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[Volume parto. Parte seconda.]
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cesse e fondö lo spedale di La-Roche nel1310. Questa prima fondiazione di bene-ficenza venne successivamente arricchitada parecchie nobiii famiglie del paese:la sua amministrazione afiidata ai sindacied ai pievani di La-Roche, fu definitiva-mente determinata nel castello di Annecy ,li 8 giugno 1374, dal cardinale Robertodi Ginevra, che fu quindi papa sotto ilnome di Clemente VII , il quäle fece fran-sigere a questo riguardo Pietro de Mo-rety, canonico di Ginevra e pievano diI/a-Roehe con i sindaci di questa cittä.

Amedeo III, conte di Ginevra , dopotermina.ta la nuova cinta di La-Roche, eaecresciute le difese del castello, dove isuoi antenati avevano fondata la cappelladi S. Maurizio, organizzö in segaito l’am-ministrazione civile della sua nuova cittä.Con lettere patenti date dal castello diClermont li 22 maggio 1333, egli accordöagli abitanti di La Roche delle libertä edei particolari privilegi costituenti un co-dice assai esteso di giurisdizione munici-pale. Egli giur6 sui Vangeli di farli os-servare e rispeltare dai giudici ed uffi-ziali de’ suoi Stati, e statul conie leggefondamentale di codesta novella associa-zione politica, che i borghesi di La-Rochenon sarebbero in obbligo di obbedirc u’suoi successori se non quando qucsti aves-.sero promesso, con giuramento, di man-tenere i privilegi e la legislazione ch’egliaveva teste data alla cittä loro. Dell’ammi-nistrazione furono incarieati quattro sin-daci, i quali presiedevano il grande eil piccolo Consiglio dei borghesi; la loroorganizzazione politica era quella d’unarepubblica, della quäle restavano tutta-volla capi i conti di Ginevra . Questalegislazione municipale, diametralmenteopposta alle vessazioni feudali, favorivatalmente la sicurezza personale, le pro-prietä e l’agricoltura, che le principali fa-miglie nobiii del paese, in numero di 23vennero ad abitare La-Roche e si feceroaggregare alla sua borgliesia per goderede’ suoi privilegi.

Dopo l’estinzione della casa sovrana diGinevra nella persona di Pietro, ultimoconte, La-Roche e il suo niandamentopassarono in proprietä a Margherita diJoinville, vedova di lui, dappoi principessadi Lorena e di Vaudemont , dalla quäleAmedeo VIII, conte di Savoja , gli acqui-stö nel 1411. Questo principe inviö Luigisuo figliuolo primogenito a prendere pos-sesso di questo nuovo aequisto; i sindacied i borghesi in armi lo riccvettero fuori

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della porta della Ruaz, che mutö poi ilproprio nome in quello della Perri.ie, eprima di sottomettersi al loro nuovo so-vrano, gli presentarono il codice delleloro franchigie y e lo supplicarono, a te-nore dell’articolo III dei loro privilegi, diprometterne e di giurarne l’osservanza.Il principe Luigi di Savoja, non avendoalcuna istruzione da suo padre a tal fine,si rifiutö alla domanda della "borghesiadi La-Roche, e questa preferl d’esporsial risentimento di lui, rifiutandogli l’in-gresso nelle sue mura, piuttoslo che per-dere una libertä e delle franchigie allequali attaccava grande importanza. Nonvolendo per altro Amedeo VIII renderemalcontenti i novelli sudditi, fece esami-nare le loro regioni dal suo consiglio; e,trovata legittima la loro domanda, giuröegli stesso per se e successori 1’ osser-vanza delle franchigie di La-Roche, e leconfermö con sue lettere patenti delli 12luglio 1412. Filippo di Savoja e Ame-deo IX detto il Beato ch’ebbero in ap-pannaggio la baronia di La-Roche, neeonfermarono essi pure i privilegi. Gianodi Savoja, per dare ai borghesi una splen-dida testimouianza della sua soddicfa-zione per l’obbedienza e la sommessionecolle quali lo avevano accolto nella lorocittä , accordo ad essi parecchie posses-sioni comunali e il dazio del vino per lamanutenzione delle pubbliche mura; fissöegli l’onorario de’quattro sindaci, e volleche ogni anno, alle feste di Pentecoste,potessero celebrare la festa militare delPapegai 3 e godere del privilegio dell’ar-chibugio, come risulta (lalle sue patentidel 28 ottobre 1464.

La-Roche fu totalmenle incendiala li4 agosto 1807; alcuni uffiziali delle prin-cipali case della cittä, che avevano ser-vito in Germania negli eserciti di Carlo V ,tentarono nel 1830 d’ introdurre a La-Roche le reeenti opinioni di Lutero ; essimisero in fuga il clero, abbruciarono lachiesa e la casa dei pievani, e cercavanoognora piü di fare proseliti.

Abbenche la loro sedizione fosse statacontenuta nella sua origine perlaprudenzae fermezza del pievano Guglielmo de Vege,uffiziale e vicario generale di Ginevra ,non fu che 8 anni dopo che Pietro deLambert, vescovo di Caserta ed ultimopievano commendatario di La-Roche, ar-restö per sempre i progressi allarmantiche la novella riforma aveva giä fatti inquest^ cittä cosi vicina a Ginevra .

Per conservarvi i principj della fede