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[Volume terzo. Parte seconda. Parte seconda.]
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Fra i maggiori corsi d’acqua che inm-biscono il territorio di quesla Comunitäcontasi il fiume Arno , mentre piccoli sonni torrenli che scendono in Arno dal pog-gio di Setlignano o da quelli di Fiesoieattrüverso al terrilorio comunitativo diRovezzano, tali sarebbero i due piccolitorr. Mensola ed Affrico se la storia nonli avesse resi noti e non ne avesse il Bo-caccio composto nn suo poema, il Ninfale.

Fra i monti principali di queslo terri-torio contare si puö quello di Monte Benisulla cui cresta sorge la villa di Casteidi Poggio sopra Vineigliata e Settignuno,che valutasi alto quasi piedi 900 sopra illivello del mare.

In quanlo alle vie rotabili, oltre la re-gia che percorre sul confine occidentuleintorno alle mura di Firenze , dalla Pe-scaja della Zecca fino presso alla Portaa Pintij oltre quella che seguita per SanGervasio, e quella dettu del Crocifisso, ecc.,havvi la regia postale Aretiuu che attra-versa dalla Piazza de’Bovi alla Porta allaCroce fino a Giroue; havvi la strada co-munitativa che passa sulla ripa destradell’Arno giä detta della Piagentina e lastrada rotabile appellata di sopra , cheentra nella Gomunitä in discorso allapiazza de’ Bovi, s’inoltra per S. Salvi e peril ponte a Mensola e di lä sole a Setli-gnauo, ecc., ecc., senza dire di tanti al-tri tronchi di strade comunitative cheattraversano cotesto territorio per con-durre a delle chiese parr., conae a S, Salvia Varlungo o a delle ville signorili.

La strada regia postale diretta a Ro-vezzano fu decretata dalla Signoria di Fi-renze con riformagione del 44 agosto del4320 allorche comandö tracciarsi in linearetta la strada che dalla Porta alla Croceal Gorgo conducesse al detto Borgo di Ro-vezzano, dove attestare doveva con la viadel Pontassieve , non poteudo essere piüservibile (dice la riformagione) la stradaveccliia (forse della Piagentina) attesi idanni cagionati dal fiume Arno .

AU"Art. Guarlone dissi che i noini diGuarlone, di Bisarno, Ripoli e Varlungo,rimasti da molto tempo a questa conlra-da, danno a divedere che in cotesto tra-gilto l’Arno ha dovuto vagare e formarede’Guadi lunghi (Fadum longum) de’doppjalvei o bisarni e delle varie ripe.

Che poi presso !a ripa destra dell’Arno nei contorni del palazzo di Guarlone esi-stessero delle mulina, lo indicano non solole tracee di muro di una gora che con-duceva le acque dell’Arno al cosi detto

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Mulinaccio, uta piü di tutto lo ntanifeslavaGio. Villani al cap. 447 della sua Cronica,lib, XII, dove sono indicate le Mulina diS. Salvi ed il muro stato fatto alla de-stra dell’Arno , che dal e del pontereale (ora la Zecca veccliia ) proseguivafino alle dette Mulina, onde allargare l en-trata in Firenze al fiume Arno , acciocchecrescendo le acque non fossero venule disopra ai fossi e mura di qua dalla Portaalla Croce, ecc., comeavvenne l’anno 4333.

Realmente il corso dell’Arno fra il Pon-tassieve e Firenze a partire dalla con-fluenza in esso della Sieve, avendo unapendenza di circa br. 3 2/3 per miglio,somministra una forza motrice sufficientea mandare molte mulina ed u costruirvigrandiose pescaje , le quali frequenti tul-tora sussistono in cotesto tragitto , dovesi contano davanli ai due borghi di Ro-vezzano due grandiose pescaje, la primanei popolo di S. Michele e l’altra nel po-polo di S. Andrea.

Era perö riserbato ai tempi nostri divedere introdolta in una di quelle fab-briche una macchina idraulica capace nonsolo di muovere nel tempo stesso moltemacine , ma di migliorare sensibilmenteuna manifuttura colanto neccssaria al-l’umana economia.

Le mulina di S. Andrea a Rovezzanopossedute dai fratelli Vitali si dividono indue edifizj uno antico e l’altro moderno,quello antico con sei palmenti che maci-nano secondo il vecchio sistema,acquistatodai inedesimi fratelli nel 4826 dal capi-tano Alessandro degli Alessandri, ed ilfabbricalo moderno piü grandioso e piünotevole del primo fu edificato anni sonodi pianta sul letto del fiume accosto allafabbrica antica, e costä fu applicata lamacchina idraulica di ferro fuso, messain movimento da un gran rotone di ferroparimente fuso che ha il singolare privi-legio di poter innalzare o abbassare fassecentrale quante volle crescono o diminui-scono le acqufe della pescaja, in guisa checoteste mulina hanno il pregio di poleremacinare quando gli altri nuilini o perescrescenza o per povertä delle acque sonocostretti a starsene inoperosi.

Cotesto gran rotone mette in moto neltempo stesso Otto macine, un vaglio peril grano , un volano o porta sacchi , dalprimo al terzo piano e viceversa, un dop-pio buratto , una nuova macchina datornire il ferro ed una tromba da pozzoche somministra aequo in copia per la-vure nell’aja conligua il grano.