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pere la precisa verità, dei fatti; ed ora che dopo 147. anni sa-rebbe stato postibile il saperla, non esiste più, per quanto hointeso dire, ncll* Archivio del S. Ufizio di Roma, neppure unminimo foglio spettante a questo precelso - ma tutto è statotolto via, non si sa tnè da chi, nè quando. Perciò mi lusingodi poter far cosa grata ai Lettori, col mettere davanti i loroocchi, nell’Appendice a questa Parte, sotto il N. XVI. un sin-cero e minuto ragguaglio di ciò che accadde al Galileo in talcongiuntura , col contesto Cronologico di Articoli di Lettere ,scritte da diversi al Galileo medesimo, gli Originali delle qualigli ho trovati nelle sopraccitate Filze Felici. Apparisce adun-que da effe Lettere Originali ( relative ad altre o missive, oresponsive del Galileo medesimo, che non si hanno in detteFilze) che il Galileo si messe in viaggio per Roma, poco dopola metà del Gennaio lótf. St. Gora. Penso che egli si trattenessequalche giorno in Siena, in Casa di quel Monsig. ArcivescovoAscanio Piccolomini, poiché non prima de’io. Febbraio giunsein Acquapendente . Lì trovò la Lettiga mandatagli da France-sco Niccolini Amba!datore del Granduca, e non essa proseguìil rimanente del Viaggio, entrando in Roma il dì r;. (a). 11Viviam (b) dice che il Galileo giunse in Roma intorno ai io.di Febbraio, ma ha preso abbaglio. Per due mesi egli allog-giato, e fatto servire con ogni splendore da esso AmbasciatorNiccolini , trattò della sua Causa, e tentò ogni mezzo perriuscire a bene da per se, e coll’aiuto di Amici e Protettori,essendo stato fortemente raccomandato dal Granduca, e dalCardinal Carlo de’ Medici, non solamente ali' Ambasciator Loro,ma ai Cardinali Barberini, Scaglia, e Bentivogli, al P. Gene-rale de’Cappuccini, e ad altre Persone d’autorità (c . Il Ga-lileo era un solo, ma in Roma i non suoi favorevoli erano amigliaia {d j; laonde toccò a Lui a soccombere, e venire apatti di costituirli nelle Carceri del S. Ulìzio. Quindi scrissepoco avanti al 16. Aprile, che per sbrigarsi nella sua Causa,gli era convenuto star ritirato, e dal Palazzo del Granduca, do-ve fin’allora aveva dimorato, passare alla Carcere del S. Ufi-zio (e). Diasi però lode al vero, quella per il Galileo non fula Carcere tanto orribile, che si vede esagerata , ed abominata
in
(a) V. Lettere Inedite d’Uomini Illustri Tom. II. p. 290.
(£) Racconto Istorici'.
(c) V. Lettere Inedite d’Uomini Illustri Tom. lì. da c. 290. a c. jco.( d) V. Atti dell’ Accadem a delle Scienze di Siena Tom. V. pug. 135.Lettere Famigliari del Conte Magalotri Tom. I. pag. ‘tS-
{e) V. Lettere Inedite d 1 Uomini lllu$ri Tom. II. pag. 303.