Felino.
Platone,
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to non s ha da intendere di ogni virtui ma di quella che conuiene ad alcuni.ſecondo che ſouo atti a dominare, e. non di quella ſeco ndo la quale ſono at.ti aſtar ſaggetti, come ò noto per il piloſofo nel primo della Politica al ca-Po nouo. Et in queſto modo preſa la nobiltd non nienè ad eſſerè altro, chevñ hab iro elettino, ohe conſidde nel mex intorno a quelle caſe, che ſono pertinenti all eſſer ſopraflante, e ſignore de gli altri. La ter xa nobiltd ch chiamata Politica, ouero ciuile,ꝰ quella, che di ſopra ò ſtata diſſinita eſſere una
ualitd honorata, che prouien dal Prencipe, mediante la quale uno e prefe-rito di gran lunga alla gente piebea. Ma il Panormitano in c. venerabilis.col. 2. poſt principium, de præbendis, diuide la nobiltd in due e cie, inno bilta di genere,& in nobiltd d animo, nella qual coſa o molto diminuto,Perche chiaramente ſi vede, che tutte non le com prende. Però Felino ſosPra il codice par che tocchi meglio, dicendo la nobiltd eſſen di re ſorti, laprima detta nobiltd di ſtirpe,& di ſanguc, la ſeconda della virth,& quetas abbracciata da Stoici,& dal Floſofo in piu luogbis la ter a miſid delLuna,&&. l altra,& que fta credo io eſſer la vera,& Perfettiſſima nobiltd.Platone la diuide in quattro ſhecie, dicendo, che una tratta da gli Aunaſeris che ſian ati huomini giuſti,& da hene; baltra pur dagli Aui, cheſian ati Prencipi, e Signoriʒ la terʒa pur da gli e Aui, t habbiano o per
Siouanni ia d lettere, o darmi riportato alla patria honorati ty ionſi; la quarta diCriſoſto- Huęlli che per la propria virt ſono famoſi,& chiarꝭ;&. di qué ta par
mo.
II PoggioFiorenti-
0.
Diogene
lando iouãni Criſoſtomo, diſſe. Ille clarus, lle ſublimis ille nobilis, il.
et ab eis ſuperari. Que fla ifleſſa eſſer preſtantiſſima ſopra laltre affer-ana egli et coſi recita il Poggio Fiorentino nel ſuo trattato, De nobilitate.Ma. Ariſtotile nel quarto della Politica baſſegna ad altro modo, facendontpur quattro pecie:imperoche dice vna chiamarſi nobiltd di ricchegxe, laJecödla di flir pe, later qa di virti la quarta di ſcikxa, o diſciplina. Et nien-6 prohibiſce che uno ſi dimandi nobile per lo ſplendorè della patria, ben-che quefta nobilt ſia di molto picciolo momento preſſo a tutti. Per que-Flo eſendo a Themiſtocle, ch era di Patria. Athenieſe, oppoſio da un certo
Seriphio che piu foſſe glorioſo per il nose della patria, che per ſuo pprio
alone, ſi dice hauergli riſpofto in que fta manie ra. Neque tu ſi Athenienſis eſſes, clarus exti tiſſes, neque ego ſi Seriphius eſſem, igvobilis. Erende geitato in occhio ad. Anacharſi Scitha, cht egli foſſe Scitha per na
aertio. fione, riferiſee Hiagene Laertio, che cgli riſpoſe a quel tale. At nihil qui-
dẽ mihi probro eſt patria, ſed patriæ tu. Quella che poi ſi trahe da ſuoimaggiori i quali ſtan ſtati perſonè nirtuaſe,& laudabile,& commendabi-le ſi ina non però debhono i pofferi gloriarſi& gonffarſi molto per eſſa, cõciaſia che la laude de parèti( come dice Boetio nel ter go libro De conſolatione Philoſophiæ) ſia un hene alieno,& che rende chiari loro, ma nõi
Eliuoli, ſe ili uon ſono ſirilia quells& o meglio ſenʒa dubio eſſer per
le tunc integrum ſuam nobilitatem putet, ſi dedignetur ſeruire vitiis,
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