Band 
Tomo II.
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fce8 lßor.äelle Gmme> t delle Ptetre di Giacinto Gimma, Lih.Vt,

II Magino in Geograph. Ptoiom. cosl di»ce dell’Islanda,senza riferire i tre Mon-ti : Rupem habet , s- Promontorium ,quo A elicitur Hebelsort, perpetuo fu,nos,& flammas eru3ans-. putat'*?que h vul-garibus hominibus carcer ejfe impiarumAnimarum - Riferitce pure il Porcae-chi le narrate maraviglie, senza spiega-te se tieno vere , o falle ; ma dice : Quitmeora e una profinelijfirm voraginefal-le sponde delta quale fort dipinti fpetta-coii di morti . Non e gi;\ nuovo » ehede’ paesi lontani li raccontino. favole.

io. Difende Luca-Antonio Porziomei Discors. ?, ehe il fuoco acciocchebruciar possa, non solo ha bisogno dimateria accendibile ; ma ancora con-tinuamente di aria. Cosl suppone, eheil fuoco dei Vesuvio non lolo nongiunga ai Centro della Terra ; maehe appena sia in superficie , o pocopiü ehe superficiale, e ehe coli’ariafi alimenti. Benche piü giü forse nontnanchino solfi, nitri, bitumi, ed al-tre sostanze; nondimeno crede , ehefuoco non vi sia, se non in un certafegno di non molta profondita, sin do-\e giucar possa l’aria . Porta gli esem-pj, ehe nell’Acquavite non si accendeil fuoco , ehe superficialmeute , ancheposta in un vaso tli vetro : ed accesaavrä il fondo freddo ; perche non pubivi giucar 1’ aria . Cosi nella polveredi bombarda , e di archibuso resta inu-tile una parte , e non si accende; per-che in quel brevilsimo teinpo l’ariamon pus appliearsi a tutte le granelladella'polvere . Avviene lo steflo ne’bicumi, nella pece , nel folio , e n el-fe cose simili, in cui si accende il fuo-co nella superficie folamente ; benchepossa altra parte disperdersi in aria , al-tra fafcta liquida scorrere ove trova ilfüogo . Posiiamo aggiugnere , ehe esoavviene ancora nel! e legna soverchio«nite nel fuoco , le quali con drfficul-e tardi si acceiulono; o il fuocotspppo unito colle legna, e colla cene-

re tardamente si dilata , e solo mandifumo j e perö bisogna slargarle per da-re il luogo a 11’ aria, e cosi accendersimeglio » e mandar fiamma: e ehe ilfuoco per bruciare abbia 1’ aria neces-saria ; e die perb i fuochi sotterraneisieno ciechi , n’ abbiamo di seorso ne’precedenti Articoli . Scrisse il medesi-rno P. Viguerio dell’ Inferna: Si qum-xatur quantum distet a superficie Terretquidquid dicant Aflrouomi, incertumnobis est . Lucifer , alii mali Ange-li , qui mensuraverunt , dicere possunt»11 P.Clavio , come abbiam detto neL1 'Art. precedente, affermb, ehe la pro»fbndita della Terra sino al centro fistenda, ed abbracci miglia ?foo. e piü.Se fosse bocca d'Inferno,larebbe conti-nuo il fuoco , e sempre uguale, e pure1’emzione continua: e pur si vede,chein alcuni tempi, anzi per alcuni annie il Monte quieto, ne manda fumo »Molti Vulcanidopoaver vomitato fuo-co sono cellati: e’lßottone nel lib.Pyrolog. dice essere cessato il fuoco diLipari dal passato secoso ; o perche fisia con fumata eutta la materia solfu-rea, o per altra cagioue; ma giü livede , ehe il fuoco vi sia stato : ed orain queirisola pur si producono il solfo,ii bitume, 1’alume , ed altrecole inabbondanza : e vi sono aeque caldeper li Bagni. Del fuoco dellTsola Ena-ria, o lsohia, ne fannomenzione Lean-dro Alberti, e ’f Villano Florentinonella sua IJhr. lib. s. e ehe sia ufeito unfuoco solfureo cosl.grande , chegiun-se sino ai Girone, luogo deü’lsola cosldetto » e brucih tutto, e poi uscironovarie aeque calde salutevoli . Cosi de«,gli altri luoghi ed Ovvidio credea ,ehe il fuoco dell' Etna non fosse per ar-dere per sempre; perb diffe:

Nec, qua sulphureis ardet fornaci-bus, /Etna

Ignea femper erit : neque enim fuitignea femper.

li. Le diverse visioni > e le appa-

jtizior