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cercasse la quiete, la conquista disdegnasse. Accordò la paceal re, purché desse danaro e desse i vascelli. Fosse neces-sità, fosse terrore, Mitridate acconsenti, e coll’acconsentiresi pose in mano di Roma . I Romani, sicuri de’ loro regni edelle province loro, si avanzarono nell’Asia, ed usaronocontro Mitridate quelle armi di suggestione e di guerra, mapiù di suggestione che di guerra, cui Mitridate aveva usalocontro di loro nella Grecia .
Restava la Gallia , ma i Romani la tenevano già bloccalada ogni parte : acquistarono pof facilmente il littorale, mo-vendosi a soccorrere i Marsigliesi minacciati dai Barbari del-l’interno, che forse i Romani medesimi avevano in via se-greta e subdola concitato.
Conquistarono poi l’interno colle armi e col consiglio diGiulio Cesare , forse l’uomo più grande che sia vissuto giam-mai. Egli descrisse le battaglie sue ne’Commentarj, ed ipiù si appagano facilmente delle battaglie, quasi la conqui-sta della Gallia sia stata per Cesare un semplice frutto dimilitare fortezza. Ma Cesare ha dato nel libro VI una de-scrizione brevissima delle Gallie da grande politico qualegli era. In essa dice apertamente che nella Gallia vi sonofazioni non solo in ogni contrada, in ogni città e borgata,ma eziandio in quasi tutte le famiglie; dice che la discordiafra le classi vi è immensa; che ogni fazione ha i suoi capinell’ interno è le sue relazioni all’estero; che le elezioni deicapi-druidi di rado procedonQ senza sangue; che non è per-messo a veruno di parlare delle cose pubbliche, eccetto chenel consiglio nobile, da cui la plebe è esclusa.
Da ciò si fa manifesto quanto questa Gallia divisa in centosovranità, delle quali ciascuna in preda agli odj ed ai par-titi, fosse debole per chi sapesse approfittare degli odj edei partiti. E quanto sapevano approfittarne i Romani, eCesare primo fra i Romani ! Nomina Cesare frequentementei principi galli suoi confidenti : accenna le missioni in cuili usava; parla della religione gallica, greca nella base