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Tomo I.
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540 lßor . delle Gemme y e deüe Pietre di Giacinto Gimma. Lib.1V .

grafia, atfermando, ehe i Vini di Napolinon hauche cedere agli antichi Falerni ,e MasRci ; poicche ne’suoiGrechi , e-*nellesne Lagrime par distillato il favo-loso nettare , e l’ambroiia de' Numi ;ondc ebbe ragiene qucl Tcdelco nel di-re gustando le Lagnir.e : Cur non lacry-majti in partibus ncjiris, Domine . Ad un’altra grave ccnlura di Ltnnillero , iattacontro gl' italiani , abbiamo a balianzasoddislatto nella ncltra ,ltalia letterata,nclslstoria dclla Medicina .

54. (.cmuniillmo ccrtamentcc dive-nuto 1' uso dclla polvere del 1 abacco :e pochi lono coloro , ehe lc ne altcngo-no i tanto ehe alcuni lo dicono ncetl-lano tome 1 ’ aria . Piii tosto lalciano ieibi, ehe il Tabacco : c '1 Magncno at-tella aver ccnolciuto un’lJGmo, ehein un giorno perde nel luo naso quattro.oncie c.i 1 abacco ottimo in polvere-* .Sappiamo un’ahro , ehe lo portava den-tro una laccoccia di pelle : ed aitro an-cora 1 ’ avea in Cala dentro un grandeScatolino , e con un picciolo cucchiarose’l ponea nel nalo. 8ono molti gli Au-tcri, ehe bialimano ed stlumo del Ta-bacco , e la polveie : e Bernardino lla-mazzin iDe Morbis linificum, tractandonel cap • 17. De Morbis Tabacopxorum ,cosi krisle : Hujus Jiculi {jähem in Ita-lia nojira ) inventum , Jeu vitioja conjue-tudoeß pulvis ijle ex beria Kicotiana com-fojttus , nibilque ed jrequentius ejt curnmulieribus, tum viris, fueris quoque:ttt illius emptio inter quotidianas familiximpenjas numeretur. Quales ergo noxastum capiti, tum Jiomacho affigat pulvis ifleex Tabaco , Jatis ncru.nt if ji Tatacopxi ,dum illum praeparant . Dice,che gli Ope-rarj prima ehe fi asluetacciano oellapri-re le lrcndi, e macinarlc , sono trava-gliati da gran dolore di testa , dalianausea, e dal continuo starnutare. Par-ia de' tavalli stesli,che nel Mulino,ovesi lavora,patiscono : e ehe una fanciullaLbrea, la quale egli conobbc, attenden-do tuuo il giorno ad aprire le frondi »

sentiva moversi il vomito , e chebu-t»to sangue dal sedere , perchc era sta-ta sopra il 7 abacco ; pero ne bialima1'uso.

55. Non vi e dubbio , ehe da mole-stia il 7 'abacco a coloro , quando anco-ra avvezzi non sono: e 1’uso lmoderatonon e lodevole . Dice Neandro , ehe ol-tre qucl gran desiderio di pigliare dicontinuo il Tatacco , rende gli 1;ominidimentkhevoli , dislccca il cervello ,gualta il ventricolo : e per conienlo la—»vita si fa breve : e le nalce la prole, e divita breve . Altri nocumenti eziandiodesci illero alcuni ; cioc ehe fa perdere-»quasi astatto 1’odorato , diliecca le lue—>membra ne , e i suoi nervi, corrompe iprocelli mammillari, inducc intemperienel cervello :che ostende la memoria-»»tira dal ventricolo al cervello i cattiviumori , e coi seccarsi immoderatamen-te il cervello , alcuni appena sono in sestell! : acceleia la vecchiaja , e Ia mortecolla liccitF : rende soggetti alie febbriacute , cd a’ delirj: ad alcuni ha crcspa-to sumor cristallino; onde vedeano on-dcggianti gli oggetti . Fa duro 1 ’ uditoa chi ha picciolo capo : e ad uno , ehoera sfrenato nelsuso di prendcrlo,cagio-nö un risuonamento nelle orecchic. £1-monzio in cuji, errant, num. 4 6. e trabi,de mort. occas, alferma , ehe abbaue losorze , induce impotenza a generarprole : ed alie volte e cagione di morte,per soccultosuo veleno, ehe largamen-te serpeggia ; onde il soverchio uso per

10 luo s lfo , ehe ubbriaca,e principio diapoplesia . Conferma Io stello bimonoPaulli , come riferiscc Luigi della Fabranum. 48. ed aggiugne averne vedutoegli stesso gli esempj di alcuni, ehe pel-lo soverchio uso del Tabacco in pol veresieno caduti di apoplesia : e non palesa inomi, per non iscuoprire gli altrui vizj .Osmanno ancora ammonisce doversisugeire il troppo valerfi del Tabacco ;perche per lo suo sale volatile si dilTipa

11 calore » i fermenti delle viscere si de-

bili-