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Continuava sempre a risiedere in Praloun vicario del re Roberto anche ai tempidel duca d’Atene, col titolo di Conserva-tore della giurisdisione, siccome appariscedalla Cronica di Giovanni Villani ai li-bro XII, cap. 2,°, dove si discorre di unacongiura»mal ricscita ai ghibellini fuoru-sciti per impadronirsi della terra di Prato .
Quanti fossero i fuorusciti ghibellinipratesi in quel tempo si puö dedurre dapiü sentenze pronunziate fra 1’44 ed il28febbrajo del 4823 (stile comune), quandofurono ribanditi e ritornati in Prato 814ribelli.
Un bando etnanato in Prato nel di 8settembre del 4337 da Acciajolo Acciajoli,vicario pel re Roberto di Napoli, riguar-dava la libertä accordata in quell’annonella solennitä del S. Cingolo ai carceratiper li civili speltanti al Comune di Prato .
Finalmente, nel 4.° aprile del 4343,poco innanzi la morte del re Roberto, fupronunziata altra sentenza dall’uffizialesopra i beni de’ ribelli, nella quäle si ram-menta un giudizio emesso dal Conserva-tore dei diritti di S. tU. il re di Napolisopra Prato , con la quäle sentenza furonogiudicati validi i rielami fatti dalla Val-vina vedova di Tegghia Pugliesi di Prato sopra alcuni beni di sua dote, dichia-randoli esenti da ogni molestia per qual-siasi delitto politico di Rodolfo Pugliesisuo figliuolo, stato in Firenze dal ducad’Atene fatto decapitare. ( Cronica sud-detta).
Forse qui cadrebbe il destro di ricercare1’ epoca del fatto tragico del suddetlofigliuolo di Falvina Pugliesi, il quäl chia-mö suo erede universale 1’ ospedale diS. Mario della Scala di Siena . (Loc. cit.Carte degli ospedali di Prato .) Ma loscopo di quest’opera non lo permette.
Neli’anno slesso 4343 accadde la mortedi Roberto re di Napoli, ed essendo statariconosciuta in sovrana di quel regno laregina Giovanna, figlia di Carlo duca diCalabria , primogenito ed unico figlio pre-iporto al padre Roberto, i Pratesi cinqueanni dopo (4348), prestarono omaggio ericonobbero in loro signora la stessa re-gina Giovanna, ai di cui vicarj si inan-tennero essi fedeli fino all’anno 4350.Avvegnache nel febbrajo dell’ anno stessoi Fiorentini fecero cosa ingrata, compra-rono per mezzo del gran siniscalco della re-gina Niccola Acciajoli la terra di Prato colsuo dislrelto per la meschina sontma di47500 fiorini d’oro, forniti alla Signoriaa titolo d’imprestito da Francesco di Cino
PRA
Rinaccini di Firenze . (Filippo Rinuccini,Ricordi storici).
D’allora in poi Prato col suo territoriofu incorporato al contado fiorentino , e laSignoria nominö i suoi uffiziali destinatia governare il nuovo paese, recando lecause criminali davanti il potestä di Fi-renze . E allora fu ordinato di unire me-diante un corridore coperto il Castellodell’Imperatore alle mura castellane pocolungi dalla Porta Fiorentina. (MatteoVillani , Cronica, Libro III, Cap. 96.)
Trovo in fatti che nel di 44 gennajodell’ anno 4354 (stile comune ), entrö Ca-stellano nel Castel dell’ Imperatore inPrato a nome della Rep. Fior. messerFrancesco di Tano Guasconi di Firenze ,il quäle poi nel 46 agosto dello stessoanno diede la consegna del medesimo alnuovo Castellano.
Ma la Signoria di Firenze appena com-prata la terra di Prato non si limitö alcorridore coperto aggiunto al CastellodeU’Imperatore, ma fece tosto costruirne(non saprei dov'e) uno nuovo cui prese-deva un castellaino diverso, e distinguendoquest’ultimo fortilizio col nome di Roccanuova, chiaman do 1’ altro Rocca vecchia.Infatti uno dei primi castellani della Roccanuova fu un tale Gregorio di Ra.nieri deiRinuccini di Firenze , il quäle vi entrönel 27 novembre del 4354, quando eraCastellano della Rocca vecchia Carlo delfu Boccino di Figline, Io non starö quia citare molli esempi atti n dimostrareche in Prato nella seconda metä del se-colo XIV si trovavano due castelli, unovecchio e 1’ altro nuovo, e due castellaniche la Rep. Fior. ‘inviava costä ogni se-mestre , poiche ne pariano assai le cartedell’ Arcii. Gen. de’ contralti inviate nelIJiplomatico Fior. — V. l’Art. Prato nelmio Dizionario.
Molte furono le diinostrazioni usate dalgoverno fiorentino a favore de’Pratesidopo essere stati redenti dalla Signoriadi Napoli senza dire delle immunitä con-cesse a quegli abitanti, per cui mi limi-terö a citare un solo favore, quello cioedel 29 gennajo 4384, quando a quel ina-gistrato comunitalivo fu data facoltä dieleggere a suo piacere un contestabile mi-litare con venti militi per recarsi allacustodia della rocca d’ Arezzo .
Poco dopo venne a mancare in Prato un ricco mercadante, il quäle avendo ac-cumulalo molte dovizie senza figliuoli, la-sciö suoi eredi i poveri di Prato , i qualida quattro secoli e mezzo benedicono la