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ulivare : la polpa, e ’1 midollo seccato,e aflai-duro , e bianco , alquanto palli-do , ed ha molte seflurc nella luperficie:e anchc porosa, e di ni uno sapore. Mol-te volte ii ritrova il Cocco deflo moltogrande , ed alie volte alsa! picciolo.jicrive dei Cocco 1 ’ Autor dei Tesoro Asi-le Gioje , raccogliendo quanto ha riferi-to il Garzia , e i Padri venuti dall’ In-dia , e T Acofta . Dice , ehe dello steisose ne fanno vaü da here , ehe sono te-nnti in gran prezzo ; tanto ehe li eVenduto alcuno nelP lndie cento scudi:c Carlo Clutio afserma , ehe (e ne sonovenduti inLisbona. Lesuevirtii sonoaflai stimate , e molto piu dei midollo,ehe deila polpa : e la credono miglioredi tntti i rimedj contro il veleno . Ipaeta ni la lodano afftora per le dogliecoliche , parabile, epileplie, ed altrimali de' nervi; e ehe perfr e di valore,vir tu , eprezzolimile al Bezoar ; ma 1 ’Aeolia attribuisce maggior virtii al be-re nel vaso satto dei Cocco . Il Garzianon erede alie sue virtu , e consefla dinon averlo sperimentato: il Mercato loIoda contio i veleni, preso al pe so dimeza dramma nel vino eagliardo.
7. »Plinio , ehe fu sempre facile acredere alie favolette de’ suoi Antichi,narra la novelletta da Giuba riferi-ta, il quale non solo dii ii senso aduna planta , ma ancora il giudizio, lavilla', 1’uso deila ragione , e forselavirtu Magica, perche sa toglierela for-za alie anni. Dicedunque Plinio lib.1 5. cap. 25. ehe Giuba Icrilse , intornole Isole de’ Trogloditi nel mare effervinno flerpo, il quale li chiama Capella ffJfide, limile al Coralio, senza fogliejjna tagliato indurilce, e diviennero;quando cade li rompe. Effervi anche*>n’ altro , die ii chiama Caritoblefa-ron , ciob Ciglio Ai grazie : ed»eflere an-cora disomma virtu /a conciliare l amo-re, di cui l e Donne fanno vezzi, e col-lane. Dicono, ehe se egli fi avvede,quando v prelo, L' indurjsc? coiuje ua
etre di Giacinto Gimma. Lib.V,
corno, e guafla il taglio dei serro : e s eda’ tradimenti li vede ingannato , alio-rali traslorma in pietra. Simone Majo-lo Dier.Canic. Tom. 1. culi. 20. ed an-che coli. 21.ripete quanto scrifle Plinio,crede quanto quello riferisce ; anzi lidichiara: Farte veru illud aliud admit-tam , cum ait , fi per infidias ad illamherbam quis accefijerit , durari eam ittlapidem , pari enim ratione efi , ut obdu-retur in corneam , ficut G- in lapideamduritiem j nam , & Coralium ia efficit ,atque alite, quoque herba , quamquamid illis accidat aeris immutatione , nonullo sensu . Tutta 1 ’ Opera dei Majoloe piena di favole ; in molti luoghiavendo satta una mescolanza di coseutili, e cli cose false , alie quali ha cre-duto onde nelle cose naturali li deeleggere con cautela ; beuche non dicaalcuna cosa , la quale non lia flata dalui cavata dalie opere di altri Antori,ehe puntualmente cita. Ma ehe nonliano suoi i quattro Tomi, li cava dall'Indic, fi^oman. Libror. Probibit. ove iilegge ( come altra volta abbiam detto )Simoni Majolo Epffc. Vulturarienfi liberfalsbadscriptus , cui titulus : Colloquio-rum , si*ve Dierum Canicularium Tom.2. donec corrigatur . Di altre Piantescrifle pure Plinio nello steflo cap. 25.cioe, ehe nel Mare Roflo sono Sei ve diAllori , e di Ulivi sotto 1 ’ aequa , ehefanno frutto , e quando piove nasconoi Fonghi, i quali quando dal Sole sonotocchi, diventano pornice : e di cibne abbiam fatta menzione , scrivendode’ Fonghi . Scrifle, ehe di la dalie Co-lorine d’Ercole nasce unoflerpo, eheha le soglie di Porro , ed un’ altro collefoglie di Alloro , e di Timo , i qualiambiduegittati a riva li uassormano inpornice . Oescrive altresi gli sterpi , egli alberi dei noflro Mare, dei MareRosso , e dell’ Indiano , varieta degitalberi, e legrjtn Sehe , ehe sono socco1’ aeque.
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