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Tomo primo.
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rienza dell' Argenttvivo, che egli pubblicò colle stampe in Fi-renze 1 ’ A. iSs;. in 4., circ’alia quale merita di esser conside-rata una Lettera di Michelangelo Rxci al Principe Leopoldo,in data di Roma 23. Luglio 1 66\. (a) . Di elsa pure nota Gio-vanni Cinelli (b): Di questa Lettera, bo sentito più volte il Datidolersi d'averla stampata , eh' un Analfabeta Geometra gli sé dirmolte cose contro il giusto , e contro la ragione , che si pentiva d*averla scritta : Non so per altro qual grado di fede si debba pre-stare al Cinelli, perché era poco Amico del Dati , e di Lodo-vico Serenai. Il Conte Lorenzo Magalotti, in una sua Letteraad Ottavio Falconieri de' 16. Settembre 1664., § 1 ' dice (c):Io mi farò dal ringraziarvi de' vostri bellissimi Persi inviatimi, iquali infin adesso non bo potuto far vedere ad altri , che al nostroSig. Carlo Dati, il quale vi posso dire , che gli ha stimati asiais-simo , e me n' ha chiesto Copia. Intanto gli farò vedere a qualcunaltro ; ed in specie al Sig. Principe Leopoldo , ora che ejsendo S. A.rimasta fola in Firenze, il giorno dopo desinare ci raguniamo allesue Stanze il Sig. Prior Ruccellai, il Sig. Carlo Dati , il Sig. Ca-nonico Lorenzo Panciatichi, il Sig. Francesco Redi, ed io, per ter-minare la Revisione delle Poesie di Fra Ciro, 0 per dir meglio, lascelta de'Sonetti da stamparsi, poiché delle Canzoni non ne trovia-mo , che abbian che fare con quelli j e crediamo che si farebbe grantorto a coti grand' Uomo col pubblicarle . Da ciò li vede che anchei Divertimenti, ed i Passatempi del Principe Leopoldo, eranoNobilillimi e Letterari. Ecco un'altra riprova del suo buongusto , e della Bontà che egli aveva per Carlo Dati . Questicosì scrisse al Principe , in un Viglietto, di cui è la Minuta nelCod. 1075. della Ciaf. 8. di MSS. della Biblioteca Pubblica Ma-gliubechiana, in data di Villa ig. novembre i66g. lo ho sempredetto , e adesso terno a ridire , che io non ho miglior Censore , chemi dia avvertimenti più sicuri per migliorare le mie Poesìe , che V.

A. Rev. - Ella ha dato nel segno , e inteso quel che io voleva dire ,

bench' io non V avessi detto nel 7. e 8. verso del mio Sonetto , deiquali io non era punto sodisfatto , perché difficilmente si può dir tantecose in due versi . Ma non bisogna sbigottirsi, perché pensandoci ,ogni difficoltà si supera , e dove sono gl' intoppi, se vi si pensa si sameglio. Supplico V. A. Rev. a degnarsi di considerare se in questomodo potessero stare, e sodisfacessero ali' espressione di desiderare mag-gior pena, per mojlrar più amore.

(«) Ivi Tom. II. pag. 1,6.

(b) Nella sua Tiscana Letterata MS.{<■) Lettere Familiari Voi. I. a c. 90.

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