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Lettera di D. Vincenzo Maria Santoli Arciprete di Rocca S. Felice ad Michele Torcia Archivario di S.M. (D.G.) : sulla pioggia di mele aereo, e di sostanza zuccherina ; caduta nel suolo Anzantino negl' Irpini nella Estate dell'anno 1796 / Vincenzo Maria Santoli
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8il Mele volendone Plinio render ra-gione par, che ci laſci ſull incertezza delſuo penſare, invece di dire quel, cheegi ne ſenta qual dotto Naturalista, co-me infatt i lo era: Cie ille et Cæli ſu-dor; ſon ſue parole; ſãve quædam ſiderumſaliva; u, purgantis ſe deris ſuecus;ſive aquæ et,& purus, ac liquidus,&ſuæ naturæ qualis defluit portio, nag namtamen cœleſtis naturæ voluptatem affert(1).Benvero però ſe ſi tenghi in veduta Joſcurità ſuperſtizioſa del tempo, in cuiegli ſcriveva, in quel giro di parole benſi ravviſa ciò, che ne penſava, e la mo-derazione del ſavio Serittore, di non bri-garſi, venire con l' indotto, e ſuper-ſtizioſo volgo a competenza: Credeva ilGentileſimo illuso, che Giunone ſore lla,e figlia di Glove fuſſe quella, ehe Noidiciamo Aria: Aer, ſerive Cicerone, utFtofci diſutant interjectus inter Mare,S Cœlum, Junonis nomine conſecratur,guæ eſt ſoror,& Conjuæ Jovis(2); do-ve va dunque eredere il Volgo, che l Me-le fuſſe di Giunone, o di Giove la ſa-liva; a qual riflefſſo detto lo aveva ilPoe-ErTTTTTPPTPTPTTTTTTTTTTT

(1) Plin. cod. L. XI.(2) Cicero 2, de Natura deor.