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[Volume terzo. Parte seconda. Parte seconda.]
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fondamenti della chiesa di S, Giovanni

del vescovato.

Lo che serve a confermare che la co-struzione della chiesa di S. Giovanni delvescovato, sopra la quäle fu innalzato ilcoro del duomonon e piüantica del <1300.

Ond’e che furono i deputati eletti nel 17febbrajo del 1322 per la sospensione del-1’ opera nuova della stessa cattedrale chesi voleva innestare con la fabbrica antece-dente; ina all’Art. Papajaro di Val d’Elsarammentai una sentenza data da due ca-nonici sanesi nel 31 ottobre del 1220delegati dal pont. Onorio III in cui silegge, che essa fu pronunziata nell’ operanuova fuori la chiesa maggiore di Siena ,lo che indicherebbe che cotest’opera nuo-va, la quäle nel 1322 si voleva innestarenlla chiesa maggiore di Siena esisteva giäda un secolo innanzi! 1

La lunghezza totale di questo ornatis-sinio duomo e di braccia 153, nella lar*ghezza della crociata br. 89 e br. 42stelle navate.

IIo detto questo duomo ornatissimoessendo che non vi h angolo che possadirsi nudo a incoininciare dalla sua fac-ciata fino al fondo del coro, dal suo beipavimento lino al suo fastigio, talche sa-rebbe impossibile includere in un breveparagrafo la nota delle sue bellezze arti-stiche, fro le quali la libreria dipinta dalPintaricchio, il grandioso pulpito scolpitoda Kicola Pisano, il pavimento storiatodel Beccofumi, ecc. ecc.

Palazzo pubblico o del Concistoro —Una delle fubbriche piü grandiose e forseanche piü antiche della gran piazza delCampo e quella del palazzo pubblico in-cominciato intorno all’anno 1284 e con-tinuato fino verso il 1330 un anno dopoche Simone Miemmi dipinse in quelle pnretila presa di Monte Massi e di Sasso Forte.

Sorge questo palazzo davanli la piügran piazza contornata tutta da palazzidi marciapiedi larghissiini e di una fontemagnifica scolpita da Jacopo della Quer-cia. La quäl piazza innanzi la edificazionedel secondo giro delle inura di Siena ,doveva restare esclusa dalla cittä, mentreuna delle porte del primo cerchio, la PortaSalarOj troravasi sulla larga salibella chesbocca in piazza detta la Costarella de’ßarbicri all’ingresso della via de! Casato.

Che questa piazza fino dal secolo XIVservisse di mercoto io dichiara il pagamentofatto nel 1339 dai Caniarlinghi di Bichernaad alcttne mäestranze, che terminaronoCampura fori in pede Portae Salariae,

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E in cotesto ampio recinto, dove sboc-cano undici strade, che gira da 570 brac-cia ed ha la forma di mezza conchigliaincavata, e dentro colesta grande arca,dove si alfolla nel due luglio e nel 16agosto una popolazione entusiasta talvoltasuperiore a quella della cittä per assisterealla corsa di 10 fantini delle 17 coutrade,la cui festa piü degna di un poema chedi un Dizionario corografico fu con en-tusiasmo descritta dal siciliano GiuseppeLa Farina nel settembre del 1842.

Spedale di S, Maria della Scala. — Sela Toscana sopra ogni altra provincia ri-chiama a se l’occhio e la meditazione ditnnti estranei per le molte e per le anti-che istituzioni di opere di beneficenza,Siena ne conta in questo genere molte,una delle quali supera in antichitä tuttele altre di quel genere. Io intendö diredello spedale di S. Maria della Scala isti-tuito fino del secolo IX ante gradus, da-vanti alle Scalere della faceiata del suoduomo, dove esisteva fino d’ aüora uuospizio per ricevere i pellegrini, sortopiü tardi in un grandioso spedale cheservi di modello n raolti altri della To-scana .

Nella fabbrica piü anliea di detto spe-dale, denominatfl §gnipre i’l Pellßgriniljoesislono buoni affreschi.

Esso nel 1280 contava giä 514 posses-sioni, ed il granduca Leopoldo I coumotuproprio del 22 ottobre 1779 co-mandö si riunissero a questo varj ospeda-letti minori sparsi nelia cittä, e che sialienassero tante graneie (tenute) attinential medesimo, con lo scopo di rendere piüfruttiferi quei possessi, e di rendere incontantilurendita annuale di cotesto stabili-mento pio,che oggi conta circa L. 180,000annue,

Non parlerö qui ne dello spedale deglialienati, perche istituzione troppo moder-na, al pari di quella di mendicitä, di asiliinfantili, ecc,, ecc., ne delle grandi chiese.di S. Domenico, di S, Francesco, deiPP. Servili e di S. Agostino , per quantolo meriti il suo collegio Tolomei, poichea riparare a questa ed a moltissime altremancanze poträ supplire una guida deliacittä. Parlerö piuttosto dell’industria an-tica e della ricchezza di questa cittä.

Dicendo dell’industria antica di questacittä, intendo di escludere i tempi Medi-cei, non giä come disse il Fedeli, chenon attesero mai ad Industrie alcune,mentre il fatlo di Talamone ed il cora-mercio che faceyano nei tempi della loro