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cretacea di queste non può essere messa in dubbio. Ma talvolta invece le ip-puriti cessano istantaneamente, e colle nummuliti trovansi parecchi fossili chenel Nord dell’Europa stanno nella molassa, o nel calcare grossolano, cioè neglistrati del terreno eocenico. È questa miscela di fossili che originò le diverseopinioni, poiché questo fatto ben constatato bastò a molti per classare il ter-reno nummulitico fra i terziarj, dichiarandolo costituire I’inferior membro diquesti; se non che i fossili non possono servire esclusivamente a determinareun terreno, e il geologo deve tener conto di tutte le circostanze geognosticheche lo accompagnano, massime se assai costanti ed estese. E queste circostanzetenderebbero tutte a ritenere il terreno nummulitico come anteriore all’eoceno.
Nella Toscana infatti il terreno a nummuliti, composto di calcare compattoe scaglioso e contenente fossili cretacei, passa al disotto del macigno e dei cal-cari marnosi ( alberese , che sembra corrispondere al flish della Svizzera ). Inquesti strati abbondanti di fucoidi si trovò qualche ammonite (Pentland), equeste stesse fucoidi, secondo lo Studer, passerebbero in Svizzera al disottodelle ippuriti (4). A Glaris i due depositi nummulitici che vi si osservano sonoseparati da uno strato a pesci che il sig. Agassiz non dubita di dichiarare cre-tacei, come del pari quest’autore ritiene i pesci del Bolca costituire almenoun passaggio tra l’epoca cretacea e la terziaria. — Si noti ancora che in quasitutte le località della zona nummulitica, gli strati che contengono queste fo-raminifere appoggiano e concordano perfettamente col calcare a rudisti. Questoè pure il caso dell’Istria, ove in parecchi punti si può osservare il contatto,come avemmo già occasione a notare. Solo in qualche rara località dell’AIpifrancesi e di Toscana gli strati nummulitici mostrano, al dire di Leymerie,comma des velleités d J indépendance.
Circa i fossili, come prima dicemmo, non dissimuleremo la presenza di con-chiglie terziarie insieme alle nummuliti; è questo un fatto ormai noto a tutti;ma il cui significato geologico potrebbe perdere in parte del suo valore. Ag-giungeremo ancora che in Istria, più che in altra località, trovansi abbondantile specie cretacee. Intatto il Conoclypus conoideus e il Micraster Bufo^ nonrin-vengonsi tanto copiosi quanto nel paese da noi percorso. Ora che alle demar-cazioni generiche si dà tanto peso, e che, secondo l’Agassiz e il d’Orbigny,non esisterebbero specie d’identico genere in epoche differenti, ci pare la pre-senza del Micraster di qualche importanza per disassociare maggiormente il