X li X
di molte antichità di Roma , e di altre che sono in Italia efuori, con somma accuratezza e diligenza misurate e disegna-te. Annovera nel proemio di esso libro le molte belle antichi-tà , che Monsignor di Mompelieri, oratore di S. M. Cristia-nissima a Venezia , narra vagli essere in Francia , ed a Nimes specialmente, e ad Arles , e a Frejus, e presso Avignone , eda Vienna ; promettendo di trattare poi di quelle cose, quan-do piacerà al Re eh 1 ei vada personalmente a vedere tutte ledette maraviglie, ed a misurarle per porle in disegno, e pub-blicarle con altre sue fatiche : delle quali antichità avrà eglicertamente raccolto assai per sì degna impresa, allorché fu a’servigi dei Re di Francia, ma nulla ne fu pubblicato. Nel prin-cipio del libro dicendo egli di esservi in alcune antichità coselicenziose, le quali rifiutar debbonsi, e chiedendo scusa se inqualche antichità si trovasse errore o nelle forme o nelle mi-sure per non le aver potute misurar tutte personalmente, maessendosi in alcune fidato di uomini pratici dell’ arte, rispon-de a sufficienza alle taccie di coloro, i quali da malignità trat-ti, e da desìo di biasimarlo, hanno detto essere questo libro( senza fors 1 anche leggerlo ) poco accurato, e darvisi peresemplari cose difettose, e fuori di ragione : il che chia-ramente prova che l 1 invidia si volge sempre là dove albergala virtù ed il merito, e che con essi comuni ha i nata-li. E 1 indubitato, che il modo e la critica con cui il Ser-lio ragiona delle antichità, palesano non solo una somma pe-rizia delf Arte, ma ancora erudizione non piccola e cogni-zione della Storia di esse: il che tanto è più sorprendente,quanto minori erano allora i presidj per le notizie di que-ste cose ; le quali in progresso di tempo, e dalle scoperte nuo-ve, e dall 1 ajuto di tanti Mecenati, e dall" esame di tanti scien-ziati uomini successivamente fatto, hanno avuto maggior cer-tezza di luce, e di compiuta intelligenza. Non lascia il nostroautore di esattamente notar sempre ove le Antichità si allon-tanano da’precetti di Vitruvio , adducendo molte volte le ra-gioni che indussero gli Architetti a così operare; altre voltesupponendo che alcuni Edifìcj sieno stati messi insieme con lespoglie di altri Fabbricati, e non ommettendo disfar rimarca-re le licenze che in essi s’ incontrano, e che queste non deb-bono mai sanzionarsi coll 1 esempio delle antichità. Gli encomjeh 1 egli dà ad alcuni Edifìcj sono sempre fondati sulla ragione,sull 1 ordinata proporzione e sulle buone regole ; ed un nonequivoco buon senso dimostra e somma perizia nell 1 aver sa-puto anche dalle migliori parti delle antiche fabbriche giudi-ziosamente ricavare i più sani precetti. Egli commenda il Pan-