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cattolica, il papa Paolo III , ad istanza diquel vescovo, eresse mediante bolla del 7delle calende di febbrajo 1856 la chiesadi La-Roche in collegiata insigne e neconipose il capitolo, che con zelo e co-stanza adempi a’propri doveri per 287anni sino al 21 febbrajo del 1795, quandoi membri che lo componevano furonodispersi per nver tutti ricusato di pre-stare il giuramento richiesto dal proclamadei commissarj della Convenzione Na-zionale.
Appena gli abitanti di La-Roche eranoliberati dalla peste, che desolö la cittäloro nel 1887, la guerra scoppiö fra Berna,Ginevra e il duca di Savoja, dalla quäleebbe danni gravissimi. Li 19 raarzo 1890quattro compagnie di cavalleria ed unadi fanleria, uscite da Ginevra , e coman-date da Gabier, sorpresero di gran mat-tino i pacifici abitanti di La-Roche. Avendoatterrata la porta della Perrine, i Gine-vrini ne scannarono la guardia compostadi dieci borghesi: essendosi sparso l’al-larme nalla cittä, il canonico Pietro Damexcorse con tutti que’ coraggiosi borghesiche pote incontrare a difendere 1’ ingressodella chiesa collegiata. Gli sforzi e il co-raggio di questo ecclesiastico furono inu-tili; circondato da tutte parti, fu uccisoda una archibugiata sulla porta dellachiesa; i valorosi borghesi eh’erano staticon lui in quella difesa vennero uccisiegualmente, ed entrati i Ginevrini nelterapio, tutti gli oggetti del culto callo-lico vennero profanati, rotte le statue e leimmagini, e predati tutti gli arredi; furonodel pari saccheggiate le case dei privati.
Gli abitanti di La-Roche per assicurarsidalle sorprese dei Ginevrini organizzaronouna milizia urbana, e Carlo Emanuele Imandö in loro ajuto 300 cavalieri napo-letani, alcuni archibugieri e sei compagniedi fanteria. Non potendo qnesta guarni-gione frenare le incnrsioni di SanGy, chenel dicembre e nel febbrajo del 1892prese ed arse i castelli di Boringe e diPolinge, Olivarez, generale spagnuolo,venne a rafforzare il presidio di La-Rochecon seimila fanti, quattrocento dragonie Cinquecento lancieri comandati da Ame-deo Gerbaix de Sonnaz, dal marchese diTreffort e dal conte di Chäteauneuf; essifrenarono le scorrerie del barone di Con-forgien, combatterono a Monthoux surAnnemasse, e impedirono ai Ginevrini dicingere d’assedio Bonne.
La baronia e il mandamento di La-Rochedopo essere stati 1’ appannaggio di parec-5AV0JA
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chi principi di Savoja e di Nemours , pas-sarono nel 1893 alla casa di Morolles, enel 1609 al marchese di Lullin, i cui di-scendenti ne furono in possesso sino al 1678,nel quäl tempo questo illustre casato siestinse nella persona della marchesa diPancalieri. Vittorio Emanuele II li eressein marchesato con lettere patenti del 21febbrajo 1682, e gli infeudö a N. Tom-maso Graneri conte di Mercenasco, mini-stro e sopraintendente generale delle fi-nanze di Savoja. Questa infeudazione ec-citö qualche malcontento, e diciotto casenobili di La-Roche ricusarono di sotto-mettersi alla giurisdizione del nuovo feu-datario. D’accordo cogli abitanti esse caseofferse al duca di Savoja la leva di unreggimento per conservare i loro antichiprivilegi e le loro franchigie; e il reggi-mento fu effettivamente organizzato e co-mandato nel 1690 ai campi di Curtil e diFessons dal marchese di Sales, la cuifamiglia era delle principali di La-Roche.Ma queste Offerte ed ulteriori rimostranzenon poterono far cangiare le determina-zioni del duca di Savoja in favore dellacasa Graneri di Torino , e non fu chenel 1/74 che questa cittä potä ottenered’essere ainministrata da un consigliopermanente composto di 12 membri pre-sieduli da due sindaci.
Dopo il 1762 fino al 1777 i re di Sar-degna tennero una guarnigione svizzera di 400 uomini nella cittä di La-Roche.La sua breve distanza da Ginevra dandoil mezzo di fornire i distaccamenti diCarouge e di Chöne ed essendo il mer-cato settimanale abbondantissimo in gra-naglie e derrate d’ogni specie, la Casa diSavoja venne nella terminazione di porviun numeroso presidio di soldati che vi-vevano a miglior patto che in qualsivogliaaltro sito di Savoja.
Ebbero i natali a La-Roche , o vi do-mieiliarono lungo tempo: parecchi uominiillustri, fra’quali: Pietro Fabri, 71.° ve-scovo di Ginevra , iiglio del nobile GinodFabri, signore di Bignin , nel paese diVaud, borghese di Ginevra , e primo sin-daco di La-Roche nel 1540. La famigliaFabri era una delle piü antiche del paese,teneva il quinto ordine nella matricoladelle 28 case nobili aventi diritto di as-sistere al consiglio generale di La-Roche.Essa vi fece costrurre il vasto edifizio inpietra da taglio che porta tuttora il nornedi Bignin, all’estremitä della via di Si-lenee, fabbricö nella chiesa parrocchialela hella cappella di Santa Caterina. cui
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