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tatena de' noſtri mont' Irpini. Per mezz0voſtro mandai à D. Andrea Call, celebreScultore in ogni opera da marmo, quelpezzo di Travertino latteo alabaſtrino, tan-1o da quell' UDomo intelligentissimo com-mendato, che non ha guari fu da me an-che ſeoverto; ma io ſon lungi da paleſar-ne il ſito, non per sepellirlo nell oblio;nè per laſciarne P incarico à piü ben av-venturoſi Scovridori; ma per differirnela pubblicazione, unicamente per ſottrar-mi alb invidia moleſta, ed a qualche altroplagio dete ſtando. Potrei addurvi altrimotiei; che taccio; per non diſguſtare
anche Voi; da quali motivi moſſo riſolu-
tamente mi propoſi: Auditor ere dein-ceps,; nec quidquam reponam amplillis. Senon che avendo letta la lettera riſp- n-ſiva diretta a Voi nell' accennato Giorna-je, al foglio 8 1., riguardante la piogg iaMellea acrea; caduta in queſto suolo II-pino Anzantino nel paffato Giugno didelb anno 1796. con l' additamento dell“eſperienze fatte da que Sigaori Chimici sudelle poche croſte salinozuecheroſe; cheriſcoſfero dalle foglie della Fuſaggine ficura-mente, quali mandate io vi aveva, nonche dalle foglie di Quercia, sulle qualiniſſun' appareſcenza cruſtacea ſalina com-
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