Del Tabacco. Cap.xlll. Art.V. 541
bilitanoj si riscalda il ccrvcllo, gli umo-ri G struggono ; perlocche nasce 1’ apo-pleiia, e gli spiriti animali si snervano .
56. Molti danni vcramente puö il so-vcrchio uso cagionare ; perche omne ni-mium vertitur in vitium, comedisteilPrimcrolio lib. 4. cap. 32. con tutto cioegi i difendc non eifere nocivo il Tabac-co ; perche tutta 1’India lo crede salu-tifero: e Lodovico Mercato,celebre Me-dico Spagnuolosin molti luoghi somma-mente lo Ioda . Dice, ehe non si mandanel corpo, e coi suo calore puö giovarmolto al cervello , evacuando gli umo-ri pituitosi ; n£ puö recar danno alioltomaco ; ma piii tosto fortisicarlo , e-*giovare alia digestione . L’Orpimentoe veleno mortale; ma a modo di profu-mo giova a’ polmoni . Il Tabacco nonpuö ntiocere a coloro , ehe gii sono as-suefacti : e dice il medesimo Primcrolio:Natura tandem ejujdem remediis assuefit ,nec illorum malignitate perturbatur . CosiIppocrate/e^. 2. aph. 50. diste : Oux exmulto tempore consueta , etiam fi deteriora ,insuetis minus molesta esjcsolent . Cristo-foro i Vega nel Comento dell' Mfortsm»porta 1 ’esempio de' Monaci, chesenzi_>nocumento per tutta Ia vita loro si le-vano dal sonno ogni notte : de’ Lotta-tori, ehe troppo di cibo ogni notte siempiono , e stanno bene : e di quei ehesono in Corte, ehe in ciaschedun giornoprendonocibi tali, ehe folsero bastevolia quattro Uominie ciö per consuetu-dine di mangiar lautamente . Porta pu-re l'opinioncdegli Antichi, ehe si postaalcuno astuefare a' veleni, come colli_>testimonianza di Rufo narra Avicennadi una bellissima fanciulla , ehe fu nu-trita di veleno , acciocche mori liero al-cuni Re , e Principi, ehe seco avelleroncgozio, e ehe avvclenava coi solo spu-to . Benche ciö (1 creda perfavola Ara-bica da Mattiolo in Dioscor. pratfat. lib.6 . e favolapure crediamo,che sia quel-che raccontano di Mitridate Ke di Pon-to , ehe quando avvelenar si volle , non
resto dal veleno ucciso per la molta_»consuetudine di mangiar cosc avvelena-te ; riferendo Appiano Alestandrinonella Guerra desto ltelso,che egli beve ilveleno ; ma alsuefatto a certi rimedj, emedicine contro il veleno , le quali si-no ali’ etl nostra ti chiamano Mitrida-tiche, non potea morire, e si fecc uccide-re da Bizzio suo soldato coi pugnale .Rifcrisce nulladimanco altro esempioGaleno De Simpl. Medie, jacuit, lib. 3.cap. ij. ( se non e pure favola Greo_>)di una Vecchia di Atene» come fu cele-bre la memoria appo tuttijmentre quel-la fu nel principio nutrita con picciolaporzione di cicuta , e poi con una grancopia senza nocumento, soggiugnendo:Mit consuetudo naturale reddidit. Nec enimnunc locus est , ut cur plurimum possit con-suetudo , curque velut altera , ac adseitittanatura fit , uti d veteribus proditum eft ,causam reddam . Michele-Bernardo Va-lentino scriise Disert. Epiftolic. nella 2.De consuetudine altera natura , & morbisex conjuetudinered-untibus .
57. Puö molto invcrola consuetudi-ne in tutte le umane azioni , e si con-verte ella in natura: e piu volte ne seris,se Galeno , come nel lib. 2 . De motu mu -scul. dicendo : Consuetudo efi accessoria-*natura : e nel lib. z. Desanit. tuend, purdiisc : Consuetudo adjeititiam naturam-»generat. L’uso perö della pol vere deiTabacco, per molto tempocontinuato*non puö renderlo nocivo , quando gi.tnocivo pur folle. Se dei Tabacco si pri-va chi si e a questo avvezzato , si arflig-ge e travaglia,e turbarsi nel capo si sen-te , negl’ ipocondrj, e nel nasj in itarsi:e per lo forte appet.to in molte molestiesi scorge . Dalla n oja , e dalla malinco-nia con poca polvere si libera tinalmen-te : e subito cosi si ristora e ricrea , ch-allegro si applica agli esercizj ,e fatica .Anche a’ mali e soggetto , e forse mag-giori, chi dei Tabacco si priva ; perchela Natura a fpurgare dal naso , e dallabocca e gii avvciia . Dice il medesimo