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Tomo terzo.
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data deî suo Palazzo sulla Piazza di Š. Croce, fu un savio e valenteMinistro di Stato dei Serenissimi Granduchi Ferdinando E, e Cosimo IL,e si ha in stampa 1 ’ Orazione dì Cammillo Rinuccini in lode del Sig .Donato dell ’ Antella, Senator Fiorentino , Prior dì Pi/loia netf mu-ffissimo Ordine di S. Stefano , Conigliere di Stato del Sereni ss. Gran-duca dì Toscana , Soprantendente di tutte le Fortezze di S. A., e Pro-settore delle Comunità del Dominio Fiorentino : alla Serenissima Ma-'dama , la Granduchessa Madre. In Firenze nella Stamperia di Zana »hi Pignoni idi 8. in 4. Vincenzio Pitti nella Descrizione dell Esequiedi Filippo IL Re di Spagna , a e. 7. dice : alla cura delle quali( carico per /’ importanza , e per la dignità , sempre in altre occa-sioni fruì lì , da numero eletto dì Senatori esercitato ) come fra tuttii suoi gravi ss mi penseri al pari d' ogni altro gli fase a cuore ( ilSerenisi Granduca ) eles'e Donato dell' Antella , Gentiluomo e SenatorFiorentino , dì somma prudenza e valore , e appreso di Lui in tantariputazione , che nei pià importanti carichi del Reggimento , e Gover-no dellì suoi Stati , io tiene impiegato ec. Ne parla anche con lodeLodovico Adimari, a c. 26. e 27. della sua Melpomene .

A. CXVI. Se le lunghe Malattie (a) ebbero forza di abbattereil Corpo di questo Ottimo ed Amabile Sovrano , niente 'poteronoturbare il di lui Animo Generoso, che anzi andò gradatamente per-fezionandosi , e sublimandosi, in ragione reciproca, per così dire,deli’indebolimento del Corpo. Frutto fu questo dell’'Ottima Educa-zione ricevuta sin della tenera età , per le sagge premure del RealGenitore , come accennai nel Tom. I. §. TI. a c. p. e come ci vie-ne elegantemente confermato dal Canonico Francesco Maria Gualte-rotti (ò). Egli esponendo qual 'forza avessero nel!' Animo del Gio-vinetto Principe gli Fsempj de’ suoi ìncliti Antenati , e più che al-tro deî Magnanimo e Prudentissimo Genitore , soggiugne : Tali segniben intendendo il Granduca Ferdinando , e sapendo quanto diffidi co-sa era giuffiimente regnare , fra le Opere di Dio dìgnissma , eserci-tindo senza veruna dubitazione il Prìncipe Officio Divino , non soloper la maggioranza che sovra gli altri Uomini tiene , ma per lo con*servamento delle gìustffime Leggi , e per lo giovamento che puh farea inaiti , e così renders non solo caro , ma non dissimile al suo Crea -tare . Onde il Padre della Romana Eloquenza diceva , che se il na-scer he era svra tutte le altre cose da esimars, di molto maggio-re estimazione era il motlr arsene degno , non potendos tale convene-Tonn III. Par. LE. f rà-

(a) Che furano quasi continue dal Settembre 1M4., fino al dì 28.Febbraio 1621. St. com. nel quale pafsb a miglior Vita.

( b ) Orazione in morte del Ser» G. O. di Tose. Cosimo II. pag. 8.