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Tomo primo.
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„ que Naturae haec Suppellex soret.ltaque intensissimo studio,',5 pcrtinacique experientia petdius, atque pernox periclitabar,

55 quae legeram , vel audieram, vera ne essent, an falsa, ne„ intentatum aliquid remaneret. — Nec defuere quoque labor,„ diligentia, & opes clarissimorum Heroum, Magnatum , No-„ bilium , & Doctissimorum Virorum , & praecipue ( quem ho-,5 noris causa memoro ) Illustrissimi & Reverendissimi Cardi-„ nalis Estensis ( cioè Ippolito II. ) qui omnes nostro buie ope-„ ri gratuitam, benignamque operam praestiterunt. Nec do-„ mi meae defuit unquam curiosorum borninum Academia ,„ qui in bis vestigandis, experiendique, collato aere,strenuam„ alacremque operam navarent, quique hoc opere concinnando,„ augendoque, maxirno mi hi fuere adiumento &c. „. Il Portadopo aver dato conto delle diligenze , fatiche , e spese fatte per da-re alla luce un Opera compita , nel Capo X. del sopraccitato Libride Crystallinae Lentis effectibus , divide il Capo nelle seguentiEsperienze , cioè , „ Lente convexa Crystallina ignem accendere",,„ Noctu illuminare longe Crystallina Lente,, Lente Crystallina no-5, cte intempesta epistola? legere „ Lente Crystallina longiqua pro-„ xima videre,, Lente Crystallina epistolam remotam legere „ Len-,, te Crystallina idem perfectius efficere,,Lente Crystallina convexa„ imaginem in aere pendulam videre „ Lente concava quam lata ,„ & longa sunt compendiose depingere „ Quomodo res multi-„ plicata vider! possit . ,5 E questo è quel capo , nel quale ilPorta doveva trattare della combinazione di più L enti insieme , manulla ne dice in quejlo , e meno in tutti gli altri capi del dettoLibro 17. e per conseguenza il Principe Cesi non poteva imparareuna Teorica , che del tutto vi manca , per potere arrivare a forma-re il Telescopio da se Jlejso , come malamente lo ha argomentato ilSig. Cosmopolita. Poco dopo conclude il Sig. Vandelli (a) chei Pietri , coi quali si formano gli Occhiali da Raso ^ son Lenti an-elo' ejjt 5 e il Porta su tale particolare non ha fatto altro , che ag-giugttere perfezione alli medesimi Occhiali , e dalle Esperienze fatteda Lui , e che si leggono nel Capo X.del Libro 17 sopra riferito ,non si può dedurre altra cosa , se non che egli dese qualche sortadi perfezione alle Lenti ritrovate già 230 anni prima , per formaranch' egli degli Occhiali da Raso , che servissero a tutte le Vijle .Egli è naturale cosa , e molto probabile , che il Porta già fatto Lin-neOj e dopo udite le discoperte fatte dal Galileo , e dopo letto ilsuo Nunzio Sidereo , sì applicasse aneti egli, benché molto Vècchio ,4 fabbricare dei Cannocchiali , trattandosi di materia , nella quale ,

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(«) P- Pi.