modo chegli anziani, sentito il consiglio generale,nel 21 marzo del 4368, deliberarono chei popoli sollevati dovessero consegnareagli utfiziali inviati dal Comune le roccheed ogni altro fortilizio di quei castelli,senza la quäle condizione non sarebbero
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stati liberati dalle condannagioni, ne resäloro i possessi confiscati.
Sedata lai ribellione della Montagna, iPistojesi sarebbero vissuti quieli , se letroppo radicate divisioni de’Cancellieri ede’ Panciatichi avessero dato lero qualcheriposo; comeche la signoria di Firenze tendesse a frenarle con alzare nuove torriintorno alle mtira della cittä, e facesserestaurare la fortezza vecchia di Belvedere,presso la porta Luechese, nella quäle en-trö in nuovo Castellano nel 17 luglio del4377, Andrea di Cino, sotto il vocabolo dirocca nuova, nel tempo che 1’altra diS. Barnaba si distinse col nome di roccavecchia di Pistoja . (Arch. Dipl. Fior,Carte, dell’sirch. gen.}
Finalmente per disttornare dalle brighedi partito, la signoria idi Firenze con prov-visione del giugno 437S, accordö la citta-dinanza liorentina a mess. llartolommeoPanciatichi, die giä (6a qualche anno in-nanzi era vennto a stabilirsi in Firenze ,con facoltä dopo 20 anni di potere par-tecipare ai tre uffizj primnri della cittä,cioe, de’ priori,dc'cnpitani di parte guelfa edeVh'eci diguerra (Amt . St. f ior.L.XIV).
In questo frattempo per altt'o una nuovae forse maggiore burrasca poliLica si mi-naeciava nel 4373 verso la Montagna diPistoja , dalla parte checonfinava con il Bo-lognese, dove comandava a nome del pont.Gregorio XI , il cardinale di S. Angelo, ilquäle aveva fiducia di opprimere in unmodo o neir altro il governo fiorentino .Per la quäl cosa la signoria decise di re-sistervi con tutte le forze, dovette in talecircostanza aggravare anche il Comune diPistoja con l’imposizione annua di 42,000fiorini d’oro, e l’aumento delle guarnigioninei castelli della sua Montagna confinanticol territorio bolognese,
Al che si aggiunse nel 4391 un nuovotrambusto cagionato daU’animositä controil governo di Firenze , dalla prepotenzasubdola del Conte di Virtü , allorche allabase Ac’monti di sotto ebbe luogo tra glieserciti comandati dai due piü vadorosi ca-pitani di quella etä, Jacopo del Venne eGiovanni d’Augut, combattimento nel quälesebbene vi s’impegnasse la sola relroguar-dia milanese sotto gli ordini Del Vermecon la vanguardia liorentina comandatadall’Atigut, esso riesci talmente micidialeda paragonarsi ad una giornata campale,tosto che si contarono fra i nemici 2000morti, piü di mille prigionieri, oltre 200soldati a cavallo fra morti e presi. (Ammir.,loc cit.)