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[Volume terzo. Parte seconda. Parte seconda.]
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repubblicn con molte piazze di Toscana edi fuori, lo smentiscono abbastanza nonmeno cbe i fatti indicati da Francesco BaUdueci Pegolotti di Firenze , pubblicato laprima volta dal Pagini nel vol, III dellasua opera della Decima .

In un inio scritto letto anni sono al-1T. R. Accademia de’Georgofili e pubblicatoin un voiume de’suoi atti, tenni ragio-namento de! commereio vivo che Siena nel seeolo XIV teneva con Montepulciano di generi da spedirsi di lä dalle Alpi .Ma che le principnü famiglie di Siena alpari di quelle di Firenze escissero dal-l’ordine de’mercanti non lasciano dub-biezza alcuna i fatti.

Avvegnache se in Firenze la famigliade’ Medici in tal guisa si arricchi e soprale altre primeggiö, in Siena non fu dameno la famiglia Saiimbeni, e questi comequelli sebbene nati in due cittä scarse as-sai di marina, nonostante o direttamenteo indirettamente furono a parte e si ar-ricchironocol commereio in ispecie di Le-vante.

Che poi i Saiimbeni fino dal seeolo XIIIsi arricehissero con la mercatura, lo di-chiara il piü nntico storico toscano Ri-cordano Malespini, al cnp. 465 della suaIstoria Fior., dove dice che i Sanesi ed ifuorusciti fiorentini accettarono dulla com-pagnia Saiimbeni, che allora erauo mer-catanti, ftorini 20,000 d’oro, quando ilfiorino d’oro, paria! gigliato, valeva circa24 soldi, e posero pegno la Rocca a Ten-tennano (ora Rocca d’ Orcia) e piü altrecastella.

Nel seeolo XIY la compagnia Saiimbeniera fra le piü rieche di Siena , mentrepochi anni innanzi i grandi fallimenti cheseguirono in Firenze nel 4339 delle Com-pagnie de’Scali, de’ Peruggi e de’Bardi,era camarlingo mess. Benuccio di Gio-vanni Saiimbeni, talche per piü anni egliebbe a distribuire ai 46 capi di . famigliedi detta consorteria circa 400,000 fiorinid’oro per ciascuno; quello stesso Benuc-cio Saiimbeni che in quel tempo (circa il4528 e non 4538, perche giä da moltianni aveva lasciata vedova donna Marghe-rita de’conti Alberti diYernio, comepuü vedersi a quell’ Art.), essendo appro-dato in Port’Ercole un ricco carico di la-vori di seta venuti di Soria, lo com-pro per intiero in contanti al prezzodi 430,000 fiorini d’oro, qunndo il fio-rino d’oro, ossia gigliato, costava sopra letre lire ; e lo stesso mess, Benuccio speditutte quelle inerci in Siena , dove npri tre

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fondachi per vendere quei generi all’ in-grosso o al ininuto, ed in termine di unanno poche ne restarono. (MÜratorf, H.Ital. Script., tom. XV).

Nel 4383 peraltro molti bnnchieri CaI— -Iirono in Siena , onde il magistrato dellamercanzia fece un decreto ehe niuno po-tesse tener banco se prima non desse ri-colta sufficiente di 4,000 fiorini d’oro.

Ma in quel seeolo non solainente i se-colari, ma ben anche i sacerdoti fioren-tini e sanesi si applicavano al brutto ine-stiero dell’usura, talche il vescovo AlvaroPelagio nel suo trattato De Planctu Ec-clesiae, al libro II, eap, 7 scriveva, chemolti p relati fiorentini e sanesi esercita-vano continuamente l’usura con i denaridelle chiese, talche in Siena fu presa nel4339 la determinazione, che nessuna per-sona in Siena o nel suo contado potesseprestare a usura se prima non si facessescrivere nel libro detto Dsurajo di Bi-cherna. (Müratori, Ant. SI, Moi, disser-tazione XVI),

Ma per tornare alla ricchezza fatta dallepiü potenti famiglie sanesi merce la mer-catura, diro che questa sebbene in grandesia diminuita, sebbene non si trovi piü inSiena quella classe o ordine di artigiani,di che paria spesso la storia di quella re-pubblica, non e cessata perö 1’ industriunei piceoli mercanti, specialmente dopoche per muniflcenza del grau Leopoldofurono abolite le caste di atti e mestieri,dopo che merce sua fu tolto dalia To-scana quell’immenso numero di passagge-rie e di pedaggi che assiepavano ognipaese, ogni cittä. Del rimanente, diro conun dottoeconomista moderno, la perfezionede’ prodotti dell’industria manufattrice sa-rebbe stata anche maggiore se non fossestata esercitata da corpi privilegiati. In-fatti dalia prima esposizione delle mani-fatture sanesi eseguita nell’agosto del 4842,si rileva quali manifatture fioriscono tut-tora in questa cittä, dove primeggiano itessuti di seta lisci, ad opera, ed anchein oro, i tessuti di lino e cotone, gl’inta-gli in legno, ecc., ecc.

UOMINt Piü’ CELEBRI NELLE SCIENZEE INELLE LETTERE.

Se dovessi noverare gl’ ingegni sanesipiü insigni in varj generi di virtü , nonbasterebbe un grosso libro; perciö la-sciando a parte i piü famosi per dignitä,santitä ed eresie, mi limiterö ai priuci-pali e piü noli artisti, lettcrati e seien-