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ve nell' Iber nia nell anne 1696., che miricordai aver letto nelle opere auree delnon mai abbaſtanzz lodato fü Padre del -1a Torre(1); rapportata pure da D. Gae-tano la Pira, e da D. Angelo Faſano,e da altri(2). Ma avendone fatte rac-cogliere alquante fronde, le aſſaporai e-riche di un dolce melato, guſtoſo quan-to il mele medeſimo: per cui col ſolitoſemplice mio modo di opinare, il eredeimele verazmente diſſipato da qualche vi-eino alveare di api, delle quali ce neſono tra Noi à ſufficienza, diſciolto dallepiogge preventive, e meſlo in evapura-zione dal caldo non interrotto della ſtag -gione, indi dall urto di qualche, turbineſpinto, e diffuſo ſulla quercia predetta.
Ed a propoſito mi rammentava letante piow eſtraordinarie di materie di-verſe rapportate dagli Storici, che li no-ſtri ſuperſtizioſi Maggiori arrivarono fino2 eredere prodigioſe; intendo di materieſolfuree, bituminoſe, butiracee, di are-na, di fangue, di lana, di cuoji gia rie-
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———T—T—T—T—T—T—T—T—T—T—T—T—T—T—T—TT—T—T—TT——TT—T—(i) Turr. Phiſic. Tom. V. F. 350.(2) La Pira Memor. ſulla manncadufa in Cicilia ne! 1792. Faſan.Fenom. nel ſuol I, pino.