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Verona Illustrata / [Scipione Maffei]
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etiamverha qud-dam pa-rium traNomæ.

nit. ffqui dem la.771 erdiſerte40g 70ligingenera-Tin 11 5nobis ela-boratum 1

in Boi cus

7VeneticoluntTagatam

Calli am.

Nep. 5*

ſcbrai tu eeſſo.

8

aggiugne, ch' era lor mancato però il ſaleurbano, per dir cos, e quel non ſo che 4gli eſterni non poſſibile: e chiedendo Bruto,che ſpiegaſſe cid piu chiaramente; Jo cono-0 riſponde Cicerone, andandbV Gallia, e vi uditai ancora vocaboli Poco uſa.% Roma. Non cosi fu nella vera Gallia,O tranſalpina, poichè quivi al principio del

quarto ſecolo Criſtiano la lingua Latina non

era accomunata ancora, avendo detto lanonimo Panegeriſta di Coſtantino: o mol.0 hene quanto infbriori ſaeno glb ingegni noſtri aRoman, eſſendo che i Parlar Latino,& concloquenga ad ei e naturale, e da noi con fati-6 Geda. Aggiungaſi l' uſo del veſtir Ro-mano, ben toſtfo in queſte regioni abbrac-Clato: il nome di Gallia Togata però necane, cosl per eſſer pid pacifica, diſſeDione, oome per uſare il veffir da Cittàa dei Romani Tolomeo veramente riſtrinſe ileme di Gallia togata, al paeſe ch'& tra-bo, e Apennino, ma non cOsl gli altriutori tutti; tra quali ſeriſſe Pompeo Fe-ſto, golla Gallia alpina, abe ſi chiama To-Cala, eſſore i Milanoſi, e ſeriſſe PomponioMela, abitarſi la Gallia Tagatæ dla: Venot!onde all' incontro parrebbe eſſere ſtato ſi pe-zial diſtintivo noſtro la toga Romana.Merita oſſervazione la differenza uſatada Romani verſo gl' Italici a diſtinzionedelbaltre genti. Mandavano 2 quelle il Pre-tore, che le reggeſſe; ma' Italia laſeiavanlibera, e niun Magiſtrato ordinario in eſſaſpedivano, alle ſue Cittàe regioni ſu-bordinazione imponeano, ſe non a Roma.Parrebbe, che aveſſero appreſo dal docu-mento laſciato da Platone a gli Atenieſi, dinon voler mai porre in ſervitù niſſun Gre-co. Per verità e la proſſimità al centro 5e la conformità del clima, e la ſyegliatez-2a della mente eſiggean privilegio per na-tura. Fuor d' Italia ancora diverſamentetrattarono i Barbari, e i Greci; perchè go-Vernavan quelli conforme all' indole ſi con-veniva, togliendo loro per lor bene il po-ter far male; e laſciavan queſti all' arbitriodel Proprio governo, poco altro eſiggendo-ne, che aiuti, e conſiglio. Anzi gratiſſimoera a Romani di udir ſentimenti generoſi,edi vedere i popoli amanti di libertà, co-4 APPare tra h altre occaſioni preſſo Liviodal gradimento, con che udirono il parlartranoo de Legati di Rodi in Senato. Inten-dean eglino, oorne da gli uomini adulato-ri e vili, e pronti alla ſervitu, ſi puòalpettar valore, n& fede, ſe non forſe finoal punto del maggior' uopo. Quinci è, chemarono di loro intereſſe il Iaſciar liberepiu Città in Greciae in Italia tutte; mol-

do maggiori, e pin pronti, e pid vivi ſoc-

5 LIBRO TER Z O.

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corſi traendone in queſto modo ad ogni oc-caſione. ö iPin difficoltà potrebbero ſvegliarſi con-

tra quanto abbiam qui aſſerito in coloro,

che negli ſtudiatiſſimi volumi de- modernidotti foſſer verſati; eſſendo che,& lecitodirlo, il privilegio di Libertà non d ancoraſtato ben compreſo in che conſiſteſſe preci-ſamente; almeno n' ſempre ſtato parlatoin modo da confonder coſe per ſe diverſe.Autori di primo grido, e Spanemio tra glialtri, ſi ſon diffuſi in moſtrare, che conſi-ſteſſe nell avere i propri Magiſtrati, e nel vi-ver con le ſue leggi; nelle quali due coſe!-eſſenza della Libertà non fi comprendevaaltrimenti. Da proprj Magiſtratie dallor Conſiglio ſi amminiſtravano le Città tut-te nel Romano Imperio, e non le libere ſo-Jamenteè: ſpicca ciò ſingolarmente dalle la-pide, e dalle medaglie, vedendoſi ne mar-mi Latini, e Greci di qualunque Città men-zione de. loro ufizj, e dignità, e del lor Se-nato, o Popolo, e altresl i lor decreti conle forme iſteſſe de Senatusconſulti Roma-ni; e vedendoſi in tante monete Greche,battute da piccole, e non libere Cittàs il no-me del lor cittadineſco Magiſtrato. Ma nepur conſiſteva nel viver con le ſue leggi.Cot ale indulto non ſi chiamò Libertdè, maAutonomia; e queſti legali nomi non ſi uſa⸗-rono a caſo, e promiſcuamente dagli anti-

chi ne: monumenti, o nelle leggi; ma per ſi-

gnificar con ciaſcheduno coſa diverſa: nul-la oſtando, che qualche Scrittore n' abbiauſato talvolta alcuno per affinità, o per raſ-

ſomiglianza; e molto meno che nelle Lati-

ne verſioni degli autori Greci tutte queſtecoſe ſi trovin d' ordinario confuſe. Pil Cit-ta goderono] Autonomia anche ſotto Re,negli Stati de quali dopo Aleſſandro non figodè mai liberta. Autonome ſotto i Ro-mani veggiam nelle Medaglie Città, chenon fur mai libere; libere furon poche, eſuilege furon moltiſſime, come parimentele Medaglie ci moſtrano; anzi ricavar ſi pud

Scevola, che l' autonomia foſſe privilegiodi tutti i Greci; ma ſpiegando nell 1tempo, che null altro inferiſſe, ſe non 5laſciargli litigare con le lor leggi. 827570 Mgenti libere nomina Svetonio, e 1 5ma non d autonome: Però e iſſeStrabone, che i Romani le. conſerva-ta e l. Autonomia,& la Libertad a Mo-pſueſtia I uno e altro titolo ſi da in lapi.da, ed in medaglia A quante Citta oggigiorno ancora ſi laſciano i loro Statuti, chenon per queſto ſon libere? Provincie e Cit- libere diſtinſe Cicerone, come coſe eſſen-zialmente diverſe. In che dunque conſiſte-va,

Praſg.Num.Dil. IX.

da un Epiſtola di Cicerone, aver giudicato 4. VE.

Aug. 44.lib. g.11 c

vo εανν1e Abeglav,

Vorr. 3.