156 Ißor.delle Gemme y e delle Tietre di Giacinto amma.Ub.l.
di conseguire 1’ etfetto ; il quäle , fe-guendo da altra cagione : vanamente siapplica alla virtü della pietra ; e ciö av-vieae a molti rimedj.
A R T I C. VI.
Delle firtM delle Gemme nell' usoeftrinfeco .
21. T ’ uso eftrinfeco delle Pietre!_/ oe in forma di Mmuleto ,come dicono , o negli Anelli . Diceli^Amuleto , Ter’tapta, quel medicamento»ehe per una certa virtu occulta, e mara-vighosa forza,aji©i ignota,si crede, eheiovi a* nostri corpi, o sospese portan-osi, o attaccatc ne' membri , o legatenegli Anelli . Elmonzio gli divide inossei, cornei, animali, piante, pietre ,sali, trasparenti , ed oscuri , tr. Tote/b.medicam, num. 6i. Cosi quasi tutte I«-»Gemine si credono Amuleti, e si stima-no estrinfecartiente usati, assai valevoli,non solo a molti morbi per le cause-»occulte , come tutti gli Antichi har.noavuto opinione ; ma esset cagione dellefortune , e delle sciagure degli Uomini.A questa vanita fu molto applicatoCardano , il quale nel lib. Z>r Gemm. &color, dopo il principio , scrisse , che_>baud tutum eji lapides gerere incognitos ,er ajjidue fecum ferre, somigliandole a*danaj : 'Unde qui prudentes sunt , feliciumgemmas, tancjuam experimento comproba-tas, fecum deferre /ludent . Non dubita-»per ciö , ehe nelle Gemme sieno forzeeccellenti ,le quali nella vita varie rau-tazioni cagionano; come ancora sononel corpo cagionate dall’ uso de’ cibi :ed alcune forse possano oualche cosa dipiii per occulta ragione, la fortuna dell’Üoiro mutando . Levino Lennio De Oc-cult.natur. Mirae, lib.z. cap.30.su ppone,ehe sicome le Gemme sono otfuseat?-»daH’aria, ehe e loro d’intorno, e piglia-no , come dire,un velo denso, e grosso ;<ckt ancora esse mandano fuori di loro
una sottile ed invilLile virtu ; e benchSsieno cosa per natu-a foda ; nondimenocollo stropicciarle cavano fuori quellavirtu, ehe hanno in loro , e fi comunicapoi o al cuore, o al cervello. Ma dice ilBrunone nel Lexit. Medie. Cafielli , diquesti Amuleti : Circa omnium illeruntusum, mul tum yaC tatis , quin & mul-tum superstitionis concurrere, quotidianatejiatur experientia . Loda Galeno , chcgli chiama irragior.evoli, assurdi, riget-tando, come favolc di vecchierelle, talirimedj: benche foisealcuni vi sieno, eheoperano con virtu naturali, c non ntfat-to occulte , pe 10 non si debbono tuttirigettare. Giovar.ni Manardo Epi/lol.MedjcinaL 6 . lib. 1 pro muliere, comi-tiali morbo laborante,deferivendoia. cu>-ra , termina con gli Amuleti; ma si di-chiara non credergli, cosi dicendo : JlLatinis ^Amuleta vocata , qua cum phy ficehunc morbum curare ab excellentibus qui-bujdair. Medicis scripta sint, quamvis dn.e parum sunt credita, non penitus visa ._»sunt relinquenda . lapillus albus , vel ru-ber , in ventre pulli hirudinis inventus ,brachio alligatus. Lapis Jaspis Capno/ies,hoc esi fumalis nuncupatus, in collo gesta-tus. Jaspis alius, calamo similis,in annuloligatus . Idem facit chryjolitos,corallium,pnonice , & solani radix, in linteo colli-gata . Dell’ Et ite , chc c la Pietra dell’Aquila,scriveremo varie opinioni al suoluogo,; ma qui vogliamo riferirequelehe scrisse Giaromo PrimcrosioVulgi error, in Medicina lib. 4. cap. 57.num. 9. Ha egli per cose vane tutte-»quelle cofe,che della Pietra Et i te si rac-contano ; cioe, ehe, legata nella coscia»faciliti il parto della Donna ; ma nelbraccio 1' impcdisca . Afserma cio nonesser verocolla sperienza , benche l’ab-bia scritto Diofcoridc ; in qualunquemodo ciö farsi si dica, o per attrafiione,o per expulfione, certo e, ehe se di centopietre Etiti se ne faccia un mucchio,non tireranno , o non muoveranno unaminima parte di un fanciullo . Se si di#
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