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memoria del plo istitutore Francesco Da»tini che fondö in Prato il piü grande senon il piü antico isdtuto di beneficenza,chiamato il Ceppo de’Poveri.
Cotesto Ceppo non fu i! piü anticomentre risale al 4273 il Ceppo vecchiofondato da casa Pugliesi in Prato , mentrel’altro di Francesco Dalini, chiamato ilCeppo nuovo non e piü antico del 1402,poiche l’atto di sua fondazione si trovanel testamento di lni rogato in Prato li31* luglio 4402, chiamando suoi esectitorilestamentarj i consoli dell' arte di Cali-inala di Firenze , volendo che i governa-tori del Ceppo nuovo de’ poveri si eleg-gessero fra i secolari dal tnagistrato ci-vico di Prato , e non mai fra gli ecclesia-stici, che non vi si rizzasse altare, ne visi aprisse cappella o altro, e fare che ildetto Ceppo non potesse mai dirsi Iuogoecclesiastico e da poi per malevoli (diceil testamento) con tilo Io di benefizio ve-nisse invaso ed occupalo.
Era mancato da poco tempo nella suavilla di Careggi Piero de’ Medici detto ilGustoso, quando nel 6 aprile del 4470accadde in Prato un grave ed inattesotumulto, il quäle sebbene in sul primoapparisse pericoloso, altrettanto riuscipresto vano e quasi di niun danno,
Era un lal Bernardo di Andrea Nardiribelle di Firenze il quäle cön l’ajuto delfratello Silvestro e di altri fuorusciti diPrato e di Pistoja in numero di circa 60,comparve la mattina di detto di ed entröin Prato , dove con l’ajuto di certi messidel potestö prese la rocca (forse il ca-stello dell’Jmperatore), s’impadroni di unaporta della terra e del palazzo pretorio,dove appena fatto prigione il poteslä Ce-sare Petrucci, corse con i suoi compagnila terra gridando: « Viva il popolo di« Firenze e la libertä! Ma non avendo« soccorsi, comequei ribelli si aspettavano,« furono presi ed impiccati in sul fatto,« circa 42 di loro, ed a Firenze ne ven-« nero condotti circa 450, oltre il detto« Bernardo Nardi, al quäle nel di 9 aprile« fu poi mozza la tesla , ed alquanti di« quegli altri presi furono impiccati. » —(Filippo di Cüno Risüccini, Ricordi slo-rici ).
L’ Arnmirato nella Storiä Fiorentina(Lib. XXIII) aggiunge, che trovavasi peravventura in quell’occasione in Prato ilcav. Giorgio Ginori fiorentino, il quäleinteso cotesto movimento del Nardi, eoccortosi ch’ egli non aveva che pochicompagni, senza che alcuno di quei ter-Toscana
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razzani avesse preso le armi in suo fa-vore, risolve di raffrenare il furore di co-testo pazzo. Pfer il che raguhati molti 8l-tri fiorentini ed alcuni pratesi, con questiassaltö il Nardi, il quäle dopo corta difesarestö ferito e preso, ed a capo di o orela sedizione mossa rimase terminata.
All’ Art. Pistoja si disse che per causadi una nuova pestilenza accaduta in Pisa nel 4485, i professori di quella universitäsi decisero di portare in quell’ anno loStudio nella terra di Prato ; lo che e an-che meglio dimostrato da una laurea didottorato concessa a Giovanni Yittorio,figlio del magnifico Tommaso Soderini diFirenze , firmata li 25 febhrojo del 4486{üile comune) dal pievano di S. Maria aSovigliana pro cancelliere del eardinaleRalfaello Riario arcivescovo di Pisa , es-sendone promotore Bartolommeo Sozzinosanese, e compromettitori Gio. Sadaletomodanese e Francesco Pepi fiorentino .Data la laurea nel cjinnasio pisano, al-lora nel palazzo della preposilura diPrato dov’ era slalo traSferito lo Studioper cagione di peste. (dreh. Dipl. Fior.,Carte del Bigallo).
Ci siamo intanto avvicinati all’ epocapiü clamorosa, al sacco di Prato , a quelsacco dato nel 4542 dalle truppe spa-gnuole con tale e tanta violenza che sene parla ancora, tanta fu orribile la fe-rocia, tanto barbara la strage di persone,tanto furibondo il sacchegio dato in pre-senza di quel Cardinal Giovanni de’Medicistato preposto della collegiata di Prato ,poscia pontefice col nome famoso di Leo-ne X e de! quäl sacco i Pratesi per lungaetä sentirono i lagrimevoli effetti.
Ma 1’ anno 4542 non fu meno tristo esventurato per Firenze che dove accettaredi buon animo gli esuli tutti della fami-glia Medicea, e cacciarono con il gonfa-loniere perpetuo virtuosissimi altri fedelicittadini.
In fra le cagioni alte a rovinare la re-pubblica, scriveva uno storico fiorentino di quei tempi, una e non la manco, sonoi cittadini i piü favoriti, i quali fatlisicapi del popolo, colä per ritener quellagrandezza, costä per riacquislarla, cercanodi fare ogni cosa che piaccia alla molti-tudine, ne si avveggono che distruggonola libertä dello Stato. E questo e confer-mato nonsolo con molti esempj delle anticherepubbliche, ma ancora delle moderne.Avvegnache il ritorno de’ Medici in Fi-renze, dopo il sacco funesto di Prato , fuil precursore piü solenne della caduta
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