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[Volume terzo. Parte seconda. Parte seconda.]
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la Villa di Albino Cecina, abitata unanotle da Rutilio JNumaziano, che la descris-se nel suo itinerario marittimo del 4-15o 420, con tutlo ciö Rutilio non rammentapunlo il vicino castello di Rosignano , ilquäl luogo non trovo chi ricordi piüanticamente di una scrittura longobardadel 27 maggio 762, allorche il nobile Pe-redeo vescovo di Luccn fece un atto di di-visione con un suo nipote, fra i quali benive ne fnrono ancora di quelli compresinel territorio di questo Rosignano ; e cheivi si tratti del Rosignano nostro, e nondi un Rosignano presso Lucca , lo dichiaral’atto stesso dove aggiunge che quei benierano posti nel distretto di Rossignano oRosignano presso il fiume Fine.

E che in quei beni permntati fra Ten-derado nipote del vescovo Peredeo e Iozio, vi fosse compreso un Cafaggio (pic-colo bosco), lo dichiarö dopo lo stesso ve-scovo nel suo lestarnento del 47 marzo778, col quäle lasciö in dono al detto ni-pote la sua parte de cafadio nostro postopresso il fiume qui vocalur Fines. (Hemor.Luceh., vol. dV, p, I.)

Anche nelP Arch. Arciv. Pisano con-servasi una membrana del luglio 783 pub-blicata dal Muratori (Ant. M. JEoi, t. III),dove si fa menzione di una corte convigna ed oliveto posseduta in Rosigna-no da un tale Ueprando che donolla ad unasua figlio, ad eccezione di una sala (casadi cainpagna), posta nel monle di Rosi-gnano , e di due cafaggi posti alla Sugheraed in Formiciano, nel distretto di Rosi-gnano , ed eccettuata altnesi una vigna si-tuata presso la chiesa di S. Giovanni.

AI quäle atto si firmö fra i teslimonjun Tachiperto, figlio del fu Rateausi diPisa e probabilinenle padi'e di altro Ra-teausi di Pisa , che si disse figlio del fuTachiperto in allra carta lucchese dell’82iedita nelle citate Memorie , (vol. IV,parte II),

Chi sa che quei primo Rateausi pisanoche si dice defunto nel 783, non fosse ilpndre di S, Walfredo, fondatore della Ba-dia di S. Pietro a Monte Verdi ? Ciömi dauno luogo di sospettare i possessiche ebbe in coteste parti la fainiglia an-tica della Gherardesca fino da quella etä,e la vendita che fece li 23 giugno del 4050un conte Ugo, figlio del fu conte Teodicedi quella prosapia, di molti beni, standoin Pisa nel borgo presso la chiesa di SanFelice. E certo pertanto che i conti dellaGherardesca possedevano beni in questicontorni fmo dal secolo VIIF, molto in-

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nanzi che vi acquistassero podere i monacie gli arcivescovi di Pisa , — V. Vada.

Resta dubbio per altro se la chiesa diSan Giovanni del distretto di Rosignano era l’antica pieve di cotesta terra, postain campagna solle pendici ineridionalidello stesso poggio, ossivero se fu la PieveVecchia di Camajano, ch’essa pure fu de-dicata a S. Giovanni, traslocata piü tardiin Castel Nuovo della Misericordia ; tantopiü che il luogo di Suvera ivi nominatoera compreso nello stesso piviere di SanGiovanni a Camajano, come e indicatodu un’altra membrana AeW Arch. Arciv.Pis. del 7 dicembre 958 (stile pisano ) ,edita dal padre Mattei nell’ appendice alVol I della sua Sloria della Chiesa Pi-sana. — V. Camajano.

Inoltre l’antica pieve di Rosignano eraintitolata a S. Giovanni ed a S. Ilario,mentre fu dedicata a S. Giovanni l’anticapieve di Vada restaurata nel 4444, e men-tre la pieve di S. Giovanni sotto Rosi-gnano fu edificata nel 4463, siccome lodichiarano due iscrizioni riportate dalTargioni ne’suoi Viaggi (torn.IV, pag. 436),ed un atto di donazione del 26 aprile del4043 ( stile pisano) , fatto alla Badia diS. Quirico a Moxi (le due Badie pressola Castellina) e seritto in loco finibusFada prope ecclesia et plebe S. Johannis.{Loc eil)

Che poi anche una di esse badie (SanSalvatore a Moxi) possedesse beni nel po-polo di Rosignano , lo dichiara una holladel pontefice Pasquale II data in Firenze li 49 settembre 4406 all’ abate di quellaBadia, (Loc. eit).

Fu intorno al secolo XI che gli arci-vescovi di Pisa incominciarono ad acqui-stare molti beni nel territorio di Rosi-gnano e segnatamente nella sua pianuraverso Vada. II primo acquisto sembraquello fatto verso la metä del secolo sud-detto di una corte che loro donarono imarchesi di Toscana conjugi Gottifredo eBeatrice insieme al castello di Rosigna-no , conferito in seguito ad affitto dall’ar-civescovo Ruggieri I con carta del 9 no-vembre 4425, nella quäle si specificano inomi dei varj filtuarj di Rosignano , non-che la qualitä e quantitä del censo annuoch’essi dovevano. (Loc. eit.)

Da questo documento pertanto appari-sce che fmo d’ allora gli arcivescovi diPisa possedevano beni e case dentroimuridel castello di Rosignano , per le qualicase i fittuarj pagavano di fodro ditre in tre onni 25 soldi, Infalti l’impera-