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[Volume parto. Parte seconda.]
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XXXIX
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mnoBtaioisE

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In terra del conuine lalvolta ad alcuno non si obbedisce e talvolta al piü potente,o per dir meglio, a lui si presta quell’onorc che ai signori e dovuto.

I popoli deboli obbediscono ai forti, quantunque retti da proprie leggi e non sudditi.Ma a chiunquc obbediscano, non pagano perciö un tributo annuo maggiore di venlisoldi. Chi e poverissimo, clii abita nelle fortezze o nelle cittä inurafe, e !e vedove, vannoesenti da questo leggerissimo tributo. Intin dailo stabilimento d’Aleria e di Mariana,alcuno non ha mai potulo aumentarlo, e quantunque sieno i Corsi sovente troppo de-boli e privi di ajulo per far fronte ai forestieri, ciö nonoslante,la libertä mantenneroillibata contr’ogni dominazione : ne soltanto fu lecito a chiunque di vendere o compraresale, ma eiascheduna cittä si eiegge ogni anno i suoi magistrati, che formano un se-nato, e come nelle libere cittä con ugual diritto si governano. Laonde ini seinbra chela Corsica sarebbe inespugnabile, se da un solo e medesiino imperio fosse retta.

Con giustizia ed umanitä, piü del costume degli altri, i Corsi vivono tra di essi:con maniera ammirabilc serbano la giustizia nella vita privata: e se nasce differenza,anche in terupo di guerra, eleggono per arbitro c giudice un uomo probo, alla di cuisentenza, come se emanata fosse da magistrato, si sottomettono; essendo appo di loroil diritto e la ragione dei beni piutlosto conferito dalla natura che dalle ieggi ».

Come nelle altre parti d’Italia , cosi in Corsica appo il volgo sono superstiziose cre-denze, le quali forse piü che allrove dureranno , si per il dominio affatto forestieroche poca istruzione puo spargere con una lingua che non e inlesa dai piü, c si peri non grandi mezzi di coinunicazione tra luogo e luogo. Lc note apposte dal Grimaldidi Gian Vito, uno dei piü eletli ingegni di Corsica, ad una sua novella inserita dal Tom-maseo nella raceolta dei Canli populuri,(mno conoscere le principali di tali supersli-ziose credenzc. Eecone alcune: Se la malucella, il gufo , vagola sulla casa di talunomcttendo reiterate strida, si roputa di sinistro presagio. Credesi comunemenle in Nioloche il rispondere ad una voce che ehiama ne! silenzio della notte, quando questa vocee reputata di (rapassato, cagioni imlubildtamenle la morle. 1 paslori di lä da’montisono repulati per i piü sapienli conosrilori di scapole; viene loro attribuita l’arte dileggere le cose future sugli ossi (teile spalle o scapole degli aniinali. Ve ne sono anchein Niolo di mollissima faina. Si presta piü fede da’ paslori a 7 loro oracoli che alle piüconosciute verilä. Il valicinio su Bonaparte ö nelle tradizioni popolari. Non ambo gliossi, messi a nudo, sono indizio dellc cose avvenire, ma soltanto l’osso della spalladeslra: un loro proverbio dice: La destm spalla sfalla. Grandissima e la fiducia dialcuni montanari nelle reliquie e negli scapolari che portano al collo. Si credono cosifatali e invulnerabili., Non ternono perciö ne il piombo ne la puntura velenosa delnialmignalto. In alcuni villaggi raccontasi che nella notte di tanto in tanto odesi ilsuono di piccolo lamburo, che annunzia la mortc di qualcuno. Si crededai montanariche le anime dei morti vadano nella notte alla casa d’un che deve morire, e che vifacciano tutto ciö che fanno i Battuti, eonfraternita de’morti, quando vengono a levareun defunlo, prima perö che il gallo ahhia cantato. Dopo il canto del gallo credono sidisperdano e si lengano ascose nelle lotnbe, ne’ cimiteri e nelle chiese. Il mal d’occhioo fascino e temuto dalle donne di Niolo. La fattura e una specic d’ incantamento no-civo ai fanciulli. I montanari credono che il diavolo operi in gran parte le stregoneriedi cui tanto si parla nelle montagne; ma che un segno di croce basli per fugarlo.E credenza che pure un segno di croce faüo sul guardamacehie renda nullo qualunqueincantamento sopra un arme da ftioco. E tali incantamenti atlribuiscono ai morti, chesecond’essi impediscono io sparo d’un arme da fuoco, perche qttel colpo basta a dispeF-derli in modo da non potersi riunire prima di dieci anni.

Quel raro ingegno di Niccolö Tommaseo , ehe con alfelto sapiente illuströ i Canti