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Della invenzione del micrometro per gli strumenti astronomici / studi di G. Govi
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» pedines exacte accipiendas, ac distantiam orientalioris proxime accepi : non» enim fuit instrumentum adhuc exaclissime paratum».

E nello stesso anno 1612, al 1? di Febbraio Galileo osserva che :

« Ilujus secundae observationis distanliae observatae sunt per instrumentum:» sed de bora non satis constat.

» Nota quod si in instrumento, quo. distanliae capiuntur, note tur linea,» quae illuni secet secundum angulum, quo ductus Eclipticae secat parallelum» acquatoli in loco Jovis ; per motum Jovis in hac linea, cognoscetur nun-» quid Medicei Planetae ferantur in planis Eclipticae paralleli »,

e a 21 di febbrajo I6t2 ( 8 ) :

« Sine instrumento captae sunt distanliae ».

Si aggiunga a ciò che nel 1612, pubblicando il suo Discorso intorno allecose che stanno in . su V acqua. , o che in quella si muovono (9) , Galileo ,dopo daver assegnato i periodi approssimativi dei quattro satelliti di Giove ,soggiungeva aver bisogno ancora di molte osservazioni, separate da lungo in-tervallo di tempo , per poter conoscere colla necessaria precisione i veri pe-riodi dei Satelliti, non bastando per ciò le osservazioni da lui fatte in pas-sato, perchè :

« non avendo io allora rilroualo modo di misurar con islromeuto alcuno le» disianze di luogo tra essi pianeti, notai tali interstizi con le semplici re-» lazioni al diametro del corpo di Gioue, prese, come diciamo, a occhio, le» quali benché non ammettano errore dun minuto primo, non bastano però,» per la determinazione dell esquisitc grandezze delle sfere di esse stelle.» Ma ora che trouato modo di prender tali misure senza errore anche di» pochissimi secondi, continuerò le osservazioni sino alloccultazion di Giove ;» le quali douranno essere a bastanza per lintera cognizione de mouimenti,» e delle grandezze de gli orbi di essi Pianeti ; e di alcune altre conseguenze» insieme. »

Forse il metodo micrometrico di Galileo consisteva nelluso simultaneo delCannocchiale e del suo esatto misuratore del tempo, vale a dire di un pen-dolo, per cui, determinando il tempo impiegato dal Sole , dalla luna, da unpianeta , o da due astri separali per varcare il campo dello stromento, perentrarvi, per uscirne, o per attraversare un oggetto lontano veduto contem-poraneamente nel campo, egli potea dedurne i diametri o le distanze in gradi,in minuti, in secondi darco. La terza e la quarta delle Operazioni Astro-nomiche di Galileo raccolte dal Viviani (10) permettono di supporlo, e quasine danno la certezza.

Comunque sia, pare indubitato che già nel 1612 Galileo avesse imaginato eadoperato per misurare col telescopio i piccoli intervalli angolari altri modi, oltre