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[Volume terzo. Parte seconda. Parte seconda.]
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lino cessö di essere Stagno marino, e

forse innocuo’alla contrada,

Cotesto Padule che negli Ultimi tempicon la sua perniciosissima gronda occu-pava circa tre miglia di superficie quadr,,trovasi fra Folionica e lo Scalo, giä Portodi Scarlino, ora detto Portiglione, che hala foce in mare alla torre del Pontone,dove il Padule offre un piccolo Chiaro undi approdahile dai legni a vela latina. Maquando questo Chiaro cessasse di essereStagno marino, senza gründe palustri, lotacciono le mcmorie superstiti o quelle dame conosciute, meutre i marazzi palustridi Scarlino si rammentano sino dal 2 ot-tobre 4408 nella donazione fatta al ve-scovo di Roselle della metä del castello,corte e padule di Scarlino.

Ma quel documento lascia dubitare cheivi trattisi di un padule nella giurisdizionedi Scarlino, come quello, per esempio, diPian d’Alma , compreso nella Diocesi diGrosseto e non di quello di Scarlino chefino d’ allora era compreso nella Diocesidi Populonia, poi di Massa Marittima .

Comunque sia, io dubito che il Padulepredetto, anzj lo Stagno Marino in discorso,hei secoli romani non esistesse, sia perchenon ne fece nienzione Rutilio Numazianonel suo ltinerario marittimo fra Roma eLuni , ed anco per la ragione che costidove ora esistono le gronde orientali didetto Padule, esiste il lastrico di un’an-tica strada, appartenuta probabilmenteall'Aurelia nuova o Emilia di Scauro .

Alle mie istanze fatte nel 4843 al si-gnor commenlatore Alessandro Manellidirettore del Dipartimento acque e stradee del bonificsmento delle Maremme, ilquäle gentilmente rispose alle notizie ri-chieste: d.° che il piano deil’ antica viadentro il Padule di Scarlino, apparisceinferiore al livello del mare in tempo dimarea; 2.° mache il suo livello e difficilea determinarsi in quanto che la detta vianon e in piano, e sembra posare ora so-pra rialti ora sopra degli avvallamenti,gli Ultimi de’quali sono costantementesommersi.

Alla quinta riunione poi degli ScienziatiItaiiani tenuta in Lucca nella secondametä del settembre 4843, alla Sezione diGeologia , fu discorso dell’ origine delleterre paludose nelle spiaggie de'due mariin Italia .

Che se qualcuno non mostrossi affattoalieno dalle teoriele quali ammettono diversiavvallamenti e sollevamenti parziali lungole cosle de’due man, in tempi che la geo-

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logia chiamerebbe remotissimi, questo delPadule di Scarlino sembra che serva diuna riprova, per il fatto della via an-tica dove ora domina il Padule di Scar-lino, che non poteva tracciarsi costi quandovi fosse stato un corpo d’acque palustri,sieche il suo bacino dev’ essersi avvallutoin tempi storici.

E non solo il Padule di Scarlino puöcontarsi fra gli avvallamenti moderni, manon meno di quattro esempj parziali for-niscono le toscane maremme, senza cheil littorale abbia subito una corrispon-dente variazioue; il primo caso, e forseil piü antico di tutti, fu raccontato daGiulio Obsequente, quando sotto il con-solato di P. Cornelio Scipione Affricanoe di C. Fulvio Flacco (434 anni innanziG. C,), si sommerse nella marina di Luni una superficie di 4 jugeri di terra (circamille metri quadrati), dove poi quella ca-vitä si converti in un lago; il secondo sem-bra essere accaduto al lago di Porta nelcui fondo furono scoperte tracce di unavia antica selciata come quella del Paduledi Scarlino; il terzo caso e accaduto nelloStagno fra Pisa e Livorno , dove passönel principio del secolo V Rutilio Numa-ziano per un cammino totahnente asciutto:Jpse venor Pisa (da Porto Pisano) quodsolet ire pedes. La cosa medesima proba-bilmente e accaduta ai padule di Vadain un’epoca posteriore a quella di INuma-ziano, nel tempo che la buja davanti alloscalo di Vada da quella etä non variöpunto ne poco al pari degli altri litto-rali.

In quanto alla fabbrica sotto marinaesistente tuttora presso la Torre S. Li-berata lungo la via che dal tomboloconduce al Porto S. Stefano, vedi l’Ar-licolo Porto S. Stefano. Dicasi la cosastessa alla foce della Humana del Paduledi Castiglion della Pescaja, e cosi dello Sta-gno di Orbetello.

Che poi il selciato della via antica esi-stesse affogato nel Padule di Scarlinoanche nel secolo XIII, lo dichiara il Brevqpisano del 4283, detto del conte Ugolino,al libro IV, Ruhr . XII, dove si parla del-l’obbligo di quel potestä di far riattare iponti e le strade, fra le quali quella cheera nello Stagno di Portiglione, obbligandoi Comuni di Scarlino e di Castiglion dellaPescaja a porre vicino ad essa de’buoni palilunghi per segnarne le tracce.

Ho detto che allo sboeco del Chiaro diScarlino esiste una Torre di guardia, de-nominata del Pontone di Scarlino da un