Delle Gemme riftlendent\ eh ndilt. Cetp. Xll. 14 $
fihato dava piii tosto un certo splendo-re collo ftrofinarst, quale hanno ancoratuttc le Gemme vere ; ma co’ i raggidclla luce. Lo stello Boile alferma , eheper l’osservazione fattanella Kegia Ac-cademia di Londra ,il Diamante posse-duto da' Claitonj, appena partecipavadel comune splendore degli altri Dia-mant, . Marco Polo» Vcneziano, di cuiabbiamo il raccooto Delle Maravigliedel Mondo per lui Vedute , stampato inTrevigi apprclso Girolamo Rignettininel 1640, in 8. il quale abbiam volutoriconoscere, nel Cap. 120. dice solamen-te, ehe il Rubino dell* Isola di Silan eraroll'o come fuoco ; non-ehe lucelse dinotte . Queste sono 1 c sue parolc: Que-sto Re ha un Rubino il piu bello, ehe jia'alMondo: eßo e longo una spanna, ed tr gros-so come un bra^o,ed e splendidissimo sen-44 akuna macula : e roßo come foco .11Brunone con altro Autore , ehe cita,ciö conferma nel Lexic.Medic.del Castelli ,cosi dicendo quando tratta del Carbon-chio : Nobiliores in msula. Zeilan nascun-tur, ubi etiam Rex illius Insulte possidetjure hxreditario Carbunculum inxstimabi-lis pretii, palmx transverse magnitudine,triumque digitorum latorum crassitiem ha-bentem, splendor is ignei, uti ex Taulo Ve-neto notavit Erasm.Francisc.part.z.Hort.Indic.pag.1zz9. Nell’elempio desto stes-so Boile non st dice>che splendea di not-te; ma a guisa di fuoco .
19. 1 Cosacchi nesta loro relazioneafsermano di avere „dito, ma non vedu-ta la Gemma di quel Re , ehe di notterisplendea . Il Prefetto della Coloniadell’ America, narrö, ehe 1 ' Inglesc aveavcdutoil lume,non la gemma nel Mon-te, e ehe non avea potuto accostarii, ziervedere se era gemma . Potca il lumeavvcnire da altra cagione : c quei delpaefe ben poteano pure ingannarsi ; nonavendo satta Iperienza della veriti;poicchö a loro non era permelTo 1' avvi-cinarst a quel Monte , senza pericolodella vita . Il Diamante del Raguseo,Tom. I.
se avea un giocondo splendore , altronon era , ehe questo , il quale e propriodelle vere Gemme : e dice lo stelloCellini , ehe non luceva come un’ acce-so carbone ; ma ehe lo vide risolcn-dere come un fuoco spirante.e forfe co-si a lui parea; e ne meno dice averlo ve-duto di notte . II Vartono anche riferidi avere udito,che il Re del Pegu ave.sequel Rubino splendente ; e del medest-xho Vartono il Boile moströ du bitar ne»coi dire: Certi nonjumut, viros illos, quiseip/os testes rei oculatos jatlabant, verumdicere; dicere tamen id potuere , nobis con-trarium evincere haud valentibus . GUelempj,dunquc, recati dal Boile, non c isforzano a credere, ehe veramente st sie-no vedute tali gemme ; ne le altrui rela-zioni riferite, ci danno una Ioda autofi-ti; imperocche il Castaneo , il Cardanoatsermano di averlo udito ; ma non ve-duto. Il caso d’ Eliano non ha verrina,forza; perche ha nel suo libro scrittc al-tre favole; e 1 ’Autore del libro,attribui-to ad Alberto Magno, attesta altre co-se , ehe sono pur difficili a credersi . LoSpinola apprelso il Conig, niente ripetedi nuovo; ma solo le cole, ehe gli Anri-eh! , e i Poeti hanno scritto : cd e statadebolezza desto Itcsso Conig portarenesta sua Opera la lettera desto Spinola,a cui ha voluto favorire, come suo ami-co; quasi ehe una gran novit! avelle re*cata. Tutti gli Autor! , ehe favorisconö1 ’ opinione , ehe i Carbonchj di uottesieno lucenti, ciö riferiscono per altruidetto: beuche due Uomini fodi difende-vano di aver veduti i Carbonchj lucen-ti di notte in Venezia nel Tesoro di S.Marco , e ne aveano satta la sperienzadi giorno , ponendogli dietro la portanefio scuro ; ma poi restarono ammutitiquando videro una lettera venutaci daVenezia, in cui si dicea , ehe ciö era fa-vola, come riferiremo nel sine dellartir.presente .
20 .1 Santi Padri, e Dottori, riferisco-no quelche trovano scritto , e tenutoT per