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La piazza universale di tutte le professioni del mondo : con l'aggionta d'alcune bellissime annotationi a discorso per discorso ... / Tomaso Garzoni
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142 X N n d A

5—cellenti,& pretioſes adiique lealcbimia per varie proue ſi dimofira tſſefvn arte non meno vera, che miracoloſa,& quindi veggiamo tanti libris tã

ti auttori trattar di queſta proſeſſione, come Raſino, Alchindo, Aorieno, gil 5

gilide, Chriftaforo, Geber, Pitagora, Raimondb, eurnaldo, Auicknd, Alber

bo Magno, Ari ftotile i Pantheo,. Augurello, Gli enigmi d. Aristo, la tur-

ba de Filoſofela prattica di Maria profoteſſinil libro delle tre parole, ĩ fecitri di Catido fegtinol ai dN. Veullegoria d Merlino, De ſecreto lapidis,Racaidito de materia lapidis, ſemiti ſemitæ, Candor bucinæ, correctiofautorũ, et Aurora conſurgens,cõ aleri infinitie fnputisa ſeritti d mano.ma con tutto ciò il fine di quofla ſcola rieſcè in molti ſuoi proſeſſori tãto miſero,& calamitoſo; che tutta la gloria ſua par cho trapaſſi come ombra, 0fiumo. ſoſſio lecgeriſſimo, reftcto ogni ſoſtan xa annibilata& li accidentide penſierideſiderij, e. heran nelle menti loro pid viui,& pin vigoroſiche fuſſer mai: Quefta d la vita dell. Alehimi fta mo fi rano propriamente,il paſcerſi efteriormentè di flimo, di caldo, di ſudore,& iuteriormète di erange, promt ſſe, e vanitd. La horſa loro par che ſia fatta di pelle del ama.leõ te, pehe non Sempie d altra coſa, che d aria,& di to. Però non i mtraGiouanni Aigliarſe Gion ci. Papa in quella ſua etrauagãte cõtral. Alchimia, glie chiama poueri,& miſeri mètrè dice, Spõdent quas nõ exhibent diuitias,trio Pale. pauperes Alchimiſtæ. E Demetrio Falereo trattadigli du imprudòsi,& inreo Felici, dice de gli ide. Quod capiendũ̃ illis erat, minime cœperũt amiſerunt quod poſſidebã, Non ſi poſſono raccontare le fatiche, i irie vigilie, le compre, le vbdite, i pegni gli impreftliti, le ſpbeſe diſordinate,& eftremme con la miſeria,& calamitd, chelor ſuccede in fine, quàdoſſiracchi da tante prouc,& iſperienxe van, ſi vedono con le mani vuoteè rid ottꝭ all ultimoeſtermin io della rob ba, ę dell hauer, et gor zati d gridar cõ quel vſo delSalmo, Ad nihilũ ad nihilũ redatus ſum, quia neſciui. Si cꝰſmano i mi-eri vanamòte in cercar tutto il di ricette, libri, e ſecreti, dãdoſi d capire dicògelar Mercurio col Napello, con l herba Thora, con la cicuta, con la Lu-naria maggiore, cõ l vrina, con la feccia di putto roſſo lãbicata, don la poluère d alocco, con l infiſtone d Oppio, con l Arſonico, col ſalnitrib, col ſal gemma, col graſſo del roſpose finalmète que flo pag xo volatile piglia n. ſalto, etJuaſi per arte di negromàtia laſciaꝭ croſoli voti d vn trattos i liquori bolirdentro per irati ſali trider ꝑ rabbia, le polueriſtrepitar per furure, ei macri bratar fra loro etremamente ꝑ vergogna, et confluſtionb. Scola pax Za,hottega inſana, oſficina di materia più che di lap xa ripiena. Qui s inſegnadi gettar via la rob ha, di perde iltempo, di entar la vitadi priuarſi del-

14am, di acqthiftar nome plebeo, di gab bar le per ſone, di far moncta fFalſa,Rodiano. ę di protare vn giorno vn laccio d oro, che paſſi per arte del boia alla c apel-

Adele. J. Qi g iber quella prattica furfimteſea di Ralieno, E Fino, tur-

Gioannie ba, Alfidio,& Cioanniccio data ſolamente in figure, caratteri, lince, me-

cio. tafore, note, punti, profbtie, ſimilitudini, ſincope, Hnouimi, enigmi, che, da inter-

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