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Tomo II.
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so 6 Jßor.delle Gemme , e delle Pietre di G'uiunto Gimma. Lib JA.

ed aperto : e non st puh toccare senzadanno di chi la tocca ? Sono quelle (Ira-Vaganze, impostibilhe pure li lerivono,e st credono per vere ; e maggiore e Iamaraviglia,che il padrone della pietra,il quale dalP India Ia porto al Re , nonvolea palelare le virtu grandi ; se nonavea prima una (omma grande di da-najo. Il prezzo di gran danajo delide-rar non dovea; giacche tenea la “Pietra,ehe le pietre tutte preziose , ed anchel’oro a le tirSva , come la Calamita .Cosi alcuni Alchimisti cercano cavardanajo dalle altrni borte , ton vendereil segreto di far l’oro , di cui eist hanbisogno ; tutto ehe vogliano effer cre-duti, ehe ahbian Parte di comporlo.

s. Molte invenzioni favolose, dagliScrittori di favole descritte per ilcher-zo , o per indurre maraviglia , e dilet-to, sono poi ilate numerate tra le cosevere , e naturali . Divarj Animali ab-biamo recato gli eiernpj nelle DiJJ'er-taz. De H minib. e De Animalib. Tabu -lcßs\ e delle pietre altri abbiam riferi-ti inquelta llloria : e cosi alla Pentau-ra e «vvenuto . Scrifie della PentauraRabbi Abramo , come dice Libavio; eMarlilio Ficino la dice ritrovata daApollonio Tianeo . Della stessa Pietrascrissero Filostrato , ed Eliodoro, aitibi-dne favolosi, i di cui libri tra’Roman-2i Greci annoverare li debbono, e nonjneritano le loro cose narrate alcunasede, benche false, e verehanno sparsene’loro stesst libri . Filostrato , il qualepiu volte abbiamo dimostratofavoloso,nella Vita d' Apollonio lib. 3. riferisce ,ehe fu mostrata ad Apollonio medesi-mo la Pentaura da’Sacerdoti dell'lndia,ehe dissero esscr pietra di grandezza ,quanto 1’ nnghia dcl dito grosso : ehe ligeneri sotterra ben quattro pnist : e liatanta la sua forza, ehe li gönfj la terra,ed il piu delle volte st vegga aperta, oveIa pietra sj genera . Che a niuno eraJecito a cercarla ; per ehe fugge, se nonil cava con summa ragione: ed esst soll»

parte dicendo , parte facendo certe ed-le , potevano questa pietra cercare , laquale di notte, come il fuoco, li mostra*e ’l giorno vi riverbera negli occhi in-numerabili raggi pieni di splendore.Che questo lume , il quale cosi in essari splende , lia un certo (pirito di in i ra-bii potenza ; ogni cosa , che gli e vici-na, congregando ; anzi spargendoli de’fälst in quii , e la; anche gettandosi inmare , o nel sturne t mostrandoli in tor-no la pietra , talmente gli accolga col-la potente distribuzione dcl suo lpirito,ehe aecolti in un Klonte, come se fosse-ro uno sciame di pecchie , stieno sottoquella . Altrimente scrisse la virtu del-la Pentaura Eliodoro , che st dissediEmesa , CittDi della Fenicia , nella suaIßoria Etiopica di dite Amanti $ cioe diTeagene , e Carichia , lib. 8. ma fu alui lecito fingere a Capriccio ; perchelerisse un Romanzo . Finge, che Cari-chia innocente,al fuoco condannata, re-sto tra le stamme senza nocumento ;

, perche avea in un anello lqgata la Pie-tra Pantarbe, il cui nome non vogliadire altro , che timida d’ogni cosa . Di-ce pero, che quell’anello era scritto in-torno di alcuni sag i caratteri, ne'qua-li st contenevano misterj divinilstmi:e stimb , che da quei caratteri l’anelloavea la virtu di fax fuggiie il fuoco : eehe nelle stamme non senti sse lelionechi la portava, come narra, con favola,effere alla stejsa Carichia avveiiuto, chefosse stata salvata j deiche avea avutoanche un sogno , in cui gli erano statidetti i versi :

La Pantarbe hat , non pavent ar delfuoco .

Atevolmente fanno I Fati qtiello ,

Che agii Vomin poi miracoloso ap-pare .

Fu Gentile Eliodoro, e di superstizionide’Gentiii st vede troppo ripieno il suo*libro , come di legni , e di Oracoli.Desto steffo racconto di Eliodoro , edella sua Cariclea , come la chiama, ne

fa