LXXVI1I
PREFAZIOXE
ricorsero al barbaro spediente di proibir loro ogni mezzo industrioso di sussislenza; egiunsero persino a far troncare tnlti gli alberi fruttiferi dell’Isola , con minaccia dellapena di morte a chi fosse stato ardito di ripianlarveli.
Tale inaudita misura non fruttö loro che una maggiore esecrazione, cosicche glistessi Spagnuoli, loro inercenarj, diserlarono, fortificandosi nelle montagne dove, colnome di Balari viveano di latle e carne dei loro bestiami e di caccia, come gli altrimontanari.
Non e quindi a meravigliare se tuinulluosa , mal ferma e sempre a malincuoresofferta fu la signoria cartaginese in Sardegna per lo spazio di dueeento seltanloltoanni.
I Carlaginesi furono soppiantati dai Romani. Questi, dopo la prospera Guerra Pu-nica di Sicilia e la vittoria navale di Duillio, decisero di far la conquista della Sar-degna .
Lucio Cornelio Scipione, 2S9 anni avanti Gesü Cristo, s’impadroni d’Olbia , dandouna rotta segnalata ai Cartaginesi. Nella battaglia mori lo stesso Annone. 11 vincitore siaddenfrö nellTsola tanto, che consegui l’onore del trionfo, menando dietroilsuo carroin Campidoglio un gran numero di schiavi Sardi.
II console Cajo Sulpicio prosegui con egual Sorte nella seguente campagna le vit-torie di Scipione , cosi che l’esercito cartaginese, ammulinatosi, si ribellö al suo con-dottiero Annibale di Giscon e lo appese sulla croce, facendogli ingratamente paga-re il fio di una sventura della quäle non avea colpa.
Intanto scoppiava in Africa la guerra dei Mercenarj.- la sedizione si appiccava an-che alle truppe della Sardegna : Bostare, che le conduceva, veniva proditoriamente uc-ciso: ed un secondo Annone, mandato a reprimere la sollevazionej era dai ribelli cro-cifisso, facendo essi un orrendo macello di tutti i Cartaginesi diinoranli nell’Isola .
Se non che per i Sardi non era la Sorte assai migliorata: all’usato odio contro iCartaginesi era in essi subentrato il disgusto della tirannide militare esercitato dairibelli mercenarj: cosi che questi, assaliti da ogni parte, si videro costrelti a lasciare laSardegna per non restarvi manoinessi dagli insorti.
In tal modo l’lsola rimaneva padrona di sö stessa. Ma i soldati mercenarj d'Africa ,per vendicarsi dell’onta ricevuta, ricorsero ad un vergognoso spediente: promisero aiRomani la conquista dell’isola se si fossero seco loro collegali.
Daprima la proposta non fu accettata dai Romani; ma poi cedendo allo spiritod’interesse, piü forte della btiona fede, il Senato Romano aggiunse l’onta allo schernochiamando i Cartaginesi mancatori di fede; e assaliti e vinti i Cartaginesi, li condannöad una forte multa.
La Sardegna perö era troppa bella preda perchö i Romani si astenessero dalporvi piede, e il pretesto non poteva -mancare. Infatti, non ancora si era Cartagine ria-vuta dai sofferli disastri, che il Senato Romano , il quäle una volta per sempre volevasbrigarsi della potente rivale, le dichiarö per futile pretesto la guerra, se non cedevail possesso dell’Isola .
Ecosi fufatto; i Cartaginesi, spaventati, cessero quanto i Romani volevano. Poco dopoperö scoppiava l’orribile reazione di Sagunto, e quindi la micidialissima Seconda GuerraPunica .
Roma intanto era padrona della Sardegna , ma non era tranquilla. I Cartaginesidi sottomano incitavano alla rivolta quelle popolazioni montanare che erano sem.prestate insofferenti di domiuio straniero. Queste inalberarono la bandiera della rivolta.
Tito Manlio Torquato fu mandato a domarli: riuscito felicemente nell’impresa,ebbe l’onore del trionfo. Ma i Sardi due anni appresso ripresero le armi, che poi de-posero costrelti da Pomponio Muto, e quasi subito impugnaronle di nuovo per indi a