„NIVERSA E k. 625ꝛnugifteri deſso horologio, et da inſiniti germani, ehe hoggidò portano i]uato in i ta profeſſione, uentᷣdo tui gli Horologij piu helli,& piu giuftidalle parti loro one ſapra tutti fu puracoloſo quello che mando Ferdinando Im peratore( come ſcriue il Bugato)a Solimauo Re de Turchi. Ilg ualehaucua tutti i hoi delle sfer᷑, ron ſi meraniglioſo artificio,& ingegnoridotti aſeguo, che l opera:& l auttore in que fta profeſſione appaueſss imoctruoſi al mondo Ma il Pin giufto horologio del mòdo& quello de uillani che mai falla, perche ſi ſentano al uentre!] herd di pranſo, di colatio-ne,& della cena mirabil mente. Il vitio particolare di queſii maeſtri dahorologij d que flo, che per nettarè, d forbir ſolamentè un horologio dimãdano dul o tre ducati, ſuaſi che non ſi ſappia che coſet importi il nettarglidi dentro,& che l buomo non Paccorga, che non gli fanno altra fatturaattorno ſe hen con molte ciancie,& parole dicono haueręli aggiuſtati,racconcie le ruote, pocta la mira a ſegno, accomodato il tempo. raddrix -⁊ato molti ferretti, leuata la rugine, e in ſommæ col tenergli in manoun meſe, fanno ſembiãte d hauerui meſc hiato molb'oprè dentro et a penagli hãno uiſti, re ſtando apheſi a un nur ſerrati in una baſſetta come dLoro ſi cofluma. Hor que flo baſti intorno a formatori d Horologij.
Annotatione ſopra il Ixxx. Diſcorſo.
Intorno al meſtiero de gli Horologi Vedaſi qualche coſa in Pietro Vittorio, acarte 384. e a
DEF COZZONI, OVERO CAVALCATO RI, OCauallerizzi, e de' Se lar,& de Corridori da Pal lio,a cauallo. Diſcorſo lxxx/j.
Tanta, e tale la docilitd de caualli,& Vattitudine loro a
imparareè quanto da Caualcatori ſi puo loro inſeg nare, ehe(come narra Plinio nell ottauo libro delle ſuc Rigtorie) in
una cittd del Regno di Napoli gid detta ib ati non ſolamẽ
te gli huomini dell eſſercitos ma anco caualli al ſuono del
la ſinfonia erano auex ati come a dd are se tanto clintelligèxa naturale
(per dir coſi)gli ha preſtato la naturas c he fanno coſe confurmi all bumana ragione, conoſtendo quaſi per proſagio le pugne, lagrimando perpadroni morti, intendendole voci, ĩ cennis i parlari de' lor ſignori; ſe-guitando l orme di quelli,& difendendo le vite d eſſi, quando il biſo-no accada. Quindi Filiſto Greco narra del cauallo di Dioniſia tiranno, che, laſciato vn giorno tutto inuolto nel fango, quando ſi videlibero& i pedito, ſeguitò fino a caſa i vestigi dell ingrato padroneR Juaſi
Filiſto.