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beste intest ; noti efsendoti altri di ugualpeso nell' ltaliano ; come movamtntaintrodotti da' Professori della Medicinamello spicgare alcune cofe , cbe appar-tengono alie tiuove inventioni, e scoper -te , ehe ban satte , c fanno tuttavia-»con gran lode i dotti Moderni . /iffdti -candoci con ogni diligenda nell' tfamina-re quanto gli Antichi ti hanno lasciatoscritto , raccoglieremo dagli Autoriquelcbe sard di bisogno , imitando ilFabbro, cbe se vorrd innal%are itn Edi-sitio, gli sard necessario accumulare /c_>pietre a It rui , e la calcina . A Jestio-nbus non recesti , afsermo Seneca.Epist. 84. sunt autem, ut existimo,necessariae: primum ne stm me unocontentus ; deinde ut cum ab aliisquaesita cognovero , tum & de in-ventis judicem , & cogitem de in-veniendis . Vuolc , ehe imitiamo f in-dustria delle Api , cbe divagando , ifori atti a formare il mele carpiscono;indiquelcbe hanno arrecato , dispongo-no , e per li favi digeriscono . Cosidobbiamo quaecumque ex Jectionejcongessimus, separare, melius enimdistinsta servantur . Deinde "adhibi-ta ingenii nostri cura , & facultate inunum saporem varia illa libamentaconfundere . Non sard biasimevole ilnojiro ssortp in una materia dtfficultofaspiegare la natura , e la generatione diquelle cose , cbe sono a noi nascoßc ;molto. convencndo quelcbe dtsse Luere-t‘o :
In manibus quae sunt nostris vixea scire putandum est
Usque adeb procul a nobis prae-lentia veri.
8 . Non solamente procuraremo toc -car la meta propofta , ed avrcmo la eu-Tom, 1,
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ra di raccogliere hella nostra Isloria Uopinioni degli altri ; acciocche alcunoin tanti libri diversi , 0 rari a potersiavere, non le ricetchi , i quali una inte-rn Libraria formar posfono ; ma di tron -care altresl molte favole , molte super-stitioni , e molte cose impoffibili e vanecoi raetp delii ragione , delle offer va-tio ni, e delle antoritd degli Scrittori', co-si anebe di palefare con libertd i nostrifentimentiLe novitd ne'nostri tempifcoperte ,fonoinvero ammirabili , e di-mostrano , chejn tutte le cose molti er-rori han satto gli Antichi , / quali cie-c ament e tutto cio approvavano , che_,negliscritti altrui fi leggeva , senytprenderfi la cura draver buone informa-tioni , 0 voler effere testimon) di vedutaanebepotendo .
9. Cbe poi qualche volta non ci fix-ilo studio delle cose naturali sconveneva-le , non fempre sopra uno stejso argo-niento fcrivtndo , l' abbiamo dimostratanell’ Epistola ad Societatem Incurio-sorum, posta avanti le nostre Disserta«zioni , la digmtd , e l' utilitd di que->sta dottrina spiegando , la quale ad am -mirare ci ssorta la fornma Sapient a diDio , e la sua incomprcnfibile potenta,recando gli esempj , le autoritd , e le ra-gionr, e dissc l' Apostolo ad Rom.i. 2.0.Per ea , qux fasta sunt jam indecreatione mundi invisibilia Dei men-te concepta cognoscuntur , aeternascil.ejus potentia, & divinitas . Trac-tando degli Studj degli Ecclesiastici nel-la nostra Idea dell’ Italia letterata_*Tom.2.c.4p.art.i. abbiamo anebe pro-vato,che i medestmi della cognit‘ one del‘le sciente tutte hanno bisogno.Se poi al-c uni , cbe tuttala sapient^ loro nella^tcensura di quelcbe noti d a genio ripon-B gono,