PREFAZIONB
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Sceverando il favoloso delle antiche tradizioni sulla primitiva sua. popolazione, öcerto che essa fu meta di parecchie migrazioni, alleltandole colla copia de’ suoi doninaturali.
Gliarditi navigalori fenici , gli esteri commilitoni associatisi ailoro conquisti, hannocertamente il vanto di essere stati i primi a venirvi.
Fatti essi nelle Spagne opulenti, dedussero nei luoghi piü opporluni numerösecolonie; nela Sardegna , che serviva di posa nel veleggiare dell’orlente, poteva essereda loro intralasciata.
Di una prima colonia, argiva che vi arrecö l’amore alla vita campestre ed all’agri-coltura, vien creduto condottiero il famoso Aristeo; e se puö spargersi dubbio sullavenuta del personaggio, certo e d’altronde il beneficio arrecato dell’agricoltura, adoin-brato nel racconto.
Norace condusse dall’Iberia nella parte meridionale dell’Isola altre genti, che daesso si appellarono Noresi; e la cittä, costruita presso l’odierna Pula , ebbe pureil nomedi Nora.
Alcuni anzi credono che i monumenti anlichissimi chiamati Nuraghi debbano inome alla venerazione in cui questo capitano era tenuto.
In diversi tempi e su diverse piagge della Sardegna approdarono indi i seguaci tro-jani del fugitivo Enea, dallo Gallia i Celti, da Populonia gli Etruscln, dalla patriaond’erano discacciati, i Siculi.
Ma le piü gloriose e meno incerte memorie che rimangono sulle primitive coloniesono quelle delle (amose migrazioni di Jolao coi Tespiadi e di Sardo coi Libici.
Si hanno medaglie, eolle quali all’epoca dei Romani Venne onorato il Sardus pater-,Tolomeo accenna il tempio edificalo in di lui onore presso al capo Frasea, sulla spiaggiadel golfo di Oristano. Pausania descrive la slatua di Sardo mandata in oblazione daglilsolani al tempio di Delfo; e piü il nome di Sardegna riinaslo all’ isola fa fede dellavenerazione in che fu tenuto.
Attestano poi il nome di Jolao i popoli Jolaesi, sovente ricordali, nonche le lorogesla, sebbene oscurate da tenebre mitologiche, e la cillä di Jola.
Finalmente, per testimonianza di Plinio, ripararono nella parte settentrionale dellaSardegna i Corsi, in occasione di patrio tumulto.
Cosi frequente concorrenza di popoli da parli disparate mostra in quanta stimanei piü lontani tempi era tenuta la Sardegna , cosi che Eradoto non dubitö di chia-marla, per bocca di capitani greci, la massima delle Isole.
Ma, ment re pacificamente viveano immemori delle nazionali rivalitä, una irruzionelibica arrecö agli abitatori della Sardegna il terribile flagello della guerra. ln questoevento, i Greci, specialmente soggiacquero ad esterminio, gl’Iliensi ed i Corsi essendosiriparati sulle piü alte montagne, e quivi continuando a sostenere la propria indipen-denza.
La prima spedizione cartaginese, condotta da Marcheo nel B 28 , ebbe un cattivo ri-sultato per gl’invasori; avendovi trovato tale resistenza, che messi fuga furono co-stretli a ritornare in patria: Marcheo, che H aveva guidati, subi la pena dell’esilio.
Asdrubale tentö di riparar l’onta con uoa seconda spedizione, che non fu piü for-tunata della prima; ma dopo I’occupazione delle Spagne, essendovisi condotto con unaterza armata, soggiogö l’isola, ad eccezione perö delle regioni montuose.
ln questo modo, avendo messo a ferro e a fuoco la contrada, i Cartaginesi vi sistabilirono.
Soli gl’Iliensi ed i Corsi, che sdegnosi del giogo straniero eransi ricoverati nellecaverne delle montagne, si mantennero indipendenti.
La dominazione dei Cartagiuesi fu dura tanto, che per tener sottomessi i Sardi