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Tomo primo.
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men risplettde un* eminente Virtù in chi conferisce , che in chi r?-cev: onere sì glorioso. Di simili Visite fri ancor prima e d-po, cernesà V A. V S. più e più volte onorato dal medesimo Serenisi. Gran-duca , e da Loro altri Serenissimi Principi, che a pojla movendosidi Firenze , o dalla Villa Imperiale , si trar frinano alla di LuiVilla d' Arcetri, per godere della scondifsma erudizione di quelsapiente Vecchio, o per consolarlo iteli angujlie deli animo , e nellasua compassionevole Cecità . Dicalo V A. V. S ., che più frequente-mente degli Altri fi compiacque onorarlo con la Maestà della suapresenza , in tempo che Ella mirabilmente avanzandoli nelle Scien-ze Matematiche, dilettavasi comunicar seco quei pensieri , che nelloJiudio deli Opere di Lui Le sovvenivano ; dando allora materia alGran Galileo di far quel giudizio, che in oggi vivendo godereb-be divedere appieno verificato, mentre Egli a me più volte con stu-pore affermava , di non aver mai incontrato tra tanti suoi Uditori ,chi più di V. A. gli avesse dimostrato prontezza d' ingegno, e ma-turità di discorso j da sperarne maravigliosi progressi , non tanto nelleMatematiche , quanto nelle Filosofiche Discipline, e conseguentemen-te , secondo la di lui regola sopraddetta , ne' Governi Volitici.

Frutto d’ una delle accennate Visite , fatte dal Principe Leo-poldo al Galileo già Cieco, fu la poco sopra accennata bellaLettera di elio, intorno al Candor Lunare, scritta sulla finedel 1640. (a) al me lesino Principe, al quale è debitore ilMoneto Letterario deli 1 edizione delle Opere di quel Gran Fi-losofo, fatta in Bologna dal Manolellì s), e lo farebbe statodi un’altra più completa, che faceva preparare da VincenzioViviani affezionati stimo Discepolo di elso Galileo (c).

Fraise p ; ù luminose riprove della stima grande , che il Prin-cipe Leopoldo aveva per il Galileo, e della Venerazione collaquale ti degnava risguardare le di Lui cose , non disdice il ram-mentare la premura che ebbe, di conservare come una preziosa.Reliquia, quel che fu il principal mezzo, e fonte della Gloriadi quel Grand’Uomo. Si è veduto sopra a e- 130. , che il Ga-lileo aveva destinato di lasciare al Granduca Ferdinando li. quelsuo Canocchiale, col quale gli era riuscito di fare le più im-portanti Scoperte Celesti, e specialmente quella delle StelleMedicee. Essendosi poi, Lui vivente, rotta per disgrazia 1 ’ Ogget-tiva

(a) V. Fortuniì Lictti de Lunae Subobscura Luce prope conianélioncspag. 58. 166. in ;8i.

(-) V. la Dedicatoria del medesimo Carlo ManolesS al Granduca Fer»dinando li. dei 17. Febbraio ,6;6. e 1’Avviso al Lettore premesso al gei*mo Tomo.

(c) P. Don Guido Grandi Risposta Apologetica a c. 66.